Sicurezza
Bambine molestate, la Procura chiede 7 anni e 4 mesi
La requisitoria del pm Celano al processo contro un operaio di 42 anni. La sentenza slitta al 31 ottobre. L'imputato si scusa in aula
PRATO. È slittata al prossimo 31 ottobre la sentenza nei confronti dell’operaio pratese di 42 anni accusato di aver molestato nove minorenni dal 2012 in avanti, palpeggiandole nelle parti intime dopo averle prese in braccio con la scusa di fare misurazioni in punti alti.
Oggi, 3 ottobre, l’imputato, reo confesso, difeso dall’avvocato Lorenzo Baldassini, è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare Cataudella per essere giudicato col rito abbreviato e ha assistito alla requisitoria del pubblico ministero Egidio Celano, che ha chiesto una condanna relativamente severa: 7 anni e quattro mesi di reclusione, partendo da una base di 11 anni, ridotti di un terzo per il rito alternativo. Il pm ha chiesto la condanna per sette degli otto episodi contestati (per un altro fatto sono stati trasmessi gli atti alla Procura di Firenze).
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Il pubblico ministero ha contestato l’aggravante costituita dal fatto che tre delle bambine avevano meno di 14 anni, ritenuta equivalente alle attenuanti, che secondo la Procura vanno concesse all’imputato ma non possono essere prevalenti sull’aggravante. In caso contrario l’imputato avrebbe potuto contare su un ulteriore sconto di un terzo sulla pena.
Prima della requisitoria, l'imputato ha fatto una breve dichiarazione spontanea nella quale si è scusato e ha detto di aver sbagliato, ma di non aver pensato di fare del male perché nessuna delle bambine avrebbe dovuto accorgersi che veniva palpeggiata. Di fatto, solo una delle otto ha sporto denuncia. Altre si sono confidate coi genitori, che però hanno sporto formale denuncia solo dopo un appello della Questura, anche a distanza di anni dai fatti.
Su questo punto ha molto insistito l'avvocato difensore Baldassini, che ha parlato dalle 12 alle 15,30 chiedendosi a un certo punto se si possa parlare di un vero e proprio danno subìto dalle parti lese, o piuttosto di un disagio, legato anche al fatto di essere state coinvolte in un procedimento penale di questo genere. Secondo la tesi difensiva, alcune delle ragazzine non si erano nemmeno accorte di essere state l'oggetto delle attenzioni particolari dell'imputato e questo (oltre alla comprensibile vergogna) spiegherebbe perché le denunce non sono fioccate subito. Una delle ragazzine, in particolare, si è fatta fotografare da un'amica mentre l'imputato la prendeva in braccio e la sollevava da terra. Tutti gli episodi, ha aggiunto il difensore, sono avvenuti per strada e in luoghi molto visibili, spesso davanti a testimoni.
A far scattare le indagini è stata una ragazza che tornando a casa si è confidata coi genitori e ha indicato il luogo dove era avvenuto il palpeggiamento. Lì davanti c'è un bar e l'imputato, che era andato a prendere un panino, è stato ripreso dalle telecamere insieme a un'altra persona che poi è stata contattata e ha fornito agli inquirenti il nome del sospettato.
Quello rimesso al giudizio del gup Cataudella è insomma un caso molto complesso. La pubblica accusa ha chiesto una condanna compatibile con vicende apparentemente di ben altra gravità, stupri veri e propri nei quali la vittima viene privata con la forza della libertà personale e sottoposta ad abusi sessuali. Ma la norma è fatta in modo tale che l'accusa di violenza sessuale può essere contestata anche a chi non è arrivato a tanto. E in questo caso la Procura non ha ritenuto che il comportamento dell'imputato rientri tra quelli qualificati come "di minore gravità" (il terzo comma dell'articolo 609 bis del Codice penale) che avrebbe consentito uno sconto fino a due terzi della pena.
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