Il Tirreno

Prato

La "Crocifissione" di Bellini tornerà a Prato

di Maria Lardara
La conferenza stampa dell'associazione Amici dei musei
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La conferenza stampa dell'associazione Amici dei musei

L'associazione Amici dei musei ha vinto la battaglia legale contro Vicenza, ma ci sono ancora alcuni scogli legali da superare prima che il prezioso dipinto, ora a Thiene, torni alla Galleria degli Alberti

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PRATO. L’autorevole Antonio Paolucci l’aveva definito «uno dei più commoventi dipinti al mondo». E giustamente quel quadro la Banca popolare di Vicenza se l’era sempre tenuto stretto. Acquistato nel 1983 dalla Cassa di risparmio di Prato per 3 miliardi di lire. Ma ora per la Crocifissione di Giovanni Bellini non ci sono più dubbi: è destino che il capolavoro degli inizi del ‘500 stia a Prato.

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Lo dice la Soprintendenza di Verona, con un provvedimento del 5 giugno scorso che, in pratica, legittima ulteriormente il decreto della commissione regionale per il patrimonio della Toscana (27 febbraio 2017): mani libere sulla Crocifissione, svincolata dal rapporto pertinenziale con Palazzo Thiene. In altre parole, il tesoro del Rinascimento veneto deve stare nella collezione della Galleria degli Alberti, «per l’affermato legame che il dipinto ha da secoli con l’area toscana».

Ad annunciare il lieto fine è l’associazione Amici dei Musei assistita dall’avvocato Mauro Giovannelli, fra i massimi esperti di diritto amministrativo in città: il primo ricorso al Tar è del settembre 2016, la sentenza che «dichiarava cessata la materia del contendere» è del dicembre scorso. Poi è arrivato il decreto della Soprintendenza fiorentina (3 febbraio scorso 2017) che riconduceva sì il gioiello di Bellini al corpus di opere della Galleria ma solo «sotto la condizione sospensiva dello svincolo dal rapporto pertinenziale con Palazzo Thiene». Svincolo che ora è quindi avvenuto.

Cosa è cambiato dunque per stabilire che la Crocifissione fa parte non solo della collezione della Galleria degli Alberti ma anche del patrimonio culturale della città di Prato? Un’accurata relazione prodotta dalla storica dell’arte Isabella Lapi Ballerini e dal direttore dei Musei diocesani Claudio Cerretelli ha fornito ulteriori prove circa il legame del dipinto con Prato. Nello specifico, come spiega Lapi Ballerini, «quel quadro fu acquistato dai Niccolini di Camugliano vicini ai Medici».

Tra le mani della storica dell’arte è finito un documento settecentesco, grazie alla collaborazione della Soprintendenza archivistica della Toscana diretta dalla pratese Diana Toccafondi, che si riferisce proprio alla presenza del Bellini nella galleria fiorentina della famiglia Niccolini. «Aspettiamo a questo punto il provvedimento del Soprintendente Pessina per far rientrare a Prato anche la Crocifissione anche se non sappiamo ancora la data».

Ancora troppo presto dunque per cantare vittoria anche perché non solo la Bpvi in liquidazione ha impugnato nell’aprile scorso il decreto della Sovrintendenza di Firenze: l’associazione Amici dei Musei interverrà nel giudizio per il tutelare il legame della Galleria al patrimonio culturale della città, insieme al Mibact e il Comune. «La banca non ha chiesto la sospensiva – fa sapere Giovannelli - quindi la collezione non deve aspettare l'esito dell’iter giudiziario».

C’è anche un altro scoglio non indifferente perché la collezione della Galleria degli Alberti è rimasta nella “bad bank”, ovvero nel patrimonio in liquidazione della Bpvi acquisita da Banca Intesa. «Chi acquisterà il corpus di opere vincolato dovrà comunque tenerlo a Prato», è il parere di Giovannelli. Nel frattempo, il 7 ottobre prossimo apriranno le porte i palazzi storici delle banche italiane: la Galleria degli Alberti rimarrà chiusa.

Sito internet oscurato, mentre resta un mistero il destino degli altri quadri facenti parte della collezione (tra cui Caravaggio e Filippo Lippi) e che, in teoria, sarebbero già dovuti rientrare a Prato. «Uno dei meriti di questa battaglia portava avanti – fa notare il vice presidente degli Amici dei Musei, Sergio La Porta - è quello di aver sensibilizzato l’opinione pubblica pratese, facendo conoscere ai cittadini la collezione».

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