Il dolore
Omicidio Lo Cascio Si perde la notifica e slitta l’udienza
Il carcere non ha notificato un atto all’imputato La famiglia della vittima rifiuta 15.000 euro da Ammari
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PRATO. È partito zoppicando il processo al marocchino Abdelghani Ammari, 30 anni, reo confesso dell’omicidio di Leonardo Lo Cascio, 38 anni, il portiere di notte dell’Art Hotel di viale della Repubblica che fu ucciso la notte del 30 marzo nei giardini davanti al Palazzo di giustizia.
Ammari, difeso da Gabriele Terranova e Luca Ancona, è comparso ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini e al pubblico ministero Egidio Celano ma è stato rimandato subito in carcere, alla Dogaia, perché si è scoperto che non gli è stata stato notificato il nuovo capo d’imputazione, con l’aggiunta di un paio di aggravanti. È stato lo stesso imputato, con l’aiuto dell’interprete, a far presente la dimenticanza e il giudice non ha potuto far altro che rinviare l’udienza al 4 ottobre.
Ma com’è possibile che non si riesca a notificare un atto a un detenuto? Capita spesso, infatti, nei casi di imputati a piede libero, ma per un detenuto, che è ovviamente rintracciabile, la cosa ha dell’inverosimile. Da accertamenti compiuti ieri è risultato che la cancelleria del Tribunale ha correttamente inviato al carcere l’ordine di traduzione (per questo Ammari è stato portato al Palazzo di giustizia) e anche il nuovo capo d’imputazione, tramite posta certificata, ma questo secondo atto evidentemente non è stato consegnato al detenuto. Poco male nella sostanza (Ammari è in carcere, dove probabilmente rimarrà per qualche anno), ma un preoccupante segnale sull’efficienza di certe procedure, che allungano inevitabilmente i tempi della giustizia.
Durante l’udienza si è poi appreso che i familiari di Leonardo Lo Cascio, assistiti da Eugenio Zaffina, Alessandro Oliva e Giulia Marini, hanno rifiutato il versamento di 15.000 euro offerto dall’imputato. Briciole rispetto al risarcimento che verrà quantificato dal giudice, ma i familiari della vittima ne fanno una questione di principio, ben sapendo, come hanno rappresentato gli avvocati difensori, che Ammari è di fatto nullatenente.
Alla prossima udienza il giudice dovrà stabilire se Ammari può essere processato col rito abbreviato. In caso contrario il processo tornerà in Corte d’assise a Firenze, dove è già transitato una volta. Se invece si procederà con l’abbreviato è già stata fissata un’udienza straordinaria per il prossimo 14 febbraio, giorno in cui è attesa la sentenza. (p.n.)
Ammari, difeso da Gabriele Terranova e Luca Ancona, è comparso ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini e al pubblico ministero Egidio Celano ma è stato rimandato subito in carcere, alla Dogaia, perché si è scoperto che non gli è stata stato notificato il nuovo capo d’imputazione, con l’aggiunta di un paio di aggravanti. È stato lo stesso imputato, con l’aiuto dell’interprete, a far presente la dimenticanza e il giudice non ha potuto far altro che rinviare l’udienza al 4 ottobre.
Ma com’è possibile che non si riesca a notificare un atto a un detenuto? Capita spesso, infatti, nei casi di imputati a piede libero, ma per un detenuto, che è ovviamente rintracciabile, la cosa ha dell’inverosimile. Da accertamenti compiuti ieri è risultato che la cancelleria del Tribunale ha correttamente inviato al carcere l’ordine di traduzione (per questo Ammari è stato portato al Palazzo di giustizia) e anche il nuovo capo d’imputazione, tramite posta certificata, ma questo secondo atto evidentemente non è stato consegnato al detenuto. Poco male nella sostanza (Ammari è in carcere, dove probabilmente rimarrà per qualche anno), ma un preoccupante segnale sull’efficienza di certe procedure, che allungano inevitabilmente i tempi della giustizia.
Durante l’udienza si è poi appreso che i familiari di Leonardo Lo Cascio, assistiti da Eugenio Zaffina, Alessandro Oliva e Giulia Marini, hanno rifiutato il versamento di 15.000 euro offerto dall’imputato. Briciole rispetto al risarcimento che verrà quantificato dal giudice, ma i familiari della vittima ne fanno una questione di principio, ben sapendo, come hanno rappresentato gli avvocati difensori, che Ammari è di fatto nullatenente.
Alla prossima udienza il giudice dovrà stabilire se Ammari può essere processato col rito abbreviato. In caso contrario il processo tornerà in Corte d’assise a Firenze, dove è già transitato una volta. Se invece si procederà con l’abbreviato è già stata fissata un’udienza straordinaria per il prossimo 14 febbraio, giorno in cui è attesa la sentenza. (p.n.)
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