Il Tirreno

Prato

Dal filato all’orto sotto casa: così rinasce il centro

di Maria Lardara
Fabiana Aricó, Claudia Mannelli, Alice Lou Tanzarella, Martina Alessi dell’associazione “LeCù” ( foto Pasquale Paradiso)
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Fabiana Aricó, Claudia Mannelli, Alice Lou Tanzarella, Martina Alessi dell’associazione “LeCù” ( foto Pasquale Paradiso)

Prato, cinque esperienze di commercianti che parteciperanno al progetto “Pop Up Lab” in via del Serraglio e dintorni. E "Montezemolo" si stabilirà definitivamente in centro

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PRATO. Il Tarocco Igp in via del Vergaio 14 e il caldo cashmere per l’uomo in via Muzzi 45. Sciarpe e stole in maglieria in via del Serraglio 100 e, sempre lungo la stessa via ma al civico 74, uno spazio di coworking creativo e sociale. Torniamo in via Muzzi, al numero 53, dove sta prendendo forma “L’Appartamento”, un originale concept store per l’arredamento della casa. Qualche metro più avanti, sempre in via Muzzi, sta nascendo anche la vetrina di “Tua e mia” che è già un portale di e-commerce di arredo e abbigliamento. Per ogni serranda che si alza grazie al bando “Pop Up Lab”, c’è una storia da raccontare. Storie di commercianti e artigiani, storie di nuove realtà associative e culturali che promettono di dare nuova linfa e vitalità al centro storico creando movimento e relazioni. Abbiamo fatto una selezione di queste 25 attività per raccontare uno spaccato di economia cittadina che prova a rimettersi in moto, anche se solo per tre mesi.

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DALLA ROCCA ALLA GENTE. Lo slogan sul sito è tutto un programma: “Lo fo io” è un marchio firmato da Sara e Giuseppe Allocca, fratello e sorella (sono gemelli) che appartengono a una famiglia da generazioni nel tessile. Sciarpe, cappelli, stole, cappelli e guanti e tanti altri accessori in maglieria per riscaldare l’inverno. «Produciamo e confezioniamo nella fabbrica di via Gigli, dove abbiamo anche lo spaccio aziendale», racconta Sara. Collezioni a chilometro zero, “dalla rocca alla gente” appunto. È nel Macrolotto 2, in realtà, che i fratelli Allocca aprirono tre anni fa il primo outlet spostando poi la vendita al dettaglio accanto alla produzione. «Siamo pratesi, vogliamo dare una mano a rivitalizzare il nostro centro», ammette Sara. Ed ecco così “Lo fo io” in via del Serraglio 100.

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BRAND IN ASCESA. Dal Montalbano al centro storico, la maglieria artigianale dei fratelli Daniel e Christian Pagliai approda in via Muzzi 45. Un’altra bottega artigianale, un altro marchio di qualità che risorge dalle ceneri del vecchio negozio di “Hello Kitty”. Il babbo, titolare di una delle poche tessiture a maglia rimaste nel distretto (soci di Cna, come nel caso di “Lo fo io”), i figli invece ideatori di un brand di maglieria da uomo, “Aqualaguna”. «Il nostro cavallo di battaglia – spiega Daniel – è la produzione in casa nostra, tutta a Prato, dove compriamo anche i filati. Da un po’ di tempo pensavamo di aprire un negozio per vendere i nostri prodotti». Dopo il 14 gennaio, chissà, “Aqualaguna” potrebbe restare in centro. «Vediamo come va, intanto ci stiamo informando sugli eventuali costi dell’affitto» confessa Daniel.

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QUANTO SEI PRATESE? Metti quattro amiche e colleghe da una vita, un’antropologa, una visual designer, una creativa e un’esperta in art counseling, aggiungi la voglia di creare uno spazio attento alla ricerca sociale, un contenitore che ospita anche due artisti, Tati Art (illustrazioni) e Odio Design (sperimentazione serigrafica). Nasce così l’associazione “LeCù” di cui fanno parte Alice, Martina, Claudia e Fabiana. Ha trovato casa in via del Serraglio 74 (vicino al “Crazy Pizza”), in un fondo sfitto dove il 30 settembre prossimo decollerà la campagna “Be pratese”. «Useremo strumenti di ricerca sociale, in primis questionari e interviste, per formulare domande sul sentimento d’appartenenza alla città – spiega la presidente di “LeCù”, Alice Tanzarella – Alla scadenza di “Pop Up Lab” renderemo pubblici i risultati». La campagna “Be pratese” s’inserisce nel progetto “Broken English”, un gioco sui modi di dire pratesi tradotti in inglese e riprodotti su tante simpatiche t-shirt in vendita.

L’ORTO SOTTO CASA. Festa anche in via del Vergaio, strada ormai desertificata dopo l’addio della pasticceria Betti. Ma al civico 14 sta per aprire “Lo spaccio dell’orto”, il secondo punto vendita del negozio di frutta e verdura con sede in via Ferrucci. «Porteremo solo frutta e verdura di stagione provenienti dai nostri produttori di fiducia – fa sapere la titolare Anna Codilean – L’idea è quella di organizzarsi con un gruppo Whatsapp per avvisare i clienti, come già facciamo nel negozio di via Ferrucci». E per festeggiare la nuova apertura, a partire dalle 10, le associazioni Riciclidea e Cut organizzeranno un colorato evento per grandi e piccini.

"MONTEZEMOLO" SI STABILIRA' IN CENTRO. Nel frattempo, c’è chi ha cambiato idea e ha deciso di rinunciare: i negozi che apriranno, in effetti, sono ora 25 e non più 27. Il Gruppo Sartoriale cui fa capo il brand Montezemolo è fra questi. Ma si tratta solo apparentemente di una retromarcia perché, anzi, la storica azienda con sede a Capalle continua ad avere gli occhi puntati sul salotto buono di Prato. «L’iniziativa del bando “Pop Up Lab” è molto lodevole e sicuramente da apprezzare – spiega Lorenzo Guazzini, patron del marchio “Montezemolo” - ma la nostra idea è quella di mettere radici in centro per più tempo, non aprendo un’attività di temporary per pochi mesi». Si tratta di molto più che un’idea visto che la nota azienda sarebbe già in trattativa per prendere in affitto un fondo dentro le mura, funzionale agli standard del brand. «Per il centro di Prato, sul quale puntiamo molto, abbiamo in mente una bella operazione commerciale», confessa Guazzini.


 

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