Sicurezza
le proteste del sindacato
Sfonda il vetro del pronto soccorso e ferisce una guardia
PRATO. Un’infermiera aggredita, una vetrata mandata in frantumi e un addetto alla vigilanza ferito. Il tutto davanti a decine di pazienti intimoriti, spettatori involontari. È il bilancio dell’episodi...
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Un’infermiera aggredita, una vetrata mandata in frantumi e un addetto alla vigilanza ferito. Il tutto davanti a decine di pazienti intimoriti, spettatori involontari. È il bilancio dell’episodio di violenza avvenuto ieri mattina al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano.
Protagonista un pratese di 55 anni con problemi psichici, lo stesso che, nel corso dell’ultima settimana, aveva sparato un colpo con una pistola scacciacani in un palazzo di via Firenzuola e, il giorno dopo, aveva dato in escandescenze al pronto soccorso, proprio come è avvenuto ieri. L’episodio, passato sotto silenzio per le vie ufficiali, è stato raccontato dal sindacato autonomo infermieri del Nursind, che protesta per una situazione di rischio ritenuta «esplosiva».
«L'uomo – racconta il responsabile di Nursind Prato, Roberto Cesario – ha preso un estintore e l'ha scagliato contro l'infermiera in servizio, che è riuscita ad evitare di essere colpita. L'estintore si è però schiantato contro una delle vetrate della sala, infrangendola. Gli addetti alla vigilanza sono subito intervenuti, immobilizzando a fatica il cinquantacinquenne, in attesa dell'arrivo della polizia. Nella circostanza una delle guardie è rimasta ferita ad un ginocchio». Secondo Cesario «serve una postazione di polizia h 24 all’ospedale Santo Stefano di Prato. Non vogliamo che si ripeta un nuovo caso 2009. C’è forte preoccupazione tra il personale ospedaliero, che ancora ricorda il caso del 2009, quando un uomo venne aggredito nel parcheggio e morì in seguito alle ferite riportate».
«È assurdo e impensabile – prosegue Cesario – che in un ospedale di una città come Prato, non ci sia un posto di polizia aperto 24 ore su 24, ma ci si affidi invece unicamente alle guardie giurate, che svolgono sempre un lavoro preciso e accurato, rischiando per primi la propria vita, ma che, in casi come quello avvenuto questa mattina, non possono fare altro che chiamare il 113».
Ricordiamo che, il giorno successivo all’episodio del colpo di pistola, l’uomo si era trovato di nuovo al pronto soccorso per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica. Qualcuno lo aveva invitato a non fumare dentro l'ospedale, provocandone la reazione violenta nei confronti del personale e della vigilanza, Gli agenti di polizia riuscirono a calmarlo, denunciandolo poi per oltraggio a pubblico ufficiale e vilipendio delle forze armate.
L’episodio ben più grave raccontato da Nursind è invece quello del 16 settembre 2009, quando Mariso Mordini 72 anni, tessitore in pensione, fu ucciso a coltellate durante la notte al pronto soccorso dell’ospedale. La sua sfortuna fu quelli di aver accompagnato la suocera di 102 anni per un ricovero. A colpirlo, una giovane di 22 anni, nata e residente a Prato, di origine rom, Aida Halilovic, poi processata per omicidio.
Protagonista un pratese di 55 anni con problemi psichici, lo stesso che, nel corso dell’ultima settimana, aveva sparato un colpo con una pistola scacciacani in un palazzo di via Firenzuola e, il giorno dopo, aveva dato in escandescenze al pronto soccorso, proprio come è avvenuto ieri. L’episodio, passato sotto silenzio per le vie ufficiali, è stato raccontato dal sindacato autonomo infermieri del Nursind, che protesta per una situazione di rischio ritenuta «esplosiva».
«L'uomo – racconta il responsabile di Nursind Prato, Roberto Cesario – ha preso un estintore e l'ha scagliato contro l'infermiera in servizio, che è riuscita ad evitare di essere colpita. L'estintore si è però schiantato contro una delle vetrate della sala, infrangendola. Gli addetti alla vigilanza sono subito intervenuti, immobilizzando a fatica il cinquantacinquenne, in attesa dell'arrivo della polizia. Nella circostanza una delle guardie è rimasta ferita ad un ginocchio». Secondo Cesario «serve una postazione di polizia h 24 all’ospedale Santo Stefano di Prato. Non vogliamo che si ripeta un nuovo caso 2009. C’è forte preoccupazione tra il personale ospedaliero, che ancora ricorda il caso del 2009, quando un uomo venne aggredito nel parcheggio e morì in seguito alle ferite riportate».
«È assurdo e impensabile – prosegue Cesario – che in un ospedale di una città come Prato, non ci sia un posto di polizia aperto 24 ore su 24, ma ci si affidi invece unicamente alle guardie giurate, che svolgono sempre un lavoro preciso e accurato, rischiando per primi la propria vita, ma che, in casi come quello avvenuto questa mattina, non possono fare altro che chiamare il 113».
Ricordiamo che, il giorno successivo all’episodio del colpo di pistola, l’uomo si era trovato di nuovo al pronto soccorso per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica. Qualcuno lo aveva invitato a non fumare dentro l'ospedale, provocandone la reazione violenta nei confronti del personale e della vigilanza, Gli agenti di polizia riuscirono a calmarlo, denunciandolo poi per oltraggio a pubblico ufficiale e vilipendio delle forze armate.
L’episodio ben più grave raccontato da Nursind è invece quello del 16 settembre 2009, quando Mariso Mordini 72 anni, tessitore in pensione, fu ucciso a coltellate durante la notte al pronto soccorso dell’ospedale. La sua sfortuna fu quelli di aver accompagnato la suocera di 102 anni per un ricovero. A colpirlo, una giovane di 22 anni, nata e residente a Prato, di origine rom, Aida Halilovic, poi processata per omicidio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
