La manifestazione
Bpvi, a Prato vanno a casa 100 dipendenti
Prato, Intesa ha presentato ai sindacati il piano dei tagli: 1000 prepensionamenti in totale e chiusura di 419 sportelli
PRATO. Una forte riduzione di personale e un altro consistente accorpamento delle filiali. È quello che il futuro prossimo riserva ai dipendenti e alle sedi distaccate e non della Banca Popolare di Vicenza, passata sotto il controllo di Intesa San Paolo. Un piano di tagli e di riduzioni di costi che non risparmierà l’assetto dell’istituto su Prato.
Dall’incontro di mercoledì, a Milano, tra il management Intesa e i sindacati – oltre alle rappresentanze dei confederati Cgil Cisl e Uil hanno partecipato due sigle autonome – le buone notizie sul futuro di Bpvi e di Veneto Banca (sportelli assenti in Toscana) proprio non ci sono. La riunione è stata convocata per fare il punto dopo la scadenza, fissata per il 18 settembre, delle adesioni volontarie del personale delle banche del gruppo veneto al piano di prepensionamenti al quale hanno aderito complessivamente mille dipendenti.
Un esodo massiccio, annunciato già nel luglio scorso, che partirà entro un mese: i nuovi proprietari della parte sana dell’ex gruppo bancario veneto (rappresentato da circa 50 miliardi di raccolta) hanno intenzione di iniziare la “pulizia” degli organici a partire dal primo novembre. E Prato avrà la sua parte.
I sindacati hanno fatto un calcolo veloce: sono 140 i dipendenti delle filiali toscane che hanno aderito al prepensionamento, di questi cento lavorano tra Prato città e circondario. Siccome complessivamente l’organico Bpvi pratese è composto da 400 persone ecco che un quarto del personale sparirà. E la preoccupazione è forte «perché comunque – è il ragionamento – si tratta di una contrazione pesante della capacità di lavoro della prima banca del territorio e non ci sono in vista nuove assunzioni».
Non sarà l’unica mossa dolorosa sullo scacchiere che dovrà riportare in equilibrio i conti del gruppo dopo l’acquisizione. I vertici Intesa, infatti, hanno annunciato anche una forte diminuzione del numero degli sportelli da condurre in porto attraverso una serie di accorpamenti. In pratica, in quelle città e Prato è una di queste, nelle quali negli anni sono stati aperti molti sportelli Bpvi, quelli vicini tra loro verranno accorpati secondo il criterio del “più grande mangia il più piccolo”.
Per il momento il piano dettagliato manca, ma ai sindacati è stato comunicato il numero totale delle filiali da eliminare: 419 in tutta Italia con accorpamenti da far partire entro e non oltre l’8 dicembre. Si partirà con le primi 250 sedi da chiudere poi si procederà, via via, sino all’eliminazione delle altre. Anche in questo caso a Prato potrebbe toccare un taglio di un quarto degli attuali sportelli: sono complessivamente 25, venti solo nel capoluogo dove la mannaia certamente cadrà più spesso.
E se il peso economico dei prepensionamenti non ricadrà sui conti pubblici in quanto verrà utilizzato il ricco fondo della categoria che garantirà un assegno più che dignitoso all’esercito degli esodati fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione, quel che preoccupa i sindacati è il trattamento economico del personale che resta. Con ogni probabilità, infatti, gli stipendi degli ex dipendenti delle banche venete verranno riparametrati sugli assegni mensili del personale Intesa mediamente – pare – meno ricchi. Una nuova riunione – quella definitiva –è in calendario per il 28 settembre. Lì verrà presentato il dettaglio dei tagli e delle riduzione dei costi.
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