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Prato

Caso “Blue whale” ragazzina nei guai

Caso “Blue whale” ragazzina nei guai

Pratese quindicenne indagata per istigazione al suicidio Avrebbe plagiato una coetanea col terribile gioco della rete

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PRATO. Una ragazza pratese di 15 anni è iscritta sul registro degli indagati della Procura dei minori di Firenze per il reato di istigazione al suicidio. Il fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore Antonio Sangermano in relazione a un caso di “blue whale” (balena blu), il famigerato gioco di adescamento on line che imperversa sulla rete tra i giovanissimi, prevedendo 50 prove in 50 giorni impartite da un cosiddetto “tutor” maggiorenne e che fa leva sull'autolesionismo dei teenagers.

In particolare, la quindicenne avrebbe irretito nel gioco una tredicenne abruzzese, spacciandosi per il tutor maggiorenne del gioco, inviandole un disegno della “balena blue”, il primo passo per coinvolgere l’interlocutore nel gioco e indurlo a giocare attraverso il compimento di una serie di atti sempre più autolesionistici.

La ragazzina dell’Abruzzo non sarebbe arrivata fino al punto estremo, grazie al fatto che la quindicenne si sarebbe fermata prima, rendendosi conto della pericolosità di quello che stava facendo. Questo dopo aver fatto leva sulla debolezza psicologica della quasi coetanea.

Tuttavia, la vittima avrebbe manifestato forti disagi psicologici, da allarmare i genitori che si sono rivolti alla polizia postale. Non è stato difficile per gli esperti informatici della polizia risalire alla persona che impartiva gli ordini autolesionistici, cioè la quindicenne pratese. Una ragazza, a quanto pare, di buona famiglia e senza nessun apparente disagio.

Prato era già stata alla ribalta di indagini della polizia postale sul gioco della balena blu in Toscana. Nello scorso mese di maggio, fra i casi citati, ne emersero due per la loro gravità, uno di Lucca e l’altro, appunto, di Prato. In quel caso protagoniste di queste vicende erano due ragazzine che sarebbero state contattate attraverso una chat da un misterioso tutor e invitate a partecipare alla sfida che consiste in cinquanta giorni nei quali si devono compiere determinate azioni pericolose. Quindi, la pratese, al contrario del caso emerso in questi giorni, sarebbe stata una vittima del gioco e non l’istigatrice.

Fra le cinquanta prove richieste, le prime ad essere impartite da questi tutor sono più “leggere”, come la “sveglia alle 4 della mattina” e i “tatuaggi con i temperini sul corpo”. Si passa poi a prove ben più pesanti, fino ad azioni molto pericolose come sporgersi da palazzi all'ultimo piano, oppure tagliandosi braccia e gambe con una lametta fino a incidersi sulla pelle la sagoma della balena. Ultima prova, sarebbe proprio il suicidio.

Se è vero che non sono mai state confermate ufficialmente le notizie di centinaia di suicidi di minorenni avvenuti, per esempio, in Russia,è anche vero che quello che fino a poco tempo fa sembrava solo una leggenda metropolitana, uno di quei racconti del terrore che i ragazzini si passano tra i banchi, si è materializzato anche in Toscana durante le indagini della polizia postale.



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