La manifestazione
Si allagano più spesso le zone lontane dal centro
L’Ombrone spauracchio numero uno per tutti i quartieri a sud dell’autostrada Ad ovest e a nord ci sono Calice e Bardena e ad est i ruscelli possono fare danni
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Un po’ come avviene per il rischio sismico, anche per quello idraulico nessuna zona pratese, come in tutta la piana “alluvionale” fiorentina a nord-ovest dell’Arno, può dirsi del tutto al riparo da allagamenti e alluvioni. Tuttavia esistono ormai da diverse anni delle mappature preparate dagli uffici comunali e regionali che indicano i quartieri, addirittura le vie e le singole abitazioni, più o meno a rischio. Come l’alluvione di Livorno insegna, ma è solo l’ultimo caso, non esiste allerta meteo o sistema di protezione civile che possa, almeno fino ad oggi, garantire la prevenzione assoluta di lutti e disastri.
Le mappe del rischio idraulico. «Proprio in questi giorni, fa sapere il responsabile della protezione civile del Comune Sergio Brachi, sta uscendo l’ultima mappatura del rischio idraulico rivista secondo i nuovi regolamenti regionali. Nella sostanza però, ricalca quella in vigore che risale appena all’anno scorso, solo accorpando alcune aree di rischio. In generale, queste mappe vengono fatte tenendo conto delle ricorrenze storiche delle esondazioni: tempi più lunghi per gli eventi più importanti, che riguardano i fiumi come Ombrone e Bisenzio, tempi più brevi per quelli meno eclatanti, quando a fuoriuscire sono i torrenti minori. Un’alluvione del ’66 quando esondò anche l’Arno capita una volta ogni 200 anni, ma la fuoriuscita di torrenti del reticolo minori è molto più frequente».
Le zone più a rischio sono le più lontane dal centro. Dando un’occhiata all’ultima mappatura del rischio idraulico, si scopre che, semplificando, si potrebbe affermare che il “cuore” di Prato (e lo sapevano bene i nostri antenati) è l’area meno a rischio allagamenti di tutto il Comune, Calvana esclusa, perché è la più alta e quella più distante dalle aree golenali di Ombrone e Bisenzio. «Le aree più basse e più vicine ai corsi d’acqua principali sono quelle che contano la maggiore frequenza di episodi alluvionali». L’Ombrone, principalmente, ma anche in parte il Bisenzio e i torrenti maggiori, come il Calice, la Bardena, la Marinella, il Bagnolo. Troviamo così tra le zone di rischio maggiore quelle confinanti col comune di Poggio a Caiano lungo l’Ombrone e quelle più basse sotto il Calice e le Caserane. Il rischio medio interessa vaste aree della zona a sud dell’autostrada, dalle Fontanelle a Baciacavallo, da S. Maria a Colonica a Paperino. Ma anche ad ovest, parte di Iolo, Mazzone, Viaccia, Maliseti. Non è esente la zona a nord, con la Bardena che scorre lungo la valle di Figline: Galceti e Galcetello, parte di villa Fiorita, in un passato non proprio lontano teatro di allagamenti importanti. E neppure l’est si salva. Nella zona “gialla”, di rischio relativamente elevato, si trovano la parte bassa della Querce, il Rosi e poi Le Macine e molte zone da via Firenze verso la collina, dove scorrono rivoli a volte trasformati in fiumi, fino a parte di Borgo Valsugana, zona stazione e Castellina, parte bassa. Le zone “arancioni” prima citate, e in parte delle “gialle”, sono soggette a vincoli per costruire, ma sono anche quelle dove la protezione civile dovrebbe allertare in modo più sollecito in caso di previsioni di fortes maltempo. .
Rotture degli argini e dei corsi d’acqua “tombati”. Le mappe però, precisa Brachi, non tengono conto delle rotture degli argini o di corsi d’acqua interrati, come il torrente di Livorno interrato la cui rottura del tappo ha provocato la morte di un’intera famiglia. A Prato c’è qualche gora interrata ormai da tempo, ma in questo caso, come per la tenuta degli argini, la protezione civile può fare poco ed esiste solo la prevenzione sulle opere.
Francesco Albonetti
Le mappe del rischio idraulico. «Proprio in questi giorni, fa sapere il responsabile della protezione civile del Comune Sergio Brachi, sta uscendo l’ultima mappatura del rischio idraulico rivista secondo i nuovi regolamenti regionali. Nella sostanza però, ricalca quella in vigore che risale appena all’anno scorso, solo accorpando alcune aree di rischio. In generale, queste mappe vengono fatte tenendo conto delle ricorrenze storiche delle esondazioni: tempi più lunghi per gli eventi più importanti, che riguardano i fiumi come Ombrone e Bisenzio, tempi più brevi per quelli meno eclatanti, quando a fuoriuscire sono i torrenti minori. Un’alluvione del ’66 quando esondò anche l’Arno capita una volta ogni 200 anni, ma la fuoriuscita di torrenti del reticolo minori è molto più frequente».
Le zone più a rischio sono le più lontane dal centro. Dando un’occhiata all’ultima mappatura del rischio idraulico, si scopre che, semplificando, si potrebbe affermare che il “cuore” di Prato (e lo sapevano bene i nostri antenati) è l’area meno a rischio allagamenti di tutto il Comune, Calvana esclusa, perché è la più alta e quella più distante dalle aree golenali di Ombrone e Bisenzio. «Le aree più basse e più vicine ai corsi d’acqua principali sono quelle che contano la maggiore frequenza di episodi alluvionali». L’Ombrone, principalmente, ma anche in parte il Bisenzio e i torrenti maggiori, come il Calice, la Bardena, la Marinella, il Bagnolo. Troviamo così tra le zone di rischio maggiore quelle confinanti col comune di Poggio a Caiano lungo l’Ombrone e quelle più basse sotto il Calice e le Caserane. Il rischio medio interessa vaste aree della zona a sud dell’autostrada, dalle Fontanelle a Baciacavallo, da S. Maria a Colonica a Paperino. Ma anche ad ovest, parte di Iolo, Mazzone, Viaccia, Maliseti. Non è esente la zona a nord, con la Bardena che scorre lungo la valle di Figline: Galceti e Galcetello, parte di villa Fiorita, in un passato non proprio lontano teatro di allagamenti importanti. E neppure l’est si salva. Nella zona “gialla”, di rischio relativamente elevato, si trovano la parte bassa della Querce, il Rosi e poi Le Macine e molte zone da via Firenze verso la collina, dove scorrono rivoli a volte trasformati in fiumi, fino a parte di Borgo Valsugana, zona stazione e Castellina, parte bassa. Le zone “arancioni” prima citate, e in parte delle “gialle”, sono soggette a vincoli per costruire, ma sono anche quelle dove la protezione civile dovrebbe allertare in modo più sollecito in caso di previsioni di fortes maltempo. .
Rotture degli argini e dei corsi d’acqua “tombati”. Le mappe però, precisa Brachi, non tengono conto delle rotture degli argini o di corsi d’acqua interrati, come il torrente di Livorno interrato la cui rottura del tappo ha provocato la morte di un’intera famiglia. A Prato c’è qualche gora interrata ormai da tempo, ma in questo caso, come per la tenuta degli argini, la protezione civile può fare poco ed esiste solo la prevenzione sulle opere.
Francesco Albonetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google