Attenzione
Diabete e ipertensione le malattie dei cinesi
Problemi cardiovascolari: secondo uno studio dell’Università di Firenze gli orientali pratesi corrono più rischi dei loro concittadini italiani
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PRATO. Più diabete, colesterolo e ipertensione, maggiore rischio di malattie vascolari. Questa secondo uno studio dell’università di Firenze la salute dei cinesi a Prato, parametrata con gli altri residenti. L’importanza della prevenzione coordinata con il consolato cinese – un rischio quattro volte maggiore per il diabete e due volte più alto per colesterolo, trigliceridi e pressione. Sono alcuni dei parametri medici della popolazione cinese a Prato. Valori che riflettono, in media, quelli della popolazione in Cina. Lo ha rilevato Pietro Amedeo Modesti, del Dipartimento medicina sperimentale e clinica all’Università di Firenze.
Al 16° congresso di Medicina interna in corso a Milano, ne ha parlato con una relazione sulla “Salute degli immigrati e minoranze etniche: nuove sfide per l’Europa”.
La prevalenza del diabete mellito in Cina – ha affermato fra l’altro - è passata dall’1% nel 1980 al 11% nel 2013. Prato, con una popolazione di 185.456 al censimento 2011, è la città italiana con la più alta percentuale di cinesi rispetto alla popolazione residente. Attualmente il 32% dei bambini che nascono a Prato ha madre cinese. Nel corso degli ultimi 15 anni oltre 40.000 immigrati cinesi si sono stabiliti a Prato dove, alla fine del 2011, erano circa 5.000 le aziende di proprietà cinese, circa 4.000 delle quali coinvolte nel settore dell’abbigliamento.
Nel 2014, grazie alla collaborazione delle autorità cinesi (Consolato generale di Firenze) e delle principali associazioni cinesi della zona, è stato possibile costruire un progetto condiviso finalizzato ad identificare e dare priorità ai bisogni della comunità, in modo che le autorità sanitarie regionali possano rispondere alle esigenze della popolazione cinese ed allocare le risorse in modo appropriato.
Nella prima parte dello studio sono state indagate 1.600 persone cinesi di età compresa tra 18 e 59 anni. Nella fascia di età tra 35 e 59 anni, è stato messo in evidenza che i soggetti cinesi hanno, rispetto a quelli italiani, un rischio maggiore di 2.6 volte per ipertensione, di 4.5 volte per quanto riguarda il diabete, di 2.4 volte di ipercolesterolemia, e di 2,9 volte di ipertrigliceridemia.
In particolare, oltre il 40% dei soggetti cinesi di età inferiore ai 25 anni aveva prediabete (glicemia a digiuno maggiore di 100 mg/dL). Nella seconda fase dello studio sono state indagate le differenze nella distribuzione della aterosclerosi. «Alcuni dati raccolti nei paesi orientali sulla popolazione che ha avuto un ictus cerebrale (prima causa di morte in Cina), indicavano un’alta prevalenza di aterosclerosi dei vasi intracranici – ha concluso Modesti – e per questo è stata studiata l’aterosclerosi intracranica nei soggetti cinesi con nuova diagnosi di diabete mellito ed ancora asintomatici per malattia vascolare cerebrale. Nel 18% di questi soggetti è stata rilevata la presenza di una stenosi vaso intracranico. Sono questi i soggetti nei quali si dovrà agire di più per raggiungere un buon controllo dei fattori di rischio per prevenire un futuro Ictus Cerebrale».
Gian Ugo Berti
Al 16° congresso di Medicina interna in corso a Milano, ne ha parlato con una relazione sulla “Salute degli immigrati e minoranze etniche: nuove sfide per l’Europa”.
La prevalenza del diabete mellito in Cina – ha affermato fra l’altro - è passata dall’1% nel 1980 al 11% nel 2013. Prato, con una popolazione di 185.456 al censimento 2011, è la città italiana con la più alta percentuale di cinesi rispetto alla popolazione residente. Attualmente il 32% dei bambini che nascono a Prato ha madre cinese. Nel corso degli ultimi 15 anni oltre 40.000 immigrati cinesi si sono stabiliti a Prato dove, alla fine del 2011, erano circa 5.000 le aziende di proprietà cinese, circa 4.000 delle quali coinvolte nel settore dell’abbigliamento.
Nel 2014, grazie alla collaborazione delle autorità cinesi (Consolato generale di Firenze) e delle principali associazioni cinesi della zona, è stato possibile costruire un progetto condiviso finalizzato ad identificare e dare priorità ai bisogni della comunità, in modo che le autorità sanitarie regionali possano rispondere alle esigenze della popolazione cinese ed allocare le risorse in modo appropriato.
Nella prima parte dello studio sono state indagate 1.600 persone cinesi di età compresa tra 18 e 59 anni. Nella fascia di età tra 35 e 59 anni, è stato messo in evidenza che i soggetti cinesi hanno, rispetto a quelli italiani, un rischio maggiore di 2.6 volte per ipertensione, di 4.5 volte per quanto riguarda il diabete, di 2.4 volte di ipercolesterolemia, e di 2,9 volte di ipertrigliceridemia.
In particolare, oltre il 40% dei soggetti cinesi di età inferiore ai 25 anni aveva prediabete (glicemia a digiuno maggiore di 100 mg/dL). Nella seconda fase dello studio sono state indagate le differenze nella distribuzione della aterosclerosi. «Alcuni dati raccolti nei paesi orientali sulla popolazione che ha avuto un ictus cerebrale (prima causa di morte in Cina), indicavano un’alta prevalenza di aterosclerosi dei vasi intracranici – ha concluso Modesti – e per questo è stata studiata l’aterosclerosi intracranica nei soggetti cinesi con nuova diagnosi di diabete mellito ed ancora asintomatici per malattia vascolare cerebrale. Nel 18% di questi soggetti è stata rilevata la presenza di una stenosi vaso intracranico. Sono questi i soggetti nei quali si dovrà agire di più per raggiungere un buon controllo dei fattori di rischio per prevenire un futuro Ictus Cerebrale».
Gian Ugo Berti
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