Sicurezza
Benigni a Tobbiana per i funerali del cognato
L’attore è tornato in città dopo aver fatto visita in ospedale a Umberto Bardazzi, marito della sorella Albertina, morto a 80 anni dopo una lunga malattia
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PRATO. C’era anche Roberto Benigni, ieri mattina, nella chiesa di Tobbiana, ai funerali del cognato Umberto Fiorenzo Bardazzi, morto giovedì all’età di 80 anni.
Bardazzi era il marito di Albertina, una delle sorelle di Benigni, e il regista de “La vita è bella” non ha fatto mancare la sua presenza. Benigni era già venuto a Prato nei giorni scorsi proprio per fare visita al cognato, che era ricoverato all’ospedale Santo Stefano, dopo aver saputo dell’aggravarsi delle sue condizioni. In pratica è stato un addio, perché di lì a poche ore il cognato ha perso la sua battaglia contro la malattia.
I funerali, a cura dei servizi funebri della Croce d’Oro, sono stati celebrati dal parroco di Tobbiana, don Alessandro Magherini, e la salma di Bardazzi sarà cremata.
Benigni ha seguito la funzione in prima fila, accanto alla sorella Albertina, particolarmente provata dalla perdita, e al termine della funzione ha salutato i tanti che erano venuti al funerale per dare l’addio a Bardazzi ma anche per ritrovare un vecchio amico come Roberto, che non si fa vedere molto spesso a Prato ma che ha conservato tanti affetti a Vergaio e Tobbiana, dopo ha passato la giovinezza e ha mosso i primi passi nel mondo del cinema. Tra meno di un mese, il 6 ottobre, cadono i 40 anni dall’uscita del film che ha imposto Benigni all’attenzione del pubblico e della critica, quel “Berlinguer ti voglio bene” di Giuseppe Bertolucci che è un po’ il manifesto del Roberto prima maniera, il Mario Cioni stralunato che si muoveva nei paesi come Vergaio, Iolo e Tobbiana, non ancora classificati come periferie di Prato. Il Benigni del terzo millennio è certamente diverso da quello degli esordi, ma ha conservato la capacità di entrare in sintonia con la sua gente, specialmente in questi casi nei quali non indossa la consueta maschera del piccolo e grande schermo.
Bardazzi era il marito di Albertina, una delle sorelle di Benigni, e il regista de “La vita è bella” non ha fatto mancare la sua presenza. Benigni era già venuto a Prato nei giorni scorsi proprio per fare visita al cognato, che era ricoverato all’ospedale Santo Stefano, dopo aver saputo dell’aggravarsi delle sue condizioni. In pratica è stato un addio, perché di lì a poche ore il cognato ha perso la sua battaglia contro la malattia.
I funerali, a cura dei servizi funebri della Croce d’Oro, sono stati celebrati dal parroco di Tobbiana, don Alessandro Magherini, e la salma di Bardazzi sarà cremata.
Benigni ha seguito la funzione in prima fila, accanto alla sorella Albertina, particolarmente provata dalla perdita, e al termine della funzione ha salutato i tanti che erano venuti al funerale per dare l’addio a Bardazzi ma anche per ritrovare un vecchio amico come Roberto, che non si fa vedere molto spesso a Prato ma che ha conservato tanti affetti a Vergaio e Tobbiana, dopo ha passato la giovinezza e ha mosso i primi passi nel mondo del cinema. Tra meno di un mese, il 6 ottobre, cadono i 40 anni dall’uscita del film che ha imposto Benigni all’attenzione del pubblico e della critica, quel “Berlinguer ti voglio bene” di Giuseppe Bertolucci che è un po’ il manifesto del Roberto prima maniera, il Mario Cioni stralunato che si muoveva nei paesi come Vergaio, Iolo e Tobbiana, non ancora classificati come periferie di Prato. Il Benigni del terzo millennio è certamente diverso da quello degli esordi, ma ha conservato la capacità di entrare in sintonia con la sua gente, specialmente in questi casi nei quali non indossa la consueta maschera del piccolo e grande schermo.
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