Il Tirreno

Prato

Il Corteggio incanta

di Azelio Biagioni
Il Corteggio incanta

Migliaia di persone in centro, l’unico neo il ritardo di Ostensione e fuochi

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PRATO. Cinquant’anni: un compleanno importante. Quello che segna il mezzo secolo di vita. È quello appena festeggiato dal Corteggio storico di Prato che in questo arco di tempo è nato, si è evoluto, cambiato, modificato ma sempre mantenendo lo spirito di tradizione e di omaggio al Sacro Cingolo mariano custodito in Duomo. Un corteo, anche quello targato 2017, che ha attraversato una larga fetta del centro storico, perché se di festa si tratta è giusto che la città assapori la bellezza dei costumi antichi dei figuranti, le piroette delle bandiere degli sbandieratori, il suono inconfondibile delle Chiarine del Comune, i tamburi e il fascino di una manifestazione che fa parte del tessuto pratese. Quest’anno il corteggio è stato caratterizzato dal ritorno in città dei gruppi che nel corso del tempo si sono distinti per la loro bravura; come per esempio gli archibugieri di Cava dei Tirreni, i musici e gli sbandieratori della Giostra del Saracino di Arezzo e gli Oplas Teatro. Tra gli ospiti delle altre città il gruppo storico del Calcio in costume di Firenze, il gruppo storico di Acquasanta, in segno della nuova amicizia nata tra le due città in occasione del sisma nell’agosto 2016. Alle ore 20 di venerdì 8 settembre il Gonfalone del Comune di Prato, salutato dai rintocchi della campana di Palazzo Pretorio “La Risorta” , è uscito dal palazzo comunale con il sindaco Matteo Biffoni, le autorità e le rappresentanze delle città gemellate. Da qui il corteo è andato verso via Santa Caterina, via Banchelli, via Rinaldesca ed è giunto in piazza San Francesco dove si sono aggiunte le altre autorità partite da piazza del Comune. Il percorso dell’edizione dei cinquant’anni del corteggio è quindi partito alla volta di viale Piave, piazza San Marco, via Mazzini, via Verdi, via Garibaldi, via Santo Stefano, piazza Lippi, canto alle Tre Gore, via Pier Cironi, via Magnolfi, via Cavallotti, via del Serraglio via Guizzelmi e infine largo Carducci per entrare in piazza del Duomo dove tutti i gruppi in costume si sono schierati in attesa della cerimonia di ostensione della Sacra Cintola dal pulpito di Donatello, che è stata officiata dal vescovo di Prato Franco Agostinelli. Un corteggio particolare non solo per il suo mezzo secolo ma anche le misure di sicurezza adottate, soprattutto in piazza Duomo dove c’erano controlli per far accedere il pubblico alle tribune, alle sedute sul lato dell’ex Stella d’Italia e poi quanti hanno voluto assistere sia al momento religioso con l’ostensione della Sacra Cintola che allo spettacolo pirotecnico a tempo di musica dal chiostro del Duomo che ha salutato la giornata di festa pratese.

LE MISURE DI SICUREZZA. Questa edizione del Corteggio Storico si è differenziata dalle altre proprio per le misure di sicurezza, in particolare per i blocchi di cemento che sono stati piazzati nel tardo pomeriggio all’inizio di viale Vittorio Veneto per chiudere l’accesso a piazza San Marco, ma anche per i più rigidi controlli nell’accesso a piazza Duomo, con un contapersone e una particolare attenzione al contenuto delle borse. In piazza del Comune c’era anche Spok, un cane Labrador del Nucleo cinofili della polizia di Bologna specializzato nella ricerca di esplosivi.

OSTENSIONE E FUOCHI IN RITARDO. Rispetto alla tabella di marcia ufficiale, ma anche questa è una specie di tradizione, l’Ostensione della Sacra Cintola (prevista alle 22,30) e i fuochi d’artificio sono arrivati in ritardo. La sfilata dei gruppi in piazza Duomo è terminata infatti solo alle 23,30.

IL PONTIFICALE. In mattinata era stato il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano, a presiedere il solenne pontificale in occasione della festa della Natività della Vergine Maria. La messa è stata concelebrata da otto vescovi toscani e da una parte del clero diocesano. Gli otto presuli erano: il vescovo di Prato Franco Agostinelli e il pastore emerito della diocesi Gastone Simoni, poi l’arcivescovo di Lucca Italo Castellani, il vescovo emerito di Fiesole Luciano Giovannetti, i vescovi di Arezzo Riccardo Fontana, di Massa-Carrara-Pontremoli Giovanni Santucci, di Pescia Roberto Filippini e il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca.

Gremita come non mai la Cattedrale di Santo Stefano, dove dall’altare della Cappella della Madonna era esposto alla venerazione dei fedeli il Sacro Cingolo. Il cardinale Angelo Comastri, prima di entrare in Duomo durante la processione di inizio, si è soffermato fra i presenti fuori dal Duomo in particolare con i bambini ai quali ha dispensato più di una carezza affettuosa. Toccante la sua omelia dove ha ricordato l’importante figura di Maria. Ha parlato del giorno dell’annunciazione, quando l’arcangelo Gabriele andò da lei dicendole che sarebbe diventata la madre di Gesù. «Il sì di Maria – ha detto il porporato – è un sì bello e pulito, perché Maria viveva di umiltà. L’orgoglio, invece, è la distanza fra noi e Dio, è veleno per il cuore umano e oggi, purtroppo, l’orgoglio si taglia a fette».

Più volte durante le sue parole, monsignor Comastri ha ricordato Santa Teresa di Calcutta da lui conosciuta personalmente. «Un giorno – ha detto il cardinale – madre Teresa era a Roma. Mi indicò il Palatino e mi disse che là, 2000 anni prima, c’era uno dei palazzi più belli e del quale oggi restano solo rovine. C’era il palazzo di Augusto che aveva costruito tutto sull’orgoglio e prima o poi l’orgoglio scoppia. La casa di Maria a Nazareth – ha aggiunto il porporato – è invece punto luminoso, perché la Madonna l’ha costruita su Dio. E il più grande avvenimento, quello dell’annunciazione, avviene non in un tempio o in un palazzo ma in una casa, nel primo luogo dove si conosce Dio, il luogo della famiglia e dove si impara l’alfabeto della fede. San Giovanni XXIII disse di aver imparato la preghiera dell’Angelus non in seminario ma dalle labbra della sua mamma. Ecco – ha concluso il cardinale Angelo Comastri – in questo giorno di festa auguro a tutti voi che la vostra casa assomigli a quella di Maria di Nazareth».

Terminata la funzione religiosa, come tradizione vuole all’esterno del Duomo, il celebrante ha benedetto i ceri che il Comune ha donato alla Cappella della Sacra Cintola. Al pontificale erano presenti il sindaco Matteo Biffoni, il prefetto Rosalba Scialla, il questore Paolo Rossi e autorità politiche e militari. Massiccia anche la presenza di volontari di vari associazioni. In piazza Duomo diversi gli uomini delle forze dell’ordine, dalla polizia ai carabinieri alla Guardia di finanza, per vigilare in occasione della festa. Durante la benedizione dei ceri una donna, probabilmente con alcuni problemi visto il suo atteggiamento, si era avvicinata troppo alle spalle dei fotografi (che si trovano sui gradini esterni della Cattedrale) intenti ad immortalare quel momento.

Appena è stata notata, prontamente le è stato chiesto di allontanarsi ed è stata accompagnata più indietro. Una volta fra la folla ha urlato qualche frase. Ma l’episodio non ha comunque creato scompiglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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