Il dolore
Rogo della Tignamica: si cercano 15 operai spariti nel nulla
Si presume siano fuggiti dalla casa dopo l’incendio: durante il sopralluogo la procura ha sequestrato beni personali e cellulari
PRATO. C’erano almeno altre 15 persone, operai dell’azienda fantasma allestita nella casa della Tignamica. Erano lì quando le fiamme hanno avvolto la mansarda. Stavano dormendo probabilmente al primo piano della grande casa. E sono scappati. Tornati alle loro vite da fantasmi, uomini senza un volto e un nome. A raccontare della loro presenza sono dodici giacigli, i letti che si trovano nell’appartamento del primo piano e che sono stati, presumibilmente, lasciati in tutta fretta. Sfatti e con gli oggetti personali di chi li stava occupando. Ieri i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Francesco Sottosanti hanno effettuato un sopralluogo nella casa per tentare di ricostruire cos’è accaduto nelle ore precedenti al rogo in cui sono morte due persone e come funzionava quella casa-laboratorio. Molte le domande ancora aperte a cui si darà risposta nelle prossime settimane con un lavoro di accertamento e di ulteriori interrogatori. Chi erano quei 12 operai? Chi stava dormendo e lavorando in quella casa oltre all’affittuaria Hu Yinyan, al figlio quattordicenne e alle due vittime, Fu Bin e Zhao Junling? Chi erano e cosa facevano esattamente lì?
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Il materiale ritrovato è molto. Si va da documentazione dell’azienda fantasma che aiuterà a risalire ai committenti di quei vestiti che si cucivano, ogni giorno, con le 19 macchine da cucire ritrovate nella casa: 17 in mansarda e 2 al piano inferiore. Da quanto tempo la ditta era attiva? Chi sapeva? Qual è il ruolo, se ce l’ha, della proprietaria della casa che lo scorso 4 agosto aveva notificato – a mano – una diffida all’affittuaria? Al momento la proprietaria non risulta indagata mentre lo è l’affittuaria.
Tante domande a cui si daranno risposte settimana dopo settimana, com’è accaduto per la confezione Teresa Moda, quando ogni oggetto ritrovato racconterà la storia di quei circa 40 metri quadrati in cui due persone sono morte soffocate. Erano le uniche due, ma non si esclude che una terza potesse occupare un giaciglio buttato in un angolo della mansarda, che dormivano in una stanza ricavata all’ultimo piano mentre tutti gli altri erano al piano inferiore. Gli unici accanto alle macchine da cucire da cui è probabile sia partito un corto circuito, causa più probabile ad oggi dell’incendio.
Stavano dormendo probabilmente. Non indossavano i vestiti e forse si sono svegliati troppo tardi quando già le fiamme avevano avvolto i locali. Avevano la porta chiusa a chiave, risulta dall’imbotte della porta ora mangiata dalle fiamme, e non sono riusciti a uscire. Forse neppure a provare a girare la chiave. Sarà l’autopsia a raccontare quanto tempo sono sopravvissuti. Si aspetta che le famiglie delle due vittime contattino la procura: il consolato ancora non ha fornito comunicazioni. «Anche in questo caso – ha commentato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi – non possiamo far altro che rilevare l’assenza delle comunità e delle istituzioni cinesi. Nessuno ci ha contattato, o ricontattato, per fornirci informazioni sulle vittime o su chi fossero le persone presenti. C’è una totale mancanza di collaborazione: in questa città nel 2016 coi controlli sono state accertate 1.300 notizie di reato. Noi possiamo fare indagini su singoli fatti, anche grandi indagini, ma lo strumento giudiziario per un sistema come quello che c’è a Prato è inadeguato». (ile.r.)
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