Sicurezza
Sui derivati il Comune di Prato ci ha guadagnato
Due sorprese nelle motivazioni della sentenza: conti ribaltati e l’ex ragioniera che secondo il giudice ha fatto la finta tonta
PRATO. Ci sono almeno due sorprese nelle motivazioni, depositate in questi giorni, della sentenza con la quale lo scorso 31 maggio il giudice monocratico Monica Jacqueline Magi ha assolto l’istituto di credito Dexia Crediop e il suo funzionario Riccardo Sommavilla dall’accusa di truffa ai danni del Comune di Prato sulla questione dei derivati (o swap).
La prima sorpresa è che, secondo il giudice, non è assolutamente vero che il Comune avrebbe perso oltre 5 milioni di euro a vantaggio di Dexia nell’operazione di ristrutturazione del debito. Ma anzi è vero il contrario: secondo i conti del giudice il Comune ci ha guadagnato 5,6 milioni. E dunque cade la premessa della truffa.
La seconda sorpresa è che, sempre secondo il giudice, l’ex dirigente dei servizi finanziari del Comune, Graziella De Castelli, avrebbe fatto la finta tonta quando è stata chiamata a testimoniare. In altre parole avrebbe recitato la parte dell’incompetente quando invece di strumenti finanziari se ne intende eccome. Per questo il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura perché si valuti l’ipotesi della falsa testimonianza.
I conti ribaltati. Per anni ci hanno raccontato e ci siamo raccontati che i sei contratti firmati dal Comune di Prato con Dexia tra il 2002 e il 2006 (giunte di centrosinistra) per ristrutturare un debito iniziale di 177 milioni di euro e metterlo al riparo dalle oscillazioni dei tassi d’interesse avessero fatto perdere al Comune oltre 5 milioni di euro (5.196.742 euro per la precisione). Questa era l’ipotesi di partenza, sposata dalla Procura, e rilanciata dall’allora sindaco Roberto Cenni (centrodestra), quando nel 2010 decise di interrompere i pagamenti e portare il caso in Tribunale. Ma all’esito del processo il giudice Magi ha rifatto i conti e ci dice che in realtà il Comune ci ha guadagnato, almeno fino al 2014, cinque milioni e mezzo di euro. O meglio, fino al 2008 i contratti hanno generato flussi economici positivi, poi il segno è cambiato a causa della crisi finanziaria mondiale, ma a conti fatti l’operazione è rimasta in attivo per il Comune. Sul futuro nessuno è in grado di fare previsioni, ma intanto il conto, salato, è già arrivato da Londra, dove a metà giugno l’Alta corte ha ribaltato la sentenza di primo grado della causa civile e ha ordinato al Comune di pagare a Dexia 14,5 milioni di euro (di cui 2,5 di spese legali).
L’enigma De Castelli. Il giudice Magi usa proprio questo termine, enigma, per tratteggiare la figura dell’ex ragioniere capo. Che il 2 luglio 2014 si presenta in aula come testimone e, tra l’incredulità generale, confessa di non sapere quasi nulla di derivati e swap e, testuale, di non sapere che cosa aveva sottoscritto. «Rimane un mistero come sia possibile che una persona tanto incompetente - scrive il giudice Magi nelle motivazioni - sia stata nominata magistrato della Corte dei conti».
Non solo: nel 2009, proprio in qualità di magistrato, la stessa De Castelli firma un’approfondita relazione sull’indebitamento del Comune di Firenze. E quando viene chiamata a testimoniare a Londra nella causa contro Dexia sembra trasformarsi da dottor Jekyll in mister Hide. Il giudice inglese la descrive come «un responsabile finanziario senior astuto e attento. Quando ha tentato di dire che non avesse valutato gli swap le è stato mostrato un documento da lei redatto che dimostrava esattamente il contrario, rendendola furiosa». Il giudice Magi infatti non le crede nemmeno un po’ e invia gli atti in Procura per valutare la falsa testimonianza. Che però non si capisce a cosa sarebbe servita, se è vero che poi quell’operazione non procurò un danno al Comune. A meno che l’ex ragioniera non avesse dato per scontato che la truffa ci fosse stata davvero e volesse evitare che dessero la colpa a lei.
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