Gioco
Controlli sulla legalità, serve un cambio di strategia
La città si interroga sulla tragedia costata la vita a due operai a Vaiano: le reazioni di Cgil Prato, Sinistra italiana, Lega Nord e Scelta civica. Il presidente Rossi: "Solo uno sforzo collettivo potrà sconfiggere questa piaga"
PRATO. Continuano ad arrivare le prese di posizione della città, della politica e delle istituzioni dopo l'incendio che ha causato la morte di due lavoratori alla Tignamica.
- IL VESCOVO AGOSTINELLI: "NON POSSIAMO TOLLERARE"
- L'APPELLO DEL PRESIDENTE ROSSI: "CHI SA DENUNCI"
- IL VICESINDACO FAGGI: "ORA LA NUOVA FRONTIERA SONO LE CASE"
- BREZZO, FILCTEM CGIL: "SI CONTROLLI ALL'ORIGINE, NELLE TINTORIE E STAMPERIE"
- IL CONSIGLIERE MILONE: "L'AVEVO PREANNUNCIATO"
CGIL PRATO. Unendosi a tutti coloro che già hanno espresso il cordoglio e la vicinanza alle famiglie, per la tragica morte di un lavoratore e di una lavoratrice cinesi nel rogo dell’appartamento-laboratorio di Vaiano, la Cgil di Prato vuole esprimere, anche in questa occasione, la necessità di una riflessione che si spinga più avanti nella strada verso la lotta all’illegalità sul lavoro e alla necessità di condizioni umane di lavoro per tutti. Per questo riteniamo necessario ribadire quanto già dichiarato dalla Filctem CGIL della nostra provincia: ‘’Non basta controllare le aziende di confezioni che non abbiano dormitori all’interno’’.
E’ una fase, il controllo nelle aziende, che è stata ed è ancora importante ed ha dato risultati utili, ma questo episodio ci dimostra che la frontiera dell’illegalità si sposta sempre più avanti, trova nuove modalità, nuovi spazi, luoghi diversi in cui operare. Se l’illegalità riesce ad operare con modalità nuove anche il contrasto, la difesa del diritto e della legge deve spostarsi in avanti, trovare nuovi modi di esprimersi, di combattere la propria battaglia.
Il governatore Rossi e il responsabile del Piano per il Lavoro Sicuro Berti hanno parlato giustamente di coinvolgimento dei cittadini: è impensabile un controllo capillare del territorio solo con sistemi di polizia, senza l’aiuto e la collaborazione di chi quel territorio lo abita, lo vive, ne partecipa. A questa richiesta deve altresì corrispondere una risposta rapida e decisa delle Istituzioni e delle Autorità chiamate a farsene carico".
"E andando avanti su questa linea della responsabilità attiva, noi riteniamo che la stessa comunità cinese debba essere spinta a ragionare maggiormente sulle proprie modalità di lavoro, di vita, sul proprio essere parte di una città di un Paese in cui non si trova più ormai a transitare occasionalmente, ma di cui è parte importante, per quantità e qualità di presenza. Occorre che la comunità cinese di Prato abbia un ruolo attivo di integrazione nel contesto sociale e politico della comunità locale.Partendo da questo, da uno sforzo di tutte le parti in questa direzione, si potrà costruire -sicuramente con difficoltà, ma con mutamenti forti- quella coscienza di sé come parte di una comunità più ampia, che dovrà arrivare a considerare in modo diverso il proprio sistema di operare, soprattutto nel lavoro".
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE ENRICO ROSSI. "Condivido pienamente l'appello delle forze sindacali per la lotta all'illegalità sul lavoro e per la necessità di condizioni più umane per tutti i lavoratori". Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi fa suo l'appello delle forze sindacali in relazione al rogo di Vaiano in cui hanno perso la vita due giovani cittadini cinesi.
"La sicurezza nei luoghi di lavoro e la separazione dei luoghi e dei tempi di vita da quelli del lavoro è una condizione imprescindibile", continua Rossi. "La legalità è dunque una componente fondamentale. L'altra componente chiave è quella dei diritti. Oggi ci misuriamo con forme di capitalismo senza regole, capaci di regredire su terreni primitivi di oppressione. Su questo fronte garantire la sicurezza e l'incolumità dei lavoratori significa lottare contro striscianti fenomeni schiavili di sfruttamento, economia sommersa e lavoro nero, che in questa regione non avranno mai apologeti e teorici".
"Nei prossimi giorni - aggiunge il presidente della Regione - prenderò parte e promuoverò io stesso ogni forma di mobilitazione, la più ampia possibile, per sensibilizzare i cittadini, il territorio, gli amministratori e le categorie produttive. Solo la mobilitazione di tutta la società potrà assicurare che non ci siano zone d'ombra, di compromissione, né isole di extraterritorialità".
"E' compito del sindacato - conclude Enrico Rossi - promuovere la sindacalizzazione di tutti i lavoratori impiegati nel distretto pratese delle confezioni. Solo con questo sforzo collettivo potrà nascere una soggettività politica e civile in grado di affrontare e sconfiggere questa piaga".
SINISTRA ITALIANA. "Il primo dicembre 2013 un incendio divampò nel laboratorio di pronto moda della ditta “Teresa Moda” nel cuore dell'area industriale pratese causando la morte di sette operai. Dopo meno di quattro anni è accaduto di nuovo, due lavoratori sono morti a causa di un incendio di una casa trasformata in laboratorio di confezioni. E' necessario ribadirlo: ancora una volta sono morti due lavoratori, un uomo e una donna.Questa ennesima tragedia riapre con drammaticità il dibattito sul funzionamento del sistema produttivo locale e sui controlli all'interno dell'intera filiera tessile pratese". Introducono così il loro commento il segretario di sinistra italiana di Prato Andrea Martinelli e la senatrice di Sinistra Italiana Alessia Petraglia.
"Dal settembre 2014 - hanno aggiunto - è stato avviato da parte della Regione Toscana un piano triennale di potenziamento delle attività di controllo nell'area vasta, in particolare su Prato l'intervento ha riguardato quasi totalmente le aziende di confezioni gestite da cittadini di nazionalità cinese. Si è considerato questo controllo come momento centrale e risolutivo dei problemi che affliggono il territorio pratese e come mezzo persuasivo di integrazione". "Come dichiarato anche dal segretario Filctem-Cgil Massimiliano Brezzo i controlli sulle aziende di confezioni si sono rilevati non sufficienti e secondo noi impongono la necessità di un cambio di strategia. I riflettori sono puntati in modo unidirezionale sulla comunità cinese quando invece bisognerebbe avviare un sistema di controllo su tutta la filiera produttiva a partire dai committenti del mercato e dai proprietari immobiliari".
Infine aggiungono da Sinistra italiana "Come scrisse Marco Revelli all'indomani del rogo di “Teresa Moda del 2013, "Prato è un frammento del nostro mondo globalizzato. Non è certo un residuo di barbarie dentro un mondo civilizzato, è il codice con cui lavorano non le micro imprese da sottoscala o i capannoni diretti da cinesi schiavisti, ma le grandi multinazionali. Fanno finta di non vedere il vantaggio per le griffe, per gli acquirenti di quei prodotti e per i proprietari dei capannoni affittati o venduti ai cinesi: tutto questo e' stato un puro meccanismo di mercato." E' perciò necessario che le forze politiche e sociali della sinistra lavorino per invertire la rotta di un modello produttivo che impone velocità, compressione dei costi, aumento disumano dei ritmi di lavoro ed annullamento dei diritti".
LEGA NORD. Il tragico episodio consumatosi a Vaiano in un appartamento trasformato a laboratorio in cui hanno perso la vita due cittadini cinesi - afferma Patrizia Ovattoni, segretario provinciale della Lega Nord - ci riporta nuovamente a discutere sul fenomeno dell'illegalità da parte della comunità cinese. Premesso ciò - prosegue Ovattoni - ritengo del tutto inadeguato l'attuale sistema di contrasto a questo annoso problema. Se le illegalità da parte di questa comunità orientale hanno continuato a persistere nel tempo significa che, molto probabilmente, non sono stati adottati gli opportuni e necessari interventi. Per il contrasto del fenomeno - afferma la leader leghista - il Vicesindaco Faggi parla di una maggiore collaborazione da parte di tutti, in primis imprenditori e proprietari di immobili e il Presidente della Regione Rossi rivolge un appello agli affittuari. Per carità è sacrosanto ed assolutamente prezioso che chiunque venga a conoscenza di irregolarità denunci, ma pensare di risolvere un problema così spinoso anche attraverso canali di questo tipo, a mio avviso, evidenzia incompetenza ed una visione distorta del contesto. Qui occorre - sottolinea a gran voce Ovattoni - l'intervento dello Stato centrale attraverso la messa a disposizione di un congruo numero di unità delle forze dell'ordine in modo da istituire, in via straordinaria, dei gruppi interforze per poi effettuare controlli continui e serrati a magazzini, fabbriche ed abitazioni in uso a cittadini cinesi. E si badi bene, puntualizza, che l'obbiettivo non sarebbe soltanto quello di scovare e reprimere le illegalità ma di indurre questa comunità a vivere nel pieno rispetto della regole. Mi auguro che Rossi e Biffoni si facciano promotori a Roma di quanto da noi proposto. Solo in questo modo - conclude Ovattoni - ritengo si possano evitare tragedie come quella di ieri e contrastare efficacemente il fenomeno dell'illegalità cinese.
SCELTA CIVICA. "Quando le istituzioni arrivano a chiedere ai cittadini di denunciare eventuali situazioni di illegalità - interviene Scelta civica - vuol dire che i buoi sono già fuggiti e si cerca di chiudere una stalla ormai vuota. Che, dopo la nuova tragedia di Vaiano in cui due orientali hanno perso la vita per l'incendio della ditta fantasma in cui lavoravano, il presidente della Regione, Enrico Rossi chieda ai cittadini di segnalare i casi in cui si pensa che in una abitazione sia stata installata una ditta clandestina è pura follia. Sia perché di denunce di questo genere già ne vengono fatte a bizzeffe nel pratese e le autorità non riescono a controllarle tutte, sia perché i cittadini ormai si stanno rassegnando perché hanno la sensazione, che poi è una certezza, che le autorità siano incapaci di proporre interventi risolutivi. Le aziende chiudono in uno stabile e aprono in quello accanto, sempre in maniera irregolare.Purtroppo Prato e la sua Provincia pagano il prezzo di una non politica cominciata oltre venti anni fa quando l'amministrazione guidata dal Partito democratico non ha saputo mettere dei paletti ed imporre delle regole. Era un momento difficile e si chiudeva uno o entrambi gli occhi, d'accordo con le lobby economiche della città. Una situazione che si è protratta negli anni e che ha prodotto il non Stato di diritto che c'è oggi. L'economia pratese è malata. Malata di illegalità e riuscire a sanarla sarà molto dura. E di certo non si riuscirà a farlo con le denunce dei cittadini".
"La politica e il Partito democratico devono assumersi le proprie responsabilità e proporre soluzioni forti. Ma le soluzioni forti non devono cominciare dai più deboli. Il problema non nasce nelle migliaia di piccole confezioni dove si lavora giorno e notte per pochi euro, in condizioni igieniche precarie e senza alcuna garanzia previdenziale. La lotta all'illegalità va portata dove girano i milioni, ovvero nei pronto moda del Macrolotto, se si vuole eliminare come diretta conseguenza la piccola illegalità fatta di povertà, privazioni e (a volte) di morte... Nelle piccole ditte di confezioni troviamo solo chi cercano un futuro migliore. Nessuno di loro, che viene pagato 5 o 6 euro l'ora, dice di sentirsi sfruttato. Accettano orari disumani e sistemazioni improbabili in loculi abusivi e in questo periodo con un caldo terrificante. Hanno tutti la convinzione di riuscire un giorno a riscattare la propria condizione e aprire a loro volta una ditta per fare soldi. Sì, il miraggio dei soldi a tutti i costi. In mezzo però c'è una realtà sociale, quella Pratese, che soffre terribilmente questo modo di pensare e di lavorare. Una società che cerca soluzioni spesso in contrasto con chi su questi disgraziati vive di rendita immobiliare. Le lobby degli affari si intrecciano con la politica e il risultato è sotto gli occhi di tutti.Il Partito democratico che governa la Regione e tutti i comuni della Provincia di Prato faccia mea culpa e apra a soluzioni più concrete per, quantomeno, tamponare questo fenomeno che ha bisogno di strumenti ad hoc e non di denunce dei cittadini".
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