Attenzione
La distanza incolmabile tra la teoria e la pratica
Le questioni aperte dopo l'incendio che ha fatto due morti a Vaiano. In pochi hanno interesse a segnalare le irregolarità e i controlli potrebbero diventare un boomerang
MAI più, si disse dopo i sette morti nell’incendio della confezione Teresa Moda, il 1° dicembre 2013. E invece è accaduto di nuovo, non più in un capannone ma in una casa trasformata in confezione. Perché non accada ancora, hanno detto giustamente il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e il presidente della Regione Enrico Rossi, c’è bisogno della collaborazione di tutti, a partire dai proprietari italiani che affittano case e capannoni ai cinesi, ma anche di chi accanto a quelle case e a quei capannoni vive e lavora.
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Tra la teoria e la pratica, tra il dire e il fare, c’è però una distanza che non è facile colmare. Chi ha interesse, infatti, a segnalare eventuali irregolarità alle forze dell’ordine? Certamente non i confezionisti cinesi che impiantano aziende negli appartamenti o lavorano in capannoni che non rispettano le norme sulla sicurezza. Questo interesse, da un punto di vista economico, non ce l’hanno i proprietari italiani che affittano e, nonostante le dichiarazioni di facciata, spesso chiudono uno o entrambi gli occhi. Ma spesso l’interesse non ce l’hanno nemmeno quelli che vivono e lavorano accanto ai capannoni fatiscenti o alle case trasformate in dormitori abusivi. Perché in teoria dovrebbero alzare il telefono e segnalare le situazioni sospette, ma in pratica capita che siano conoscenti o amici di chi affitta, e vogliono evitare grane.
Certo, le segnalazioni ogni tanto arrivano e diventano spunti investigativi, ma l’impressione è che siano molte meno di quante potrebbero essere. Che fare, dunque? Alternative all’orizzonte non se ne vedono e conviene insistere nei controlli a tappeto scattati nel settembre 2014 su impulso del presidente Rossi proprio in seguito alla tragedia della Teresa Moda.
Anche se quanto accaduto la scorsa notte a Vaiano (e altri segnali raccolti in precedenza) fanno sorgere un dilemma. Il sospetto cioè che siano stati proprio i controlli così capillari sulle aziende iscritte alla Camera di commercio a indurre i piccoli confezionisti cinesi senza scrupoli a battere un’altra strada, quella della trasformazione degli appartamenti in laboratori. Se non risulto negli elenchi ufficiali, si sono detti, sarà più difficile che vengano a controllare che cosa faccio. Se è andata così anche nel caso della casa-fabbrica di Vaiano saranno le indagini della magistratura a stabilirlo, ma non c’è di che stare troppo tranquilli.
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