Il Tirreno

Prato

Lapide bruciata, il ricordo di Fiorello: "Lì ho visto morire Giuseppe e Renato" - Video

di Maria Lardara
A sinistra Fiorello Fabbri, a destra la lapide annerita "per noia" (foto Batavia)
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A sinistra Fiorello Fabbri, a destra la lapide annerita "per noia" (foto Batavia)

Prato: un pezzo di storia della Resistenza vandalizzato "per noia". Fabbri, partigiano, nel '44 era in prima linea contro i tedeschi: "È stata offesa tutta la città"

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PRATO. Quei colpi di fucile rimbombano ancora nelle sue orecchie, oggi come 73 anni fa. Rumore di vita e di morte, sangue e libertà, il prezzo pagato per liberare Prato dai nazifascisti. All’incrocio tra via Bologna e via Mozza sul Gorone oggi è tutto uno sfrecciare di auto e autobus. Altri rumori, altra epoca. Ma lì il partigiano Fiorello Fabbri, vicepresidente dell’Anpi pratese, ha visto la morte con i suoi occhi, lì ha visto i compagni cadere sotto i colpi dei tedeschi: si chiamavano Giuseppe Carpini e Renato Tucci, l’uno di Prato, l’altro di Firenze. E lì vede ora una lapide annerita dal fumo, ridotta così per la mano di un piromane che venerdì scorso l’ha deturpata fino a cancellare i nomi dei partigiani ammazzati.

VIDEO: Parla il partigiano Fiorello Fabbri

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«Cosa gli direi se avessi davanti l’autore del gesto? Di sicuro che non ha capito nulla della vita, che ha offeso la memoria collettiva di una città». Fiorello si arrabbia e si commuove: in quel ricordo marmoreo è inciso un pezzo della sua vita, un pezzo di storia della Resistenza pratese. Vallo a spiegare al piromane che alle forze dell’ordine ha confessato di aver incendiato la lapide per pura noia. Questo fa ancora più male a Fiorello che a 16 anni era già in prima linea: il ragazzino s’era già fatto le ossa a combattere contro i nazifascisti.

Correva il 7 settembre 1944: i tedeschi asserragliati nei locali del Fabbricone avevano iniziato a sparare sui civili. Le truppe anglo-americane erano già entrate in città ma nella parte nord s’annidavano sacche di resistenza. Fiorello era stato chiamato a intervenire insieme a una trentina di altri partigiani. «Avevamo il compito di presidiare la zona del Serraglio dove era stato bombardato il ponte della ferrovia. Ci avvertirono della presenza di una pattuglia tedesca al Fabbricone e così andammo lì con due camionette di Alleati. Una jeep si fermò all’altezza dell’attuale bar Coppini, l’altra al parcheggio della villa del Fabbricone».

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Il teatro della battaglia era distante pochi metri dal luogo in cui venne riposta la lapide all’epoca del sindaco Giovannini. Partirono raffiche di colpi, mortali per i partigiani Tucci e Carpini. Ovunque, cumuli di macerie: a premere il grilletto anche lui, il giovane Fiorello, quello che andava a lavorare dallo zio Armeno nella filatura di via Ciliani. Se non fosse stato per lui, forse si sarebbero contati tre morti: nella cruenta sparatoria si ferì gravemente anche Lido Banci, amico di Fiorello. Fu lui a caricarselo in spalla per condurlo all’ospedale. «Fu questione di un attimo. Dovevo scegliere se rimanere sul campo anche se ormai la battaglia era persa per i tedeschi oppure salvare il mio amico. Tornai alla camionetta con Lido ferito, obbligai il soldato americano a mettere in moto e a dirigersi verso l’ospedale».

Lido fu curato e si salvò. Un anno dopo, emigrò in Brasile dove s’iscrisse all’università per diventare poi un funzionario del ministero dei Trasporti brasiliano. Ma tutte le volte che ritornerà a Prato non perderà l’occasione di andare a trovare l’amico che coraggiosamente lo strappò dalla morte. Storie di amicizie sbocciate tra le ceneri della guerra e che, quando se ne riannodano i fili, riescono a scaldare anche una fredda lastra di marmo. Presto ricorrerà il 73° anniversario della Liberazione, il 6 settembre 1944: il Comune ha promesso di rimettere a posto la lapide. Fiorello ci spera più di tutti, lui che su quella strada ha rischiato di lasciarci la pelle. «Quell’episodio è stato una lezione di vita. Non è un caso che l’abbia raccontato di recente agli studenti del Buzzi dove sono stato invitato a portare una testimonianza». In fondo, sotto le bombe Fiorello aveva l’età di quegli alunni che l’hanno ascoltato sui banchi di scuola.

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