Italia
Scoppia il caos alla Dogaia: un ferito
Un gruppo di detenuti magrebini svuota le celle e blocca i corridoi con le brande. Altri si autoinfliggono tagli con le lamette
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PRATO. Il caos è scoppiato all’improvviso, senza che vi fosse nessuna avvisaglia. Lunedì, ore 13. Alcuni detenuti, tutti di nazionalità magrebina, tolgono le brande dalle celle e le spostano nel corridoio del reparto, a mo’ di barriera. Bloccano gli agenti della polizia penitenziaria, che non riescono più a transitare nella quinta sezione della Dogaia. Ma non basta: nel frattempo, in uno scenario ormai fuori controllo, alcuni di loro ingeriscono dei corpi estranei e si autoinfliggono ferite sul corpo con delle lamette da barba. Mentre altri rompono i vetri del cancello di ingresso.
Accade tutto nel carcere di Prato, in un drammatico pomeriggio di fine estate. Il motivo? «La refrattarietà – spiegano in una nota i sindacati Sappe e Uilpa – di alcuni detenuti di etnia magrebina nell’accettare le regole di turnazione per l’ammissione al lavoro interno». Per questo, fino al tardo al pomeriggio di lunedì, la situazione è rimasta fuori controllo e gli stessi poliziotti, per riportare la calma, sono dovuti rimanere in servizio ben oltre l’orario programmato. Con un detenuto che, dopo essersi ferito con delle lamette, è stato trasportato al pronto soccorso del Santo Stefano di Prato, piantonato dagli agenti.
IL SAPPE: «SERVONO AGENTI»
Non è la prima volta che all’interno del carcere pratese la situazione sfugge di mano. È per questo che i sindacati dei poliziotti tornano a farsi sentire. «Le condizioni del reparto di media sicurezza sono critiche – affermano dal Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria – e sono a rischio la sicurezza interna dell’istituto e l’incolumità del personale». Fortunatamente, durante i disordini, nessun agente è rimasto ferito. «Ma non per questo – prosegue il Sappe – bisogna sminuire l’accaduto in quanto le azioni poste in essere, per futili motivi, risultano veri e propri atteggiamenti di sfida nei confronti di uomini in divisa, che rappresentano l’istituzione Stato e che giornalmente cercano di svolgere la propria attività lavorativa con dignità, seppure con sempre più notevoli difficoltà». «Ogni giorno – rimarca il segretario generale del sindacato, Donato Capece – arrivano dagli istituti di pena della Toscana resoconti inquietanti rispetto ai continui eventi critici che si verificano. Mi appello al ministro della Giustizia, Andrea Orlando: le carceri sono più sicure assumendo i poliziotti che mancano e finanziando gli interventi per potenziarne i livelli di sicurezza».
I NUMERI
Il cordinatore territoriale della Uilpa polizia penitenziaria, Massimo Lavermicocca, snocciola cifre inquietanti sulla Dogaia. «Nell’istituto Pratese, dopo l’attuazione delle misure della sorveglianza a celle aperte per gli effetti della sentenza Torreggiani – sottolinea – sono ritenute ormai inadeguate a fronteggiare una popolazione in costante aumento, con una presenza di circa 670 detenuti, infatti nelle sezioni detentive sono aumentati gli episodi di violenza, di questi il 70% risulta essere di popolazione extracomunitaria, con notevole difficoltà di adattamento di culture diverse. Il personale di sorveglianza, invece, risulta carente con una forza di circa 230 agenti a fronte dei 345 agenti previsti: con una carenza di 125 uomini».
LA CGIL: «NUOVO DIRETTORE»
La Cgil chiede immediatamente un cambio ai vertici del carcere. «Le ragioni che hanno determinato questa protesta – scrive Sandro Malucchi, segretario provinciale Cgil Fp – non sono ancora chiare ma una parte di detenuti autori della rivolta in questione sono già noti per azioni di autolesionismo, aggressioni al personale e agli altri detenuti. Vista la totale assenza di provvedimenti la polizia penitenziaria di Prato metterà in atto ulteriori forme di protesta e chiede l’avvicendamento dei vertici».
Accade tutto nel carcere di Prato, in un drammatico pomeriggio di fine estate. Il motivo? «La refrattarietà – spiegano in una nota i sindacati Sappe e Uilpa – di alcuni detenuti di etnia magrebina nell’accettare le regole di turnazione per l’ammissione al lavoro interno». Per questo, fino al tardo al pomeriggio di lunedì, la situazione è rimasta fuori controllo e gli stessi poliziotti, per riportare la calma, sono dovuti rimanere in servizio ben oltre l’orario programmato. Con un detenuto che, dopo essersi ferito con delle lamette, è stato trasportato al pronto soccorso del Santo Stefano di Prato, piantonato dagli agenti.
IL SAPPE: «SERVONO AGENTI»
Non è la prima volta che all’interno del carcere pratese la situazione sfugge di mano. È per questo che i sindacati dei poliziotti tornano a farsi sentire. «Le condizioni del reparto di media sicurezza sono critiche – affermano dal Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria – e sono a rischio la sicurezza interna dell’istituto e l’incolumità del personale». Fortunatamente, durante i disordini, nessun agente è rimasto ferito. «Ma non per questo – prosegue il Sappe – bisogna sminuire l’accaduto in quanto le azioni poste in essere, per futili motivi, risultano veri e propri atteggiamenti di sfida nei confronti di uomini in divisa, che rappresentano l’istituzione Stato e che giornalmente cercano di svolgere la propria attività lavorativa con dignità, seppure con sempre più notevoli difficoltà». «Ogni giorno – rimarca il segretario generale del sindacato, Donato Capece – arrivano dagli istituti di pena della Toscana resoconti inquietanti rispetto ai continui eventi critici che si verificano. Mi appello al ministro della Giustizia, Andrea Orlando: le carceri sono più sicure assumendo i poliziotti che mancano e finanziando gli interventi per potenziarne i livelli di sicurezza».
I NUMERI
Il cordinatore territoriale della Uilpa polizia penitenziaria, Massimo Lavermicocca, snocciola cifre inquietanti sulla Dogaia. «Nell’istituto Pratese, dopo l’attuazione delle misure della sorveglianza a celle aperte per gli effetti della sentenza Torreggiani – sottolinea – sono ritenute ormai inadeguate a fronteggiare una popolazione in costante aumento, con una presenza di circa 670 detenuti, infatti nelle sezioni detentive sono aumentati gli episodi di violenza, di questi il 70% risulta essere di popolazione extracomunitaria, con notevole difficoltà di adattamento di culture diverse. Il personale di sorveglianza, invece, risulta carente con una forza di circa 230 agenti a fronte dei 345 agenti previsti: con una carenza di 125 uomini».
LA CGIL: «NUOVO DIRETTORE»
La Cgil chiede immediatamente un cambio ai vertici del carcere. «Le ragioni che hanno determinato questa protesta – scrive Sandro Malucchi, segretario provinciale Cgil Fp – non sono ancora chiare ma una parte di detenuti autori della rivolta in questione sono già noti per azioni di autolesionismo, aggressioni al personale e agli altri detenuti. Vista la totale assenza di provvedimenti la polizia penitenziaria di Prato metterà in atto ulteriori forme di protesta e chiede l’avvicendamento dei vertici».
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