Il Tirreno

Prato

Dà fuoco alla baracca poi viene pestato

Dà fuoco alla baracca poi viene pestato

Regolamento di conti nel campo nomadi di via Pollative, un quarantenne denunciato. Recuperati un fucile e una scacciacani

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PRATO. Forti contrasti su piccole questioni: mezzo metro di terra arida e sporca in più o in meno attorno alla roulotte. Eppure tanto è bastata per far degenerare i rapporti tra due uomini, entrambi di una quarantina di anni, che hanno vissuto nel campo nomadi di via Pollative, uno dei quattro campi di sosta “storici” di Prato, occupato da almeno venticinque anni da una cinquantina di sinti.

Domenica notte chi avanzava pretese ha dato fuoco a un baracca di lamiera di proprietà dell’antagonista che proprio a causa dei frequenti litigi qualche mese fa aveva lasciato il campo di via Pollative per trasferirsi altrove. All’interno del prefabbricato, quasi tutto distrutto dal fuoco, era stata ricavata una cucina di fortuna.

L’allarme è scattato intorno alle 6: un denso fumo nero ha invaso campo e roulotte ed è scattata la chiamata ai vigili del fuoco. Fortunatamente dentro e attorno al prefabbricato incendiato non c’era nessuno e le fiamme sono state circoscritte. Danni pochi, dunque, ma la situazione avrebbe potuto degenerare e trasformarsi in una tragedia in una manciata di minuti.

Storia dai contorni ancora poco chiari che i carabinieri della stazione di Iolo, del Nucleo radiomobile coadiuvati dagli uomini della Compagna d’intervento di Firenze hanno cercato di ricostruire tassello dopo tassello. Perché un paio di ore dopo l’allarme incendio, al pronto soccorso dell’ospedale di Prato è arrivato un uomo ridotto piuttosto male evidentemente pestato malamente (ricoverato con una prognosi di una quindicina di giorni). Secondo quanto accertato dagli investigatori si tratterebbe dell’incendiario evidentemente rimasto vittima di una sorta di spedizione punitiva da parte di personaggi rimasti, al momento, sconosciuti.

Il quarantenne, piantonato in ospedale e interrogato per diverse ore, non ha fatto alcuna ammissione. Ma gli elementi a suo carico sarebbero comunque emersi anche grazie alle numerose testimonianze raccolte dagli investigatori: è stato denunciato a piede libero per incendio doloso e danneggiamenti. Uno scarso aiuto alle indagini sarebbe venuto anche dalla vittima che avrebbe sostenuto di non sapere nulla in quanto lontano da via Pollative da tempo. Durante gli accertamenti i carabinieri hanno recuperato un fucile perfettamente funzionante, senza matricola abrasa, nascosto in un terreno poco distante dalla baracca incendiata risultato rubato a Monsummano Terme nel 2015 e all’interno dell’auto della compagna dell’incendiario è stata sequestrata una pistola scacciacani priva però del tappino rosso che indica che si tratta di un’arma a salve.

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