Il Tirreno

Prato

L’arte della tessitura non parla più italiano

Maria Lardara
Un operaio ai telai della Macotex di via Cava
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Un operaio ai telai della Macotex di via Cava

Prato, in città sono rimaste quindici aziende e di giovani pratesi disposti a mandare avanti i telai non se ne trovano più

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PRATO. In principio fu il tessitore, l’uomo al telaio. E quando girano i telai, si tessono le pezze. È sempre stata questa la colonna sonora di Prato, omaggiata anche da Edoardo Nesi in “Storia della mia gente” quando si legge che «il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città». Ma quella musica è cambiata, da tempo: le tessiture conto terzi più strutturate ormai si contano sul palmo della mano (una quindicina in tutto) e i tessitori sono sempre merce più rara sul mercato del lavoro. Dieci tessitori in erba sono quelli che cerca la società Adecco per un corso di formazione specifico che inizierà a ottobre.

Lo organizza in collaborazione con il Pin (Polo Universitario Pratese) ma chissà quanti risponderanno all’appello visto quanto sta diventando difficile reperire queste figure. Ne sa qualcosa Luca Giusti, presidente di Confartigianato Imprese Prato e titolare della tessitura Macotex, uno che col suono del telaio ci va a nozze da almeno trent’anni. «É un mestiere che “sfibra” e che deve piacere, inevitabilmente – osserva Giusti - Un lavoro che sempre meno attrae i giovani che e vedono nella tessitura un ambiente a loro poco congeniale per via del rumore e dell’organizzazione su più turni».

Le macchine non si fermano mai, nemmeno al calar del sole, quando s’avvicina il turno di notte e quando magari a quell’ora tanti giovani vorrebbero fare altro. Il mestiere del tessitore tira invece tra gli operai di nazionalità pakistana, come dimostra il numero in crescita di maestranze al telaio provenienti una terra dove la nobile arte del tessere ha millenarie radici. «Si adattano facilmente ai ritmi in tessitura, alcuni sono persino laureati», sottolinea Giusti che in tessitura di dipendenti di nazionalità extraeuropea ne ha sette, la metà del personale: due di loro si son fatti le ossa e stanno diventando assistente di tessitura, livello più alto della qualifica di tessitore.

La Macotex ha persino avuto un tessitore pakistano con tanto di laurea in tasca che parlava quattro lingue straniere. Giovani pratesi che bussano in tessitura col curriculum in mano se ne vedono invece molto pochi. «Abbiamo impiegato diversi mesi prima di trovare un giovane apprendista, alla fine la ricerca è andata a buon fine», racconta Giusti. Generalmente i tessitori vengono assunti a tempo indeterminato (la paga mensile base s’aggira intorno ai 1500-1600 euro netti) e, nei momenti dei picchi di produzione, si ricorre ai contratti interinali.

Ma si può prendere lezione di telaio? «Si fa fatica a trovare tessitori anche perché mancano scuole di formazione specifiche: una volta si andava dall’artigiano a imparare ma ormai di artigiani ce ne sono pochi», ammette Andrea Borelli, titolare delle tessiture Italia e Italia 2.0 di Montemurlo che danno lavoro a una trentina di persone. Anche lui concorda sul fatto che gli operai pakistani e indiani si adattino in tessitura perché «ce l’hanno del dna, provenendo da una terra di tessitori».

Intanto, per il sesto anno consecutivo le macchine della tessitura Italia viaggiano anche ad agosto per gestire le ultime commesse, fresche fresche, dei lanifici in vista di settembre: in ditta ci s’organizza con le ferie scaglionate da luglio a settembre pur di non perdere un euro di fatturato per strada. Ormai nel mondo del tessile conto terzi le vacanze d’agosto sono un optional da tanti anni. Anche per la tessitura Nunziati, piccola impresa a conduzione familiare, fiore all’occhiello della filiera con la sua specializzazione nella maglia. «Come dare torto ai giovani che non vogliono entrare in tessitura? È un lavoro che offre poche garanzie di questi tempi, sempre più “mordi e fuggi” perché è così che ormai si lavora», fa notare l’imprenditrice Grazia Nunziati commentando l’iniziativa del corso. C’è poi la questione del ricambio generazionale che solleva Giacomo Paci, già presidente della Cna di Montemurlo e titolare di una tessitura a conduzione familiare. «Se nelle ditte mancano tessitori è perché chi c’era prima è andato in pensione».
 

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