Sicurezza
Suora “quasi” sfrattata per dar casa ai profughi
L’allarme su Facebook di sorella Elisabetta che gestisce la casa di preghiera di Cerreto. Il Santa Rita in cerca di una struttura
PRATO. Traslocare una suora che gestisce una casa di preghiere a Cerreto, per destinare l’immobile all’accoglienza di richiedenti asilo. Un’idea coltivata, per qualche tempo, dal Santa Rita, la cooperativa cattolica che gestisce - assieme ad Astir e Pane e Rose - i servizi per i migranti, che ne ha in carico circa 380 distribuiti in una dozzina di strutture, ma presto archiviata. A consigliere cautela sulla destinazione futura della casa Madonna della Tenerezza in via della Tofanaia e di Butia, pare sia stata, tra le altre cose, l’entrata “a gamba tesa” di sorella Elisabetta, la suora che da tempo vive nella bella casa in mezzo al verde, organizzando incontri di preghiera e ritiri spirituali, che ha utilizzato i social per lanciare l’allarme. «Carissimi amici - ha scritto sulla sua pagina Facebook - purtroppo a fine settembre, con tanto dolore, dovrò lasciare la casa Madonna della Tenerezza. Se qualcuno avesse da suggerirmi un luogo dove poter continuare l'esperienza di casa di preghiera, ve ne sarei molto grata. Intanto vi chiedo il dono della preghiera perché presto possa aprirsi una strada». Firmato «sorella Elisabetta».
«La casa di Cerreto - spiega Roberto Macrì, presidente dell’Opera Santa Rita - è solo una delle strutture che stiamo prendendo in considerazione, non a causa di nuovi arrivi, ma per la necessità di trasferire, entro qualche mese, 25 richiedenti asilo da una delle case di prima accoglienza nelle quali ora vivono». Il problema, insomma, esiste. E la questione è diventata di attualità nel momento in cui il Comune ha deciso di rientrare in possesso della palazzina ex Anci di via Roma «che vogliamo ristrutturare - spiega il vicesindaco con delega all’immigrazione Simone Faggi - per creare alloggi per l’emergenza abitativa». Una situazione in stand-by da tempo: l’Opera Santa Rita non ha potuto adeguare la palazzina che ospita i 25 richiedenti asilo secondo gli standard previsti dall’accoglienza «appunto perché - precisa Macrì - non sapevamo per quanto ancora avremmo potuto utilizzarla. Ora che il Comune ha intenzione di destinarla ad altre funzioni, è arrivato il momento di trovare una soluzione definitiva che risponda, però, agli standard di qualità di tutte le altre nostre case». Sono almeno una decina gli immobili che il Santa Rita sta valutando «e volentieri prenderemo in considerazione anche altre soluzioni sul territorio - prosegue Macrì - se ci verranno presentate e se avranno i requisiti, primo tra i quali un’adeguata collocazione territoriale». Che la casa di Cerreto - secondo il giudizio del presidente del santa Rita - non aveva: «Troppo distante e isolata - conclude Macrì - ha sempre rappresentato l’ultima delle possibilità».
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