Sicurezza
Vigilanti convocato in Procura a Firenze non risponde al pm
Prato, inchiesta sui delitti del mostro: ora l’ipotesi di reato è ufficialmente il concorso negli otto duplici omicidi
PRATO. Il primo faccia a faccia ufficiale tra il procuratore aggiunto Luca Turco e Giampiero Vigilanti, l’ex legionario pratese indagato nella nuova inchiesta sui delitti del mostro di Firenze, è durato non più di un quarto d’ora. Giusto il tempo, per Vigilanti, di avvalersi della facoltà di non rispondere e ripartire alla volta di Prato in compagnia dell’avvocato difensore Diego Capano.
Vigilanti, 87 anni, è stato convocato ieri pomeriggio in Procura a Firenze e certamente il magistrato non si aspettava che potesse rispondere alle domande, almeno in questa fase, ma la convocazione è almeno servita per mettere un punto sull’ipotesi di reato: non solo armi, come aveva lasciato intendere mercoledì scorso il procuratore capo Giuseppe Creazzo, ma la ben più grave ipotesi di concorso nei duplici omicidi del mostro. Ora è scritto nero su bianco. Sarebbe la stessa ipotesi, ma qui bisogna ancora usare il condizionale, per la quale è indagato il medico Francesco Caccamo, 86 anni, ultima residenza conosciuta a Dicomano, nel Mugello.
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Di lui in realtà non si è parlato ieri pomeriggio a Firenze, anche se indiscrezioni di stampa uscite nei giorni scorsi affermavano che fosse stato proprio Vigilanti a tirarlo in ballo, e non da ora, nella nuova inchiesta sul mostro, per la quale le uniche condanne al momento sono quelle di Giancarlo Lotti e Mario Vanni, i cosiddetti “compagni di merende” (mentre Pietro Pacciani morì mentre era in attesa di essere nuovamente processato dopo l’annullamento dell’assoluzione in appello).
Se davvero Giampiero Vigilanti, come è stato scritto nei giorni scorsi, oltre a tirare in ballo il medico di Dicomano ha fatto delle affermazioni auto-indiziarie si porrà poi il problema della loro utilizzabilità. Il Codice di procedura penale prevede infatti che, nel momento in cui un testimone dice cose che potrebbero essere usate contro se stesso, l’interrogatorio debba interrompersi e il testimone, ora indagato, sia assistito da un avvocato. Vigilanti è stato sentito più volte, sia nella sua casa di via dell’Anile che a Firenze, è lui stesso a dirlo, ma sebbene la nuova inchiesta sia iniziata nel 2013 l’iscrizione nel registro degli indagati è del 2017 e il suo avvocato è stato coinvolto solo ieri. E praticamente certo che l’ex legionario tornerà presto a Firenze: si aspetta una convocazione per un prelievo di Dna, l’arma in più di questa nuova inchiesta.
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