Il Tirreno

Prato

Muore e lascia mezza eredità ai gatti

di Maria Lardara
I dirigenti comunali Augusto Bassolino e Sergio Spagnesi insieme all’assessore Filippo Alessi al gattile di via Bogaia
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I dirigenti comunali Augusto Bassolino e Sergio Spagnesi insieme all’assessore Filippo Alessi al gattile di via Bogaia

La commovente vicenda di un anziano di Carmignano che ha voluto aiutare anche il vicino di casa e la donna delle pulizie

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PRATO. «No a chi ama cani e gatti e ignora il vicino». Di sicuro papa Francesco, quando pronunciò questa frase che all’epoca suscitò tante reazioni fra gli animalisti, non aveva mai conosciuto il signor Mario Villani di Carmignano e il suo cuore generoso, verso gli animali e il prossimo. No, non avrebbe mai potuto. Il messaggio del Pontefice è del maggio 2016, il signor Mario decise di fare testamento il 25 luglio 2014, esattamente tre anni fa. Decise che una parte della sua eredità doveva andare al gattile comunale di Tavola che accoglie un centinaio di gatti randagi e abbandonati. Non solo. L’anziano vedovo, originario di Signa, ha avuto anche un pensiero nei confronti del vicino di casa: gli lascerà 10mila euro. Non ha dimenticato nemmeno la colf, la donna delle pulizie che viveva in paese, che riceverà un lascito ancora più sostanzioso: 20mila euro.

La mente era lucida quando furono prese carta e penna per scrivere le ultime volontà, pochi giorni prima della morte. Era il 7 agosto 2014, il signor Mario non aveva eredi. O meglio, i suoi unici figli erano i gatti, soprattutto i più sfortunati, senza un padrone e una ciotola di croccantini. Potrebbe essere un remake della favola degli Aristogatti ambientata in una casa colonica di Carmignano. Dimenticate però Duchessa, Minou, Bizet e Matisse, i gatti aristocratici che fanno parte della pellicola prodotta dalla Walt Disney.

L’anziano signore, un uomo molto riservato che sembrava aver fatto un patto con Madre Natura fin dalla nascita, visto non solo l’amore per gli animali ma anche per le piante e per la natura in generale, decise di assicurare la casa ai trovatelli della Bogaia, quelli del gattile. Il benefattore Mario ha lasciato in eredità la sua colonica perché metà del ricavato della vendita (poi avvenuta) venisse devoluto al canile e gattile di Tavola, metà alla Caritas di Prato e alla casa accoglienza anziani di Comeana. Una torta divisa in fette uguali, circa 52mila euro a testa. Una somma di tutto rispetto che potrebbe servire a sfamare e curare i felini di Tavola, che vediamo scorrazzare fuori e dentro il casolare di proprietà del Comune.

Ora, per la verità nella sua memoria testamentaria Villani cita espressamente il canile e gattile di Tavola perché all’epoca in cui conobbe e visitò la struttura erano ospitati anche i cani Zagor e Barattolo. A loro il gentile signore di 86 anni (era nato nel 1928) decise di affidare i suoi quattro mici prima che restassero orfani del defunto padrone. Non finisce qui: il patrimonio del signor Villani consisteva in altri beni mobili tanto che altri 30mila euro sono finiti nelle mani della Caritas di Prato e altri 20mila sempre alla residenza per anziani di Comeana.

Si presuppone che Villani fosse un uomo di fede, molto devoto alla chiesa. Un novello San Francesco che amava Dio e gli animali, soprattutto i gatti. Mario è morto quasi tre anni fa ma solo ora è stato possibile sapere del lascito per il gattile di cui si sa anche in Comune. Pochi se lo ricordano a Carmignano: era una persona molto schiva e riservata.

«Magari non gli farà piacere che si parli di lui da lassù», ammette l’ex vicino, quello che accorreva in aiuto dell’anziano ogni volta che si guastava il cancello automatico, anche lui ricompensato con una piccola parte dell’eredità. È lui a raccontarci la passione smisurata per i gatti di Mario, che teneva sempre aperta la finestra di casa per farli entrare anche al buio, attirandoli con vassoi di crocchette e ciotole d’acqua. Era fatto così, il paladino dei mici. La sua casa era diventata una specie di colonia felina con un viavai di gatti a tutte le ore del giorno e della notte. A ogni miagolio, Mario si precipitava per rifocillare i tanti pelosi che affollavano il suo giardino, anche loro creature di Dio. Questo ce lo insegna, in fondo, anche il testamento di Mario.

 

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