Proteste
Confindustria, Firenze scioglie le riserve
di Maria Lardara
Benché in ritardo, l’elezione del giovane pratese Marco Ranaldo sembra fatta grazia al chiarimento che arriva dal capoluogo
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PRATO. Sembrava Firenze lo scoglio sulla strada dell’elezione di Marco Ranaldo alla presidenza di Confindustria Toscana. Ma non è così. Dopo una giornata nervosa e convulsa, il presidente degli industriali fiorentini Luigi Salvadori, ha voluto chiarire in una conferenza stampa convocata in serata, che il nome indicato dal capoluogo è proprio quello del giovane industriale pratese. «Firenze non tollera né gonfaloni né personalismi e non si vuole accapigliare sul nome – ha detto Salvadori – Noi puntiamo tutto sul progetto di rilancio». Detto questo, il presidente degli industriali fiorentini ha chiarito che il motivo per cui non aveva ancora indicato il suo candidato è dipeso solo da una questione di tempi: la riunione di Confindustria Firenze era già stata convocata per la sera, il consiglio toscano si è riunito al mattino. «Noi siamo pronti per presentare il nome di Ranaldo anche prima di agosto, aspettiamo la convocazione di Pacini», ha assicurato Salvadori.
Facendo un po’ di storia, secondo la logica della rotazione territoriale nel 2008 la grossetana Antonella Mansi, ex presidente dei giovani industriali toscani, subentrò al fiorentino Sergio Ceccuzzi: dopo di lei, è stato il turno di un pisano, Pierfrancesco Pacini. Ma il “dopo Pacini” è più sofferto del previsto, dopo che è saltato il consiglio di presidenza dell'associazione degli industriali toscani, quello che ieri avrebbe dovuto eleggere il giovane pratese Alessio Marco Ranaldo, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana Nord, titolare delle aziende Pointex e Alma spa specializzate in tessuti tecnici. Solo un rinvio di qualche giorno, a quanto pare. Nelle ultime settimane, grazie anche al sì di Confindustria Firenze, s’era creata una convergenza intorno alla figura del 31enne pratese, unico candidato a dare la disponibilità nella rosa dei nomi in mano al consiglio dei saggi (Massimiliano Valtriani di Pisa, Cesare Cecchi di Siena e il presidente regionale dei costruttori, Riccardo Spagnoli). «Ranaldo l’ha fatto per senso di responsabilità e appartenenza all’associazione», dicono negli ambienti degli industriali pratesi. Quel sì degli industriali fiorentini con la “benedizione” del loro presidente Luigi Salvadori non era per nulla scontato: Ranaldo è un uomo di Confindustria Toscana Nord, quella che aggrega Prato con Pistoia e Lucca tenendo alla larga Firenze, quella che pesa di più nel sistema regionale di Confindustria in termini di contribuzione delle aziende.
Chi lo conosce lo descrive come un imprenditore in gamba, una persona preparata, al timone di due aziende con sede sul confine tra Firenze e Prato (Capalle) che danno lavoro a oltre trecento persone. Finora comunque ai pratesi non è andata tanto bene: brucia ancora la bocciatura di Andrea Cavicchi nell’aprile 2016, deus ex machina del progetto di Confindustria Toscana Nord. L’ex presidente dell’Unione industriale pratese, ora numero uno del Centro di Firenze per la Moda Italiana, non raggiunse all'epoca il quorum dei 2/3 dei voti assegnati pur avendo la maggioranza semplice come da statuto: eppure, era lui l’unico candidato dopo la rinuncia a quella poltrona di Andrea Fabianelli (Confindustria Toscana Sud) così da convogliare la scelta del consiglio dei saggi su Cavicchi. Secondo alcune indiscrezioni, la "colpa" dei due aspiranti presidenti sarebbe stata quella è di non essere fiorentini. Tre mesi dopo, si dimise il presidente di Confindustria Firenze, Massimo Messeri, manager della Ge-Nuovo Pignone. Fu un vero terremoto per tutto il sistema Confindustria. Potrebbe essere che anche stavolta l'associazione del capoluogo mal digerisca un presidente non suo e punti i piedi per la leadership regionale.
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Facendo un po’ di storia, secondo la logica della rotazione territoriale nel 2008 la grossetana Antonella Mansi, ex presidente dei giovani industriali toscani, subentrò al fiorentino Sergio Ceccuzzi: dopo di lei, è stato il turno di un pisano, Pierfrancesco Pacini. Ma il “dopo Pacini” è più sofferto del previsto, dopo che è saltato il consiglio di presidenza dell'associazione degli industriali toscani, quello che ieri avrebbe dovuto eleggere il giovane pratese Alessio Marco Ranaldo, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana Nord, titolare delle aziende Pointex e Alma spa specializzate in tessuti tecnici. Solo un rinvio di qualche giorno, a quanto pare. Nelle ultime settimane, grazie anche al sì di Confindustria Firenze, s’era creata una convergenza intorno alla figura del 31enne pratese, unico candidato a dare la disponibilità nella rosa dei nomi in mano al consiglio dei saggi (Massimiliano Valtriani di Pisa, Cesare Cecchi di Siena e il presidente regionale dei costruttori, Riccardo Spagnoli). «Ranaldo l’ha fatto per senso di responsabilità e appartenenza all’associazione», dicono negli ambienti degli industriali pratesi. Quel sì degli industriali fiorentini con la “benedizione” del loro presidente Luigi Salvadori non era per nulla scontato: Ranaldo è un uomo di Confindustria Toscana Nord, quella che aggrega Prato con Pistoia e Lucca tenendo alla larga Firenze, quella che pesa di più nel sistema regionale di Confindustria in termini di contribuzione delle aziende.
Chi lo conosce lo descrive come un imprenditore in gamba, una persona preparata, al timone di due aziende con sede sul confine tra Firenze e Prato (Capalle) che danno lavoro a oltre trecento persone. Finora comunque ai pratesi non è andata tanto bene: brucia ancora la bocciatura di Andrea Cavicchi nell’aprile 2016, deus ex machina del progetto di Confindustria Toscana Nord. L’ex presidente dell’Unione industriale pratese, ora numero uno del Centro di Firenze per la Moda Italiana, non raggiunse all'epoca il quorum dei 2/3 dei voti assegnati pur avendo la maggioranza semplice come da statuto: eppure, era lui l’unico candidato dopo la rinuncia a quella poltrona di Andrea Fabianelli (Confindustria Toscana Sud) così da convogliare la scelta del consiglio dei saggi su Cavicchi. Secondo alcune indiscrezioni, la "colpa" dei due aspiranti presidenti sarebbe stata quella è di non essere fiorentini. Tre mesi dopo, si dimise il presidente di Confindustria Firenze, Massimo Messeri, manager della Ge-Nuovo Pignone. Fu un vero terremoto per tutto il sistema Confindustria. Potrebbe essere che anche stavolta l'associazione del capoluogo mal digerisca un presidente non suo e punti i piedi per la leadership regionale.
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