Gioco
"I talenti del calcio? prendiamoli nei Cie": come nel film di Checco Zalone
Dalle intercettazioni dell'inchiesta sulla tratta di baby calciatori spunta un colloquio tra due procuratori che pensano di reclutare giovani promesse nei Centri di identificazione ed espulsione
PRATO. Le giovani promesse del calcio? Prendiamole direttamente nei Centri di identificazione ed espulsione. Detta così, sembra una battuta degna di un film di Checco Zalone, ma scorrendo le intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Prato sulla tratta di giovani calciatori ivoriani che secondo i magistrati sono stati fatti arrivare in Italia in violazione del Testo unico sull’immigrazione si scopre che qualcuno ci aveva pensato seriamente.
L’intercettazione in questione riporta un dialogo tra il procuratore di Agliana Leonardo Giusti e il suo collega di Rimini Mauro Cevoli. Nel colloquio a un certo punto Giusti la butta là. Anziché sobbarcarci i costosi viaggi in Costa d’Avorio per visionare i giovani talenti africani, perché non organizziamo qualche torneo di calcio nei Cie siciliani? Vediamo chi è bravo e quando escono dai Centri di identificazione troviamo il modo di fargli avere il permesso di soggiorno e li facciamo entrare nella nostra scuderia. L’interlocutore sembra apprezzare, dice che è una buona idea, ma non risulta che sia mai stata messa in pratica.
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La scena ricorda in maniera impressionante la gag contenuta nel film campione d’incassi “Quo Vado” di Checco Zalone, quando quest’ultimo viene mandato a fare la guardia a un Centro di identificazione a Lampedusa e ammira il palleggio di un profugo di colore concludendo: «Per me è sì, benvenuto in Italia». Agli altri che chiedono di entrare risponde: «Eh no, ragazzi, i laureati dopo. Un mediano dai piedi buoni c’è?».
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