Il Tirreno

Prato

Ovattoni e Marchi nominati dalla Regione nel cda del Pecci

Cristina Orsini
Il museo di arte contemporanea Pecci
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Il museo di arte contemporanea Pecci

Prato, andranno a occupare le ultime due sedie libere nell’organismo, Ilaria Bugetti: "Viene riconfermato il ruolo attivo dell'ente nel governo del museo di arte contemporanea"

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PRATO. Patrizia Ovattoni segretaria della Lega Nord di Prato e Lorenzo Marchi, coordinatore di Democrazia solidale, nominati dalla Regione nel cda della Fondazione Pecci. Dopo quattro mesi di attesa - dall’approvazione del Piano regionale di sviluppo avvenuta nel marzo scorso nel quale è stata messa “nero su bianco” la volontà della Regione di entrare a far parte delle leve di comando del museo pratese - si è trovata la quadra sui nomi la cui scelta spetta, in caso di doppia investitura, sia alla maggioranza che all’opposizione.

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«Voglio esprimere a Marchi e Ovattoni i miei sinceri auguri di buon lavoro e soprattutto voglio evidenziare che, al di là di questa importante designazione di due esponenti pratesi nel cda del Pecci, viene riconfermato il ruolo attivo della Regione nella fondazione – ha commentato la vicepresidente della commissione cultura Ilaria Bugetti – Un supporto che, sono certa, testimonia l’attenzione verso una realtà in crescita, un vero e proprio fiore all’occhiello delle istituzioni culturali nel panorama regionale e nazionale».

Ovattoni e Marchi andranno a occupare le ultime due sedie vuote del cda - in carica da ormai un anno e mezzo - che vede alla presidenza Irene Sanesi, consiglieri Fabio Gori, Edoardo Donatini e Nicola Ricciardi (tutti di nomina del Comuna di Prato), Luciana Schinco e Silvia Cangioli.

E se Ovattoni preferisce il riserbo: «Non faccio dichiarazioni sul Pecci per il momento. Posso solo dire che tengo molto a questo incarico perché l’arte contemporanea mi piace, mi sono iscritta al Progeas (il corso triennale di progettazione e gestione di eventi e imprese dell’arte e dello spettacolo dell’Università di Firenze ndr) e mi mancano pochi esami alla laurea. Ho seguito le mostre del centro che mi sono sembrate belle», Lorenzo Marchi, “figlio d’arte”, è più loquace.

«Vedo il Pecci - afferma - un po’ come il Guggenheim di Bilbao, come una struttura museale, cioè, alla quale ruota intorno l’intera città e che diventa il fulcro culturale di un’intera area ma anche una forte leva di sviluppo economico». Marchi, figlio di una gallerista e di un appassionato di arte contemporanea, laureato in giurisprudenza «solo la politica - dice - è una passione tutta e solo mia», è convinto che «anche per il nome prestigioso che ha, per cui ogni artista di arte contemporanea pagherebbe per esporre al Pecci», il museo di Prato promosso dalla Regione a centro di arte contemporanea di valenza toscana, «possa fare cose egregie anche con i capitali che ha oggi a disposizione. D’altro canto - prosegue - bisogna fare con quel che si ha. Un obiettivo che mi pongo però - conclude - è quello di cercare nuovi sponsor. Grazie al mio lavoro (avvocato societario ndr) sono in contatto con molti fondi di investimento stranieri che mi piacerebbe si interessassero al Pecci».

Nessun commento da parte dell’assessore alla Cultura Simone Mangani sui nomi dei nuovi membri del cda: «Aspetto il nuovo consiglio di amministrazione - dice - per cominciare un’azione comune nella gestione del centro».

 

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