Il Tirreno

Prato

A 90 anni inventa l’idrovora che genera corrente elettrica

Alessandro Formichella
Vinicio Cavalieri davanti al suo lavoro
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Vinicio Cavalieri davanti al suo lavoro

Prato, la storia di Vinicio Cavalieri: da fabbro a meccanico, ma la sua passione è la trasformazione delle macchine  

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PRATO. Non poteva che vivere in via Tullio Buzzi, Vinicio Cavalieri, classe 1928, con una vita dedicata alla meccanica industriale e alle invenzioni: 89 anni e non sentirli. Vinicio, nato a Poggio a Caiano ma pratese d’adozione dall’età di quattordici anni, di invenzioni nella sua vita ne ha fatte diverse e oggi, pur a un’età di assoluto rispetto, meccanica, ingegneria e chiavi inglesi restano le sue grandi passioni. Di lavoro ne ha fatto, eccome; Vinicio Cavalieri ha vissuto per intero tutta “l’età dell’oro” dell’industria tessile e ne ha visto anche il declino, nel Dopoguerra ha messo in piedi l’officina meccanotessile Cavalieri a Santa Lucia poi ripresa dal figlio Massimo, che oggi ha abbracciato altre branche dell’industria.

La curiosità per Vinicio è l’alimento principale e l’ultima invenzione sembra poggiarsi su elementi semplici, ma di grande utilità. Il garage di Vinicio è un insieme di tecnologia, chiavi e pinze di ogni tipo, ricordi affissi al muro, motori elettrici e a scoppio, poi la nuova macchina.

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La macchina che aspira l’acqua e produce energia elettrica. A un primo impatto, l’invenzione sembra una semplice idrovora, ma invece è qualcosa di altro. La macchina, che può essere azionata da un motore a scoppio o da un motore elettrico, è utile proprio come un’idrovora per togliere acqua dalle case o dagli scantinati (600 litri al minuto) in caso di infiltrazioni o piccole alluvioni, e allo stesso tempo aspirando l’acqua, questa finisce in un serbatoio che porta a 3000 giri al minuto una turbina che azionandosi trasforma l’energia in corrente elettrica.

Vinicio Cavalieri prima l’aziona e poi con una lampadina, fa vedere la trasformazione dell’energia che, se si facesse in modo circolare, la stessa corrente elettrica prodotta andrebbe ad azionare di nuovo la macchina stessa. Questo non significa che Cavalieri abbia inventato un "motore perpetuo", come ci fa notare un lettore, altrimenti per lui non basterebbe il premio Nobel. Va precisato che l'energia prodotta non sarebbe sufficiente per rialimentare la macchina stessa.

Vinicio Cavalieri è abituato a fare invenzioni. Ne ha fatte alcune negli anni Sessanta che sono state poi pubblicate e adottate a livello industriale nel campo dell’agricoltura, come un sistema di sicurezza per le fresatrici agricole e un dispositivo per la sicurezza delle macchine industriali in movimento. Invenzioni premiate. Ma al Cavalieri, titoli e medaglie non sono mai interessate più di tanto, e l’ultima invenzione non l’ha voluta nemmeno brevettare. «Mi piacerebbe portarla nelle scuole di Prato e farla vedere ai ragazzi, fargli capire le trasformazioni dell’energia e le tante cose che si possono fare, tutto deve mettersi in moto osservando le cose e le sue implicazioni» dice mentre gira nel suo garage fra split e chiavi.

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Da fabbro a meccanico. «Sono nato alle Fornaci di Poggio a Caiano, nel 1928, ho quasi 90 anni. Dopo la quinta elementare iniziai subito a lavorare, andavo a piedi ogni giorno dal mio nonno a Carmignano, e facevo il fabbro. Poi più vicino, in piazza al Poggio (piazza XX settembre) iniziai a fare il meccanico di biciclette dal Rindi, erano gli anni della guerra, 1940-1941. Verso la fine della guerra con tutta la famiglia si venne a vivere qui a Prato in questa casa fatta da me e dal babbo, avevo all’incirca 14-15 anni. Per fare la casa si lavorava la domenica aiutati da un muratore del Poggio. Così a Prato iniziai a fare il meccanico per le aziende tessili e misi su un’officina quando tornai dal militare, primi anni Cinquanta».

Poi l’officina meccanotessile a Santa Lucia che ha lavorato per molti decenni. Nel frattempo Vinicio mette su famiglia. Ha conosciuto proprio a Poggio a Caiano una ragazza giunta dal Veneto, da Chioggia, e con lei tira su anche due figli, uno dei quali riprenderà poi l’attività del padre. «Qui negli anni Quaranta c’erano molti campi, altro che case e strade» dice Vinicio.

L’invenzione e un piccolo rammarico. «Ora – prosegue Vinicio – qui mi hanno sempre preso in giro con le mie invenzioni, ma invece son utili eccome». Sul muro una foto con Amintore Fanfani, la consegna di un premio anno 1976. E poi molti altri articoli e giornali dove si parla appunto proprio delle invenzioni del Cavalieri di Santa Lucia. Ma c’è anche un filo di rammarico. Per Vinicio Cavalieri sarebbe bello poter tornare a Poggio a Caiano, da dove è partito adolescente, tornare come inventore e far vedere le tante cose e ricchezze del lavoro e dell’ingegno dell’artigiano.

«Mi farebbe piacere, mi piacerebbe anche perché so che li dove c’era il garage di Luciano Rindi, un caro amico, ora fanno mostre e dibattiti (le scuderie medicee). C’è anche qualcosa sui lavori artigianali e mi farebbe piacere tornarci e parlare delle mie invenzioni». Intanto, nel garage di via Buzzi va in onda una vecchia trasmissione radiofonica della Rai, registrata, di moltissimi anni fa, in cui si parla proprio del meccanico inventore di Santa Lucia che usando il motore di una fiat 500 manda avanti, con leve e turbine, tutta la filiera di produzione di un vecchio capannone di telai. Altri tempi e altro ingegno.

 

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