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Toccafondi si dimette dal Prato calcio

Toccafondi si dimette dal Prato calcio

La guida della società passa alla sorella Donatella. La Procura chiede di accedere agli atti societari di Inter e Fiorentina

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PRATO. «Sono stupito, ma sereno e non preoccupato, perché so di non avere nulla da temere». È sicuro di sé Paolo Toccafondi, presidente del Prato, uscendo dall’interrogatorio di garanzia insieme al suo avvocato, Enrico Guarducci, dopo la bufera sulla presunta tratta dei baby calciatori africani che lo vede indagato insieme ad altre tre persone. Toccafondi annuncia ufficialmente le sue dimissioni da presidente del Prato, la cui carica passa automaticamente alla sorella Donatella. «Dò le dimissioni per un fatto di oppotunità e correttezza nei confronti della magistratura e della società Prato Calcio. Mi preme uscire da questa vicenda, io come tutta la mia famiglia, per quello che sono davvero, una persona onesta e pulita. In 39 anni il Prato non ha mai preso un punto di penalizzazione».

Davanti al gip Angela Fantechi Toccafondi, la cui misura cautelare è l’interdizione dalla gestione della società da quattro mesi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Stessa scelta per Filippo Giusti, presidente della Sestese difeso dall’avvocato Luca Raponi e il procuratore sportivo Filippo Pacini, avvocati Luciano e Caterina Lenzi. Per entrambi i sostituti procuratori Gestri e Boscagli che conducono l’inchiesta hanno chiesto e ottenuto i domiciliari. In carcere, invece, è finita Eulalie Stefhanie Nety, l’ivoriana che si era spacciata per madre naturale - circostanza poi smentita dall’esame del dna - di uno dei giovanissimi calciatori che, dal primo luglio, è sotto contratto della Fiorentina.

Due i filoni dell’inchiesta della procura di Prato, racchiusa in un faldone di duemila pagine: violazioni del Testo unico sull'immigrazione sugli atleti minorenni fatti venire in Italia per trarne profitto e le presunte combine in almeno undici partite di campionati dilettanti e Lega Pro, fra i quali spicca quella tra Prato e Tuttocuoio che ha consentito ai biancazzurri di salvarsi.

Oltre all’interrogatorio dei quattro indagati, ieri sono stati ascoltati in procura numerosi testimoni, fra cui dirigenti e allenatori che si sono avvicendati negli ultimi anni al Prato. Oltre alla perquisite della sede biancazzurra, dove sono stati sequestrati alcuni documenti, c’è stata la richiesta da parte della procura di poter accedere agli atti di importanti società come l’Inter, la Fiorentina e il Cittadella, mete finali di alcuni dei giovanissimi calciatori africani. Il legale di Leonardo Giusti, il cui nome viene solo citato, ma non fra gli indagati, in uno degli articoli pubblicati venerdì sul Tirreno, precisa che la notizia di un coinvolgimento del suo assistito nell’inchiesta «è del tutto priva di fondamento».

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