Il Tirreno

Prato

Blitz a Prato contro la "mafia dei pancali", tre arresti

di Paolo Nencioni
L'organigramma della famiglia di Corso dei Mille a Palermo
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L'organigramma della famiglia di Corso dei Mille a Palermo

Ai domiciliari i presunti prestanome di un imprenditore vicino a Pietro Tagliavia, capo del mandamento di Brancaccio. Coi proventi del commercio di pallets venivano foraggiati gli affiliati della cosca in carcere

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PRATO. La mafia dei pancali è arrivata fino a Prato, se è vero quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e dalla guardia di finanza, che mercoledì 19 ha notificato tre ordinanze di custodia agli arresti domiciliari ad altrettanti presunti prestanome di Francesco Paolo Clemente, un imprenditore siciliano a sua volta ritenuto braccio destro di Pietro Tagliavia, capo del mandamento di Brancaccio e figlio di quel Francesco Tagliavia condannato all’ergastolo per aver fornito l’esplosivo usato nella strage dei Georgofili del 27 maggio 1993.

La si può chiamare la mafia dei pancali, o bancali, o pallets, perché stando alle indagini della guardia di finanza e della squadra mobile di Palermo, oltre alle estorsioni ai danni di commercianti siciliani, la famiglia di Corso dei Mille, di cui si ritiene che Tagliavia sia il capo, avrebbe differenziato i suoi affari investendo nel commercio delle pedane di legno che servono per movimentare le merci. Un sistema, dicono i magistrati della Dda di Palermo, che più che altro serve a produrre fatture false per decine di milioni di euro e a realizzare una enorme evasione fiscale che poi finisce per foraggiare la cosca di riferimento.

Lavorano tutti nel settore degli imballaggi industriali i tre presunti prestanome residenti a Prato che sono stati raggiunti dalle ordinanze di custodia agli arresti domiciliari. Tra le società che risultano sottoposte a sequestro c’è la ditta individuale Tomaselli Stefano, che ha un deposito in viale Marconi, c’è la Pallets Dc di Ciccone Domenico, c’è la Imballaggi GR di Rotolo Giulia con sede a Campi Bisenzio e deposito a Prato. Secondo gli inquirenti le aziende coinvolte nelle indagini hanno prosperato ai danni dei concorrenti per le irregolarità che sono state contestate e per i prezzi particolarmente bassi.

Le tre ordinanze di custodia agli arresti domiciliari notificate a Prato riguardano Filippo Rotolo, 43 anni, Giacomo Clemente, 47 anni, cugino di Francesco Paolo Clemente, e Pietro Clemente, 52 anni. Risultano tutti residenti a Palermo ma vivono qui, dove secondo la Procura portano avanti gli interessi del gruppo finito al centro dell'inchiesta. Un imprenditore si è presentato spontaneamente nel pomeriggio al Comando della guardia di finanza di Prato, ma nei suoi confronti c’era solo un provvedimento di sequestro. Oltre ai tre pratesi, sono finite agli arresti domiciliari altre 10 persone.

Le porte del carcere invece si sono aperte per 19 soggetti, tra cui il personaggio di maggior spicco, Pietro Tagliavia, domiciliato a Campi Bisenzio, mentre ad altre due il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Jannelli ha applicato l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Tra i beni sequestrati ci sono anche tre auto e quattro moto, ma si tratta delle briciole, perché i sequestri delle quote societarie, secondo la stima della guardia di finanza, ammontano a circa 60 milioni di euro.

La notizia dell’operazione contro il clan di Brancaccio è arrivata, forse non a caso, nel venticinquesimo anniversario della strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta. Come se lo Stato avesso voluto dare un segnale di presenza alla mafia, anche dopo i recenti danneggiamenti delle statute di Giovanni Falcone avvenuti proprio a Palermo.

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