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Prato

cavallucci attacca mangani 

«Sul Pecci il Comune decide senza ascoltare»

«Sul Pecci il Comune decide senza ascoltare»

PRATO. Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci sceglie di scrivere una lettera aperta direttamente all'assessore alla cultura Simone Mangani per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Senza...

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PRATO. Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci sceglie di scrivere una lettera aperta direttamente all'assessore alla cultura Simone Mangani per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Senza risparmiare accuse soprattutto sui "condizionamenti istituzionali" delle scelte, in barba a quell'autonomia delle politiche sul museo che sembrava sancita nel 2015 con la nascita del Forum per l'arte contemporanea.

«Ho visto un assessore che con i toni e con la sua presenza costante in consiglio spinge la Fondazione per le arti contemporanee che gestisce il Centro Pecci ad avallare decisioni già prese in altri luoghi senza dare ascolto ai dubbi dei singoli consiglieri, che sarebbero i reali detentori della facoltà di decidere - è la dura lettera di Cavallucci a Mangani - Ho visto usare gli argomenti del potere, più che quelli della ragione. È sufficiente che sia il Comune a finanziare una fondazione per far sí che questa non abbia facoltà di libera decisione?»

«È un peccato - prosegue Cavallucci - che proprio a Prato, che è stata la città dove è nato il Forum dell'arte contemporanea italiana, promosso dal Centro Pecci con grande successo nel 2015, non si applichi la benché minima ombra di quei principi che il Forum ha ribadito, di quell'arm's length, la distanza di sicurezza della politica dalla cultura che vige in ambito anglosassone». «Il Centro Pecci è nato ben prima di te e di me, e si spera abbia vita più lunga di entrambi - prosegue la lettera - È un organismo fragile, perché al di là della parvenza mastodontica, è ancora giovane e con scarse risorse. La tua amministrazione l'ha ereditato, per portarlo avanti per un periodo di tempo, ma è qualcosa da curare e far crescere, non un possesso su cui mettere una bandierina. Non credo che sia possibile costruire qualcosa di grande, di veramente utile alla società e alla città, se non si comincia con i principi della tolleranza e dell'ascolto, se non si svolge con pazienza un dibattito sui reali contenuti».



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