Il Tirreno

Prato

Ape, afflusso record ma pochi coi requisiti

di Alessandro Formichella

A Prato il maggior numero arriva dai lavoratori “precoci” 

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PRATO. Sono oltre 66.000 le domande presentate per l’Ape in Italia, l’anticipazione pensionistica voluta dal Governo Renzi e inserita nella legge finanziaria 2017, oltre 4.000 in Toscana, ma a Prato, almeno dai dati dell’Inca Cgil, il cosiddetto “scivolo” o “anticipazione” alla pensione ha numeri più contenuti.

Nel primo step della scadenza del 15 luglio, l’Inca pratese ha presentato all’Inps 115 domande, perlopiù di lavoratori precoci e di lavoratori disoccupati con l’età raggiunta già dei 63 anni, così come richiesto dalle legge. Inizialmente, però, le richieste erano molte di più. «Se avessimo soddisfatto tutte le richieste anche senza condizioni di ammissibilità le domande sarebbero state diverse centinaia – spiega Stefania di Domenico, direttrice dell’Inca di piazza mercatale – ma è stato nostro compito fare anche da filtro e selezionare quelle che avevano le condizioni previste» .

Di certo, ad oggi, mancano i dati dell’Inps che possano indicare provincia per provincia l’afflusso dei lavoratori in disoccupazione o in altre condizioni di non lavoro che abbiano potuto accedere a questa formula di accesso “lento” alla pensione, si direbbe, transitando appunto dall’Ape, ossia l’anticipo pensionistico. Varato per affrontare i problemi derivati dalla riforma pensioni della ex ministro Fornero, le 66. 000 domande presentate a livello nazionale entro il 15 luglio avrebbero già superato il tetto previsto delle 60. 000 unità per il 2017.

A ottobre, fa sapere l’Inca, l’Inps ha dato garanzia che tutte le domande saranno processate e si avrà la risposta definitiva per ogni inoltro. Intanto il dato pratese appare assolutamente in linea con quello regionale, sebbene in controtendenza a quello nazionale, dove il numero maggiore di istanze è stata fatta da lavoratori disoccupati.

A Prato, invece, i lavoratori disoccupati che hanno maturato l’età dei 63 anni sono stati 41, 1 lavoratore invalido civile, 5 lavoratori con gravi handicap e 3 “ape sociali”.

La parte restante è composta da lavoratori precoci, ossia che hanno iniziato a lavorare almeno un anno prima di aver compiuto i 19 anni. «La radiografia della situazione ad ora è un po’ questa – prosegue Di Domenico – e adesso possiamo solo avere i dati Inca, che comunque dovrebbe esser stato il patronato con il numero maggiore di domande presentate. Senza contare che sulle percentuali non ci saranno quasi certamente variazioni» . In città e provincia esistono ben altre 15 sigle di patronato e, quindi, il numero delle domande è sicuramente più alto. Dopo questa prima scadenza del 15 luglio, un’altra è prevista per fine novembre, fermo restando che le risorse finanziarie disponibili, in esaurimento a livello nazionale, permettano ancora di presentare la domanda.

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