Il Tirreno

Prato

Gli amici del Pampa non credono all'ipotesi omicidio

di Paolo Nencioni
L'esterno della casa dove vivevano Carlo Pampaloni e la moglie Luciana Biagioli
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L'esterno della casa dove vivevano Carlo Pampaloni e la moglie Luciana Biagioli

Nella villetta di Montecuccoli il tempo si è fermato al 26 giugno, quando il corpo senza vita di Carlo Pampaloni fu trovato in un lago di sangue: "Era sconvolto dalla morte della moglie". Martedì i funerali alla Badia di Vaiano

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PRATO. I panni sono ancora stesi al filo del bucato, il sole picchia forte e una quantità di farfalline nere, che qui chiamano “fraticelli”, svolazza tutto intorno. Sarebbe un’immagine idilliaca se si riuscisse a dimenticare per un attimo che in questa casa nei boschi di Cantagallo, a metà strada tra Montecuccoli e la Rocca di Cerbaia, sono morte due persone nel giro di due mesi. Prima Luciana Biagioli, 65 anni, vittima probabilmente di un’ulcera non curata in tempo il 24 aprile, e poi il marito Carlo Maria Pampaloni, il Pampa della Curva Fiesole, il 26 giugno in un lago di sangue coi polsi tagliati. Sarebbero già stati dimenticati dai più se la Procura di Prato non avesse ordinato nuovi accertamenti dopo l’esito dell’autopsia che fa dubitare del suicidio di Pampaloni.

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La casa abitata più vicina dista alcune centinaia di metri e chi ci vive dice di aver visto il Pampa la sera di domenica 25 mentre si avviava a casa. Lo ha trovato molto giù, come tutti quelli che lo hanno frequentato nelle ultime settimane, e che dunque credono che alla fine la sua morte sarà archiviata come un suicidio. La pensa così anche Stefano Stefani che gestisce il circolino di Montecuccoli, dove Carlo e Luciana andavano spesso a mangiare. Insieme agli amici ha cercato di stargli vicino negli ultimi tempi e quella domenica pomeriggio, il 26, quando ha visto passare prima l’ambulanza e poi i carabinieri gli ha mandato un messaggino (“Allora, va tutto bene?”) che non avrà mai risposta. Tutti sono concordi nel dire che Carlo Pampaloni aveva avuto un pesante contraccolpo dalla morte della moglie. Forse se ne incolpava, anche se era stata lei a dirgli di aspettare a chiamare il 118 quando si era sentita male. «Gli bastava una parola per mettersi a piangere» racconta il gestore del circolo.

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Alla villetta di Pampaloni si arriva da una sterrata che parte sotto Montecuccoli o anche da una strada più impervia dalla Rocca di Cerbaia. Chi volesse provare ad avvicinarsi di nascosto, difficilmente passerebbe inosservato. Accanto alla casa sono rimasti i due fuoristrada di una coppia che i conoscenti descrivono come molto solida, la cuccia vuota del pastore maremmano e i fogli del sequestro appesi dai carabinieri di Vernio. Oggi il cancello è chiuso, ma era aperto quando è stato trovato il cadavere, accostata la porta d’ingresso.

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Nulla in realtà lascia pensare che questa sia la scena di un omicidio, ma bisogna fare i conti coi risultati dell’autopsia compiuta dal medico legale Luciana Sonnellini, che secondo il procuratore capo Giuseppe Nicolosi sono incompatibili con atti autolesionistici. E le indagini dei carabinieri tenteranno di fare chiarezza.
«Stiamo vivendo un dramma enorme - si limita a dire Leonardo Pampaloni, il fratello di Carlo, che è stato il primo a vedere il cadavere - e abbiamo fiducia nella Procura».

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Intanto oggi, 8 luglio, il sostituto procuratore Laura Canovai ha compiuto un sopralluogo nella casa di Montecuccoli dove è stato trovato morto Carlo Maria Pampaloni. Al sopralluogo erano presenti anche il maresciallo Gianluca Breschi di Vernio e il medico legale Luciana Sonnellini che ha eseguito l’autopsia secondo la quale le ferite trovate sul corpo sarebbero incompatibili col suicidio. Si avvicina il momento dei funerali, che saranno celebrati martedì 11 luglio alle 17 alla Badia di Vaiano e ai quali parteciperanno probabilmente molti ex compagni di Curva Fiesole di Carlo Pampaloni.

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