Il Tirreno

Prato

Favori al camorrista, arrestata un’insegnante 

di Paolo Nencioni
Favori al camorrista, arrestata un’insegnante 

La docente del Dagomari è accusata di aver portato un telefonino in carcere nascondendolo nelle mutande: teneva lezioni di matematica ai detenuti

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PRATO. Un telefono cellulare è entrato di nascosto in uno dei pochi posti dove non sarebbe dovuto arrivare: nella sezione di massima sicurezza della casa circondariale della Dogaia, che ospita alcune decine di detenuti pericolosi, in gran parte condannati per reati di camorra. I sostituti procuratori Laura Canovai e Lorenzo Gestri sono convinti che sia stata un’insengante dell’Istituto tecnico commerciale Dagomari, Laura Bonafede, a introdurre di nascosto il cellulare alla Dogaia e a consegnarlo a Francesco Raia, un camorrista che sconta una condanna a 17 anni, e per questo hanno chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Francesco Pallini un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per la docente, che è stata notificata ieri dai carabinieri della sezione di pg presso la Procura. Entrambi sono accusati di corruzione.

È l’esito di un’inchiesta iniziata ancora prima della consegna del telefono cellulare, che stando agli investigatori è avvenuta ai primi di giugno. L’insegnante, pratese di 48 anni, avrebbe nascosto il telefono nelle mutande e, approfittando del fatto che frequenta spesso la sezione di massima sicurezza per tenere le lezioni di matematica ai detenuti, sarebbe riuscita a eludere i controlli. Il telefono è così finito nelle mani di Francesco Raia, 40 anni, ritenuto un membro dei cosiddetti “scissionisti”, che sta scontando un cumulo di pene per complessivi 17 anni. Il 26 novembre 2007 Raia fu arrestato a Napoli dai carabinieri mentre insieme a Massimiliano Vinciguerra si allontanava a bordo di una Mercedes dal Rione dei Fiori di Secondigliano, dove pochi minuti prima c’era stato un agguato a colpi di pistola contro Salvatore Tamburino, ritenuto affiliato al clan Di Lauro in guerra con gli “scissionisti”. Nella Mercedes i carabinieri trovarono una pistola 357 magnum con la canna ancora calda.

Per questo e altri episodi Raia è stato condannato e sta scontando la pena a Prato. Negli ultimi mesi ha frequentato le lezioni della professoressa Bonafede e sembra che tra i due sia nata un’amicizia, in forza della quale il quarantenne avrebbe chiesto il “favore proibito” all’insegnante. Ma secondo gli inquirenti ci sarebbe stato anche un compenso in denaro per l’introduzione del telefono dentro il carcere, anche se la cifra non è stata quantificata.

Quel che è certo è che Francesco Raia ha potuto usare il telefono cellulare, pensando che fosse a prova di intercettazioni, per circa un mese. A chi abbia telefonato in queste ultime settimane non è ancora dato di sapere, ma le sue conversazioni (se, come sembra, sono state ascoltate) saranno certamente molto utili ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ai quali la Procura di Prato trasmetterà gli atti dell’indagine per quanto di loro competenza.

La professoressa del Dagomari, difesa dall’avvocato Michele Nigro, ha ricevuto ieri mattina la notifica dell’ordinanza di custodia nella sua abitazione e lì attende che il giudice per le indagini preliminari fissi l’udienza per l’interrogatorio di garanzia (ci sono dieci giorni di tempo), mentre a Raia il provvedimento è stato notificato in carcere, dove verosimilmente ora verrà tenuto in isolamento. L’inchiesta comunque non è finita e potrebbe avere ulteriori sviluppi, non solo per quanto riguarda le carte che sono state inviate a Napoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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