Il Tirreno

Prato

Insegnante arrestata: è accusata di aver portato un telefono in carcere a un camorrista

di Paolo Nencioni
Il carcere della Dogaia
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Il carcere della Dogaia

Una docente del Dagomari è stata messa ai domiciliari con l'accusa di corruzione. Avrebbe nascosto il cellulare nelle mutande e lo avrebbe consegnato al detenuto ai primi di giugno

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PRATO. Una insegnante dell'Istituto Dagomari, Laura Bonafede di 48 anni, è stata messa agli arresti domiciliari con l'accusa di aver portato di nascosto un telefono cellulare a Francesco Raia, 40 anni, un camorrista detenuto nel carcere della Dogaia, dove sta scontando una condanna a 17 anni per il tentato omicidio di un appartenente al clan Di Lauro. L'ordinanza di custodia è stata notificata oggi, 5 luglio, all'insegnante su disposizione del giudice per le indagini preliminari Francesco Pallini all'esito dell'inchiesta condotta dai sostituti procuratori Laura Canovai e Lorenzo Gestri.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, la professoressa è accusata di essersi nascosta il telefono cellulare nelle mutande e di averlo consegnato a Raia ai primi di giugno. Il detenuto frequentava le lezioni di matematica della docente e tra i due era nato un rapporto di amicizia. Entrambi sono accusati di corruzione.

Francesco Raia, 40 anni, è ritenuto un membro dei cosiddetti “scissionisti”, e sta scontando un cumulo di pene per complessivi 17 anni di reclusione. Il 26 novembre 2007 Raia fu arrestato a Napoli dai carabinieri mentre insieme a Massimiliano Vinciguerra si allontanava a bordo di una Mercedes dal Rione dei Fiori di Secondigliano, dove pochi minuti prima c’era stato un agguato a colpi di pistola contro Salvatore Tamburino, ritenuto affiliato al clan Di Lauro in guerra con gli “scissionisti”. Nella Mercedes i carabinieri trovarono una pistola 357 magnum con la canna ancora calda.

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