Sicurezza
Emergenza profughi, duro attacco alla Prefettura
Le associazioni che si riconoscono in "Assemblea sulla stessa barca" accusano l'ufficio territoriale del governo di revocare l'accoglienza a decine di richiedenti asilo per fare posto ai nuovi arrivi
PRATO. Un duro attacco alla Prefettura sulla questione profughi arriva da una serie di associazioni che si riconoscono nel progetto di "Assemblea Sulla Stessa Barca", tra cui MeltinPo, StopRazzismo, LeftLab, Associazione Senegalesi, Le Mafalde, Rete degli Studenti Medi, Comitato disoccupati e precari pratesi. In sostanza le associazioni accusano la Prefettura di aver dato la disponibilità per l'arrivo a Prato di altri richiedenti asilo senza che ci fossero posti sufficienti nelle strutture di accoglienza. E di aver ricavato i posti aumentando in maniera esponenziale le revoche dell'accoglienza a chi era già presente.
"La provincia di Prato ospita attualmente circa 800 richiedenti asilo all'interno dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria, ndr) - si legge nella nota di Assemblea Sulla Stessa Barca - Negli ultimi mesi la Prefettura ha continuato ad accogliere ulteriori arrivi, con la volontà di innalzare la soglia di presenze nella provincia, malgrado gli enti gestori non abbiano messo a disposizione un numero sufficiente di alloggi per ospitare nuovi utenti. Si è generato così un divario tra le disponibilità accordate dalla Prefettura e l'attuale capacità di presa in carico, un circolo vizioso a causa del quale continuano ad arrivare richiedenti, senza che il territorio riesca effettivamente ad accoglierli. La mancanza di strutture, unitamente all'assenza di turn over, ha fatto sì che la Prefettura trovasse altri modi per ottenere posti disponbili in breve tempo, ovvero revoche e cessazioni delle misure di accoglienza, soluzioni alternative e drastiche che, a nostro avviso, risultano dannose per richiedenti, operatori, cittadinanza e territorio".
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"L'inserimento da parte della Prefettura di criteri più sensibili riguardo alla revoca, come ad esempio per la frequenza insufficiente ai corsi di italiano e il rientro in struttura successivo alle ore 23, rappresentano violazioni delle libertà personali che deteriorano le condizioni di buona convivenza e che hanno di recente determinato l'allontanamento di urgenza di molti ospiti, finendo così per liberare posti in tempi brevi. Oltretutto, nelle ultime settimane, sono state messe in atto cessazioni delle misure di accoglienza nei confronti di titolari di protezione, ovvero coloro che hanno già ottenuto una forma di protezione da parte della Commissione Territoriale o da parte del Tribunale in seguito al ricorso, in molti casi prima che venisse loro rilasciato il regolare permesso di soggiorno da parte della Questura, costringendoli così a restare sul territorio senza regolare documento e nell'impossibilità di ottenere un contratto di lavoro o di affitto. A nostro parere tale sistema comporta una vera e propria violazione dei diritti dei richiedenti attraverso allontanamenti coatti attuati, inoltre, senza un preavviso di almeno dieci giorni tale da permettere agli ospiti un'uscita dignitosa dai progetti".
"Questa procedura finisce per mettere in discussione i diritti dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione e, allo stesso tempo, viene esasperata una tensione sociale già inasprita sul territorio mettendo i cittadini in una condizione di conflittualità e di lotta tra gli ultimi. I richiedenti asilo che escono dai percorsi di accoglienza a seguito di revoche di massa vanno ad occupare posizioni di marginalità, senza possibilità di accesso ai servizi delle infrastrutture nel territorio; non hanno possibilità di trovare una dimora dignitosa e sono spesso costretti ad accedere a dormitori gestiti da associazioni di volontari o stabilirsi nei pressi di stazioni e giardini pubblici con il rischio di avvicinarsi a percorsi di illegalità. Ci appelliamo alla Prefettura affinché agisca nella piena tutela dei diritti di richiedenti asilo e titolari di protezione rispettandone la dignità e operando secondo principi di buona accoglienza. Chiediamo inoltre che venga subito interrotta la messa in atto di revoche arbitrarie, al fine di garantire agli ospiti la permanenza nei percorsi di accoglienza. Facciamo appello anche alle tante associazioni di volontariato, culturali, di promozione sociale, al tessuto attivo e partecipativo del territorio che si impegna nella tutela dei beni comuni e nel rispetto dei diritti umani, perché sottoscriva e rilanci questa denuncia pubblica, rispetto a procedure sprezzanti che rischiano di avere conseguenze sulla coesione sociale".
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