Il Tirreno

Prato

Arrivati altri cento profughi a Prato 

Cristina Orsini
Alcuni richiedenti protezione ospitati in un centro di prima accoglienza di Prato
◗
Alcuni richiedenti protezione ospitati in un centro di prima accoglienza di Prato

Il sistema regge grazie al turn over: in aumento le uscite dai centri di prima accoglienza di uomini poveri e senza prospettive

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un centinaio di profughi sono arrivati, in questi giorni di sbarchi continui lungo le coste italiane, anche a Prato. E se il sistema dell’accoglienza, già provato, regge è solo perché più del 50% dei nuovi arrivati se ne è andato quasi subito e perché Prefettura e associazioni “spingono” sul turn over, ovvero il ricambio all’interno dei centri di prima accoglienza. Solo così l’asticella continua galleggiare, a Prato, tra le 750 e le 800 presenze.

«Di nuove strutture di accoglienza non se ne parla nemmeno – afferma il vicesindaco con delega all’immigrazione Simone Faggi – in quel caso davvero si aprire un problema di tenuta sociale. Facciamo con quel che abbiamo e cerchiamo di farlo al meglio». Ma la situazione, inutile nasconderlo, è seria e difficile. Con in più il fatto che la continua emergenza della grande macchina dell’accoglienza sta producendo fenomeni sociali del tutto nuovi: stanno aumentando le uscite dalle case gestire dalle associazioni e parallelamente aumenta il numero di poveri in canna – regolari o meno non fa molta differenza – che stanno per strada senza alcuna prospettiva. «È ovvio che non si tratta di un fenomeno che si registra solo a Prato – dice Faggi – ma sta avvenendo in tutte le città italiane».

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.15565465:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15565465:1652421701/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Sta accadendo che per i richiedenti asilo arrivati a Prato due anni e mezzo – tre anni fa, il procedimento attraverso il quale si ottiene protezione (internazionale o umanitaria, due gradi di giudizio, tempi biblici) o il diniego stia arrivando a conclusione. «Questo significa – prosegue Faggi – che la quota che ottiene un riconoscimento che è più alta di quale che si pensi, esce dal percorso di prima accoglienza ed entra in quello ordinario (Sprar ndr) che però ormai ha una capacità di assorbimento ridotta proprio a causa dei numeri cui deve far fronte». Chi non entra nel percorso ordinario e deve comunque uscire dai centri, va in cerca di fortuna da regolare. Lo stesso dicasi per chi ottiene un diniego: sopravvive come può, ma da irregolare.

«C’è poi chi esce dai centri di prima accoglienza – continua il vicesindaco – per motivi disciplinari. Si tratta di quelle persone che non rispettano il regolamento (orari di rientro, norme sul comportamento, l’obbligo di fare corsi di italiano eccetera ndr) e sulle quali la Prefettura interviene». Anche in questo terzo caso, chi esce dalle strutture – in questo caso con lo status di regolare perché in attesa del verdetto sulla protezione – resta, per così dire, “on the road”. A Prato? Forse, oppure in altre città. Ma non cambia molto.

Vediamo le percentuali. Circa un 15% di richiedenti protezione ottiene lo status alla prima richiesta (quella avanzata davanti al comitato) nell’arco di tempo di circa un anno. Chi ha il diniego fa ricorso e ottiene il verdetto (questa volta davanti a un giudice) in un altro anno e mezzo circa. La percentuale – in aumento – di chi ottiene la protezione per motivi umanitari è pari alla precedente, circa il 15%. La quota di chi riesce a entrare nei percorsi Sprar attualmente non supera il 50%. Tutto il resto entra nel limbo.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, maxi sequestro di prodotti falsi: 118mila articoli contraffatti per un valore di 650mila euro

di Redazione Pisa