Il Tirreno

Prato

L’Iron man che indossa il camice 

di Azelio Biagioni
A sinistra Antonio Sarno, qui sopra in mezzo ad alcuni colleghi di Otorino laringoiatria
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A sinistra Antonio Sarno, qui sopra in mezzo ad alcuni colleghi di Otorino laringoiatria

Il medico Antonio Sarno sabato scorso ha nuotato per tredici ore dall’isola di Gorgona a Livorno

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PRATO. Tredici ore di nuoto, alternate a momenti di riposo a bordo di alcune barche che lo hanno affiancato durante la traversata. È il tempo che Antonio Sarno ha impiegato sabato scorso per arrivare a Livorno partendo dall’isola della Gorgona. Unendo così la sua passione per lo sport a quella di fare del bene che il medico ha nel suo Dna. L’impresa è stata portata a termine sabato 24 giugno da Antonio Sarno e da altri tre medici che prestano servizio in Toscana con lo scopo di raccogliere fondi per la costruzione di un ospedale in Togo.

"Doppiamente contento di questa impresa – racconta il medico – perché riprendo l’attività sportiva a pieno ritmo dopo un periodo di pausa dovuta a un’operazione chirurgica». All’arrivo dei “Gorgonauti” a Livorno tanto pubblico ad aspettarli. «Anche tanta corrente in mare – scherza il medico – È stata un’esperienza bellissima sotto tanti punti di vista. Insieme agli altri medici sono arrivato alla Gorgona venerdì sera e l’indomani mattina all’alba la partenza a nuoto verso Livorno. Abbiamo sempre nuotato a turno, a volte anche in due o tre insieme. C’è stato un grande affiatamento fra di noi".

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"Gareggiare per solidarietà – aggiunge Sarno – mi ha dato mille volte di più rispetto ad una gara dove si partecipa per vincere. E questa esperienza mi ha invogliato a fare un’altra sfida, a fin di bene, che proporrò insieme ad altri colleghi l’anno prossimo. Durante la traversata ho provato una sensazione di benessere, sono contento della mia prestazione e citando un grande come Gino Bartali posso dire che le medaglie più belle sono quelle che si appendono all’anima e non alla giacca. Ecco, io sabato ho messo una medaglia importante alla mia anima. E continuerò a dedicare parte del mio tempo a iniziative di solidarietà".

Antonio Sarno è un uomo che unisce l’amore per la sua professione, che sognava fin da quando era bambino, allo sport con lo sguardo sempre diretto ad aiutare gli altri. Il suo motto è prima di tutto dare. Il dottore dal 2014 è il responsabile di Otorinolaringoiatria all’ospedale Santo Stefano, un centro di eccellenza, fiore all’occhiello della sanità pubblica, un modello in tutta Italia.

L’Africa nel cuore. Antonio Sarno, nasce nel salernitano (a Nocera Inferiore) ma ha trascorso la sua infanzia nel Sud Africa. Suo padre, comandante di nave, decide di stabilirsi a Durban. Qui Antonio vive fino a 10 anni poi si trasferisce in Belgio e Svizzera.

Ed è in Sud Africa che i genitori hanno messo in piedi progetti sociali e per le popolazioni disagiate, la creazione di un ospedale in Burundi e poi una raccolta fondi per i ragazzi post scuola che sono stati avviati allo sport della vela. Ecco da chi il medico ha ereditato il suo voler aiutare gli altri. Due gli uomini dei quali segue l’esempio: il padre e Nelson Mandela. «Quello che voglio – ammette Antonio Sarno – è far stare bene gli altri».

Mal d’Italia. L’Africa per chi c’è stato lascia dentro un qualcosa di indescrivibile, quello che viene chiamato il mal d‘Africa. «Ma io ho anche il mal d’Italia – dice il medico – Qui mi sono innamorato del sistema sanitario pubblico che non c’è altrove. Il più bello che possa esistere, con la Costituzione che difende la salute». Dopo la laurea in medicina e chirurgia a Roma, il dottor Sarno fa quattro concorsi e li vince tutti. Sceglie di andare a Firenze (dove si specializza in Otorinolaringoiatria e patologia cervico facciale). Ha viaggiato tanto per lavoro dall’Italia all’estero (Scozia, Inghilterra e America). Laddove è stato ha appreso tecniche che ha portato all’ospedale pratese dove è in servizio dal 2004 e dove dieci anni dopo diventa responsabile di Otorinolaringoiatria.

Il medico. È una punta di diamante del Santo Stefano, il dottor Sarno. Ma lui dice semplicemente che è il suo lavoro e che lo deve fare bene. Anzi, elogia l’Asl Toscana centro che si muove in maniera innovativa: «Abbiamo un centro che non ha niente da invidiare a quello oncologico di New York. Solo che in quello americano si paga per un intervento, a Prato no. Ma i metodi usati sono gli stessi». Sarno è a capo di centro dove non solo vengono eseguiti interventi chirurgici ma si procede anche con le ricostruzioni della lingua, esofago, mandibola. 1400 il numero di quanti vengono sottoposti ad intervento in un anno. Per quanti riguarda i pazienti sono circa 18mila quelli che vanno al Giovannini dove c’è l’ambulatorio di prima livello, mentre all’ospedale (secondo livello) circa 10mila (persone che arrivano da tutta Italia). «Per quanti vengono da fuori regione operiamo i tumori – spiega il medico – 156 sono stati gli interventi per il cancro testa-collo. Quello pratese è anche l’unico centro italiano che possa vantare l’implantologia fissa gratis. Questo grazie anche al team fantastico che ho – precisa il dottore – persone giovani alle quali insegno, perché vogliono che gli altri imparino».

App telefonica. E poi c’è l’ideazione di una App telefonica per i pazienti dalla quale si potranno avere risposte sulla propria salute in fase pre o post operazione, pensata anche per coloro che non devono subire intervento. E oltre a queste darà pure altre informazioni. Si tratta di un brevetto di Antonio Sarno, lo sta realizzando pagandolo di tasca propria e rinuncerà agli introiti economici che donerà all’Asl per la realizzazione di altri progetti. Lo sport. Per il medico lo sport rappresenta mens sana in corpore sano. «L’ho sempre praticato tranne il periodo universitario e in quello della specializzazione – racconta – Ho fatto 12 gare di Ironman e 5 le ho completate. Sono felice quando indosso un paio di scarpe da tennis e vado a correre, quando salgo in sella ad una bici e posso godere del panorama della campagna toscana. E poi quando nuoto, possibilmente in mare. Sono sport che ti aiutano a liberarti e quando corro penso al mio team, ai miei pazienti. Inoltre, del Triathlon mi piace la meritocrazia: se non ti alleni non vai avanti».


 

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