Il Tirreno

Prato

Pin, Tecnotessile e BuzziLab bocciano Creaf

Cristina Orsini
Il Creaf in alcune immagini dell'esterno e degli interni (foto Batavia)
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Il Creaf in alcune immagini dell'esterno e degli interni (foto Batavia)

Prato, è il “tris d’assi” che avrebbe dovuto entrare nel centro e far partire l’attività. Idee e progetti c’erano, tutti sfumati

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PRATO. Pin, Tecnotessile, BuzziLab. Eccolo – se la storiaccia del Creaf non fosse miseramente finita – il tris d’assi che avrebbe garantito l’avvio dell’attività del centro di ricerca applicata, mai entrato in funzione, con 22 milioni di soldi pubblici spesi e volatilizzati, tre indagini tre sul groppone e che ora, grazie a un altro paio di milioni della Regione, si tenta di sottrarre al fallimento (dichiarato il 28 febbraio scorso) e riaprire.

Pin e Tecnotessile, in particolare, hanno scommesso parecchio sulle opportunità che lo scatolone di cemento di via Galcianese avrebbe aperto. «In termini di idee, di tempo, di progetti e di contatti – afferma il direttore del Pin Enrico Banchelli – ed è probabilmente per questo che sentire oggi che qualcuno parla di ripristinarlo ci lascia molto scettici. È cosa da prendere con estrema cautela». Il motivo c’è. Banchelli, fino all’agosto di due anni fa «quando, lasciandoci di stucco, sono stati portati i libri della società in tribunale», aveva lavorato sodo per incardinare, nel futuro centro di ricerca, tre laboratori «di respiro nazionale ed europeo».

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«Il progetto era stato condiviso con le amministrazioni – racconta – e la proposta riguardava l’utilizzo di 1750 metri quadrati di capannoni da attrezzare con un pacchetto di risorse residue che come destinazione non avevano quella di costruire i muri, ma appunto di foraggiare attività». Nel 2009 il Pin propone di costruire, negli spazio più grandi (altrimenti inutilizzabili) del Creaf, una galleria del vento per test aerodinamici. «Il progetto c’era – afferma Banchelli – e ci avrebbe portato collaborazione a livello nazionale perché di strutture di quel tipo ce ne sono davvero poche».

Non basta. «Avevamo presentato il progetto per realizzare, sempre negli spazi del centro, un canale artificiale di 60 metri di lunghezza, per sperimentare gli effetti delle onde. Un progetto particolarissimo, di livello europeo, visto che strutture del genere ne esistono solo in Danimarca e Germania e se fosse stata realizzata, a Prato». Terzo progetto “chiavi in mano”: «Quello di un laboratorio ambientale, di servizio anche alle imprese del territorio, mi riferisco, per esempio alle ex Asm – prosegue Banchelli – che avrebbe occupato almeno una ventina di ricercatori e per il quale due gruppi dell’Università di Firenze che cercavano casa e la cercano ancora, sarebbero stato disponibili a traslocare in via Galcianese». E invece niente, tutto sfumato. «Ci dissero – conclude il direttore del Pin – che mancavano le risorse per completare gli interventi edilizi necessari per aprire il centro. È evidente – conclude – che se ora si vuole riallacciare e un dialogo, ma noi ancora non abbiamo sentito nessuno, c’è bisogno almeno della garanzia di un po’di concretezza».

Solitario Nesti, direttore Tecnotessile, ha cominciato a presentare progetti sul Creaf nel lontano 2004 e ha finito sei mesi fa, era Biffoni. «E abbiamo perso – dice – davvero tanto tempo. Ogni volta che si trovava un accordo su qualcosa, si ricominciava da capo. Eravamo disponibili a trasferire tutti i nostri laboratori da via del Gelso, dove siano ora, in via Galcianese. Abbiamo presentato tre progetti, abbiamo investito tempo e idee e abbiamo anche chiesto, almeno, di non spendere di più di quanto stiamo pagando per la sede attuale. È stata lunga, ma alla fine un accordo lo avremmo anche trovato. Poi è finito tutto». «Non servivano i muri – prosegue Nesti – servivano idee che invece non c’erano. Per questo non posso che essere d’accordo con l’ex presidente di Confindustria Andrea Cavicchi quando dice che un centro di ricerca come quello di cui si parla, abbozzato anche in maniera piuttosto confusa, a Prato non serve. Bisogna fare cose serie – conclude – cercare contenuti, progetti utili alle imprese, avere le idee chiare, solo in quel caso noi potremmo ancora starci».

Il BuzziLab, diretto da Giuseppe Bartolini, l’invito di credere nel centro di ricerca di via Galcianese, l’ha declinato subito. «Creaf? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Esordisce così il direttore del laboratorio nato all’interno dell’istituto e spiega perché quella sinergia era impossibile fin dall’inizio. «È vero che noi facciamo ricerca e non solo sul tessile – dice – ma è altrettanto vero che abbiamo come primo obiettivo quello di far crescere le attività interne alla scuola per cui un divorzio sarebbe impossibile».

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Non è il solo motivo, però. «Ai diversi presidenti della Provincia che si sono succeduti negli anni e che mi prospettavano il trasloco – continua Bartolini – ho fatto presente che secondo il mio punto di vista un centro di ricerca può reggere solo in due condizioni: se nasce vicino a un’università importante così da poter contare su operazioni di spin-off e se nel raggio di 50 chilometri c’è una multinazionale che serva da motore propulsivo. E noi a Prato non abbiamo nessuna delle due».

Idee chiare anche sulla possibile che il Creaf rinasca dalle proprie ceneri: «C’è una domanda che chi pensa di riaprire il Creaf dovrebbe farsi – ragiona Bartolini – esiste un privato disposto a entrare nel centro e compartecipare alle spese? Se quel privato non si trova qualche dubbio deve venire. Questo per dire che mi sembra un’operazione piuttosto pericolosa. Mi chiedo perché, quando ancora si poteva, non si siano accolti, nel Creaf, i dipartimenti dell’Università di Firenze di meccanica e ingegneria».

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