Sicurezza
Marito e moglie si contendono un'eredità milionaria
Lui preleva dal conto cointestato, lei non ci sta e il giudice le dà ragione ordinando al coniuge di restituire oltre due milioni di euro. Ma ci sono altre cause in corso
PRATO. Da anni moglie e marito, ora separati, si contendono un’eredità milionaria, frutto dell’attività imprenditoriale del padre di lei, Mauro Ponzecchi, scomparso nel 2003. In ballo ci sono contanti, immobili e terreni. E c’è una prima sentenza, depositata dal giudice Angela Fedelino all’inizio dell’anno, che dà ragione alla moglie, Gianna Ponzecchi, e torto al marito, Stefano Conti, condannato a restituire oltre due milioni di euro.
Ma è solo un pezzetto di una storia iniziata quasi sette anni fa e ben lontana dal vedere la fine.
In sostanza la moglie accusa il marito di essersi appropriato di soldi e immobili non suoi, lui invece ribatte che ha preso soltanto quello che legalmente poteva, cioè la metà di quello che c’era su un conto cointestato a firma disgiunta. Da questo braccio di ferro sono nate diverse cause civili e penali, una delle quali è stata discussa lunedì 20 giugno davanti al gip Cataudella. È l’opposizione a un decreto di archiviazione presentata dall’avvocato Alberto Rocca per conto di Gianna Ponzecchi nella causa che vede indagata l’ex suocera con l’ipotesi di autoriciclaggio (cioè aver ricevuto dal figlio soldi che poi, secondo l’ex nuora, sarebbero spariti). Il giudice ha ascoltato le parti (per il marito l’avvocato Raffaella Pastore) e poi si è riservato una decisione.
La storia, come detto, inizia nel 2003 con la morte di Mauro Ponzecchi, che lascia alle due figlie un cospicuo patrimonio. Gianna Ponzecchi all’epoca è sposata con Conti e, secondo l’avvocato del marito, deposita tutto su un conto cointestato a firma disgiunta. Con una parte dei soldi dell’eredità Stefano e Gianna acquistano anche una cartoleria a Santa Lucia e il marito smette di fare l’autotrasportatore. I coniugi vanno d’amore e d’accordo fino al 2010, quando il rapporto si incrina e divergono anche le versioni. Secondo la moglie, il marito preleva oltre un milione di euro dal conto corrente senza chiedere il permesso e se ne va. Secondo il marito, invece, è la moglie che l’ha messo alla porta e non c’era nessun permesso da chiedere, perché il conto era cointestato e la firma era disgiunta. La tesi della moglie, accolta dal giudice nella causa civile, è che sebbene il conto fosse cointestato, il marito non poteva disporre delle somma lasciate in eredità da Mauro Ponzecchi alla figlia Gianna. Tra gli oggetti del contendere c’è anche una villa a Castiglioncello, alcune abitazioni in via Cavour e altre in via dello Sprone.
Subito dopo la separazione di fatto, piovono carte bollate e iniziano procedimenti penali e civili nei confronti del marito, per alcuni dei quali la Procura ha già chiesto e ottenuto l’archiviazione. La prima sentenza civile però è sfavorevole al marito. Il giudice Angela Fedelino l’ha trattenuta in decisione nel dicembre 2013 e l’ha depositata nel gennaio 2017, dando ragione alla moglie. Altri procedimenti penali sono ancora aperti. In uno di questi Stefano Conti è accusato di aver sottratto beni al sequestro e la sentenza è attesa a luglio. Per altri due la Procura ha chiesto l’archiviazione, in questo caso si parla di riciclaggio e autoriciclaggio. Gianna Ponzecchi sostiene che una parte dei soldi prelevati dal conto sono stati trasformati in lingotti d’oro, ma l’ex marito nega con forza.
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