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Faggi: «Assegnati alloggi temporanei dopo lo sgombero»
PRATO. «Se davvero la mia famiglia ha tutti questi soldi, perché la Finanza non me li sequestra?» diceva Alessandro Ahmetovic quando venne a trovarci in redazione un pomeriggio di ottobre del 2008....
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PRATO. «Se davvero la mia famiglia ha tutti questi soldi, perché la Finanza non me li sequestra?» diceva Alessandro Ahmetovic quando venne a trovarci in redazione un pomeriggio di ottobre del 2008. Sono passati 9 anni e l’auspicio si è avverato. Alessandro venne a cercare di rettificare quanto era stato scritto il giorno prima, e cioè che lui e la convivente Olvera Ramovic vivevano dal 2002 in una casa popolare del Comune all’angolo tra via Zarini e via Lazzerini, da cui erano stati sfrattati perché la guardia di finanza aveva scoperto che Olvera, ufficialmente nullatenente, aveva versato mezzo milione di euro negli ultimi quattro anni su un conto corrente e su un libretto postale.
«Quei soldi li ho vinti al SuperEnalotto» provò a giustificarsi Ahmetovic, tentando di convincerci che aveva avuto fortuna al gioco e alle scommesse sulle partite. E che nel frattempo li aveva spesi tutti. Una giustificazione che non impedì al Comune di sfrattarlo, com’era già accaduto nel 2000, quando Ahmetovic fu allontanato dal campo di viale Marconi perché anziché mandare i figli a scuola li usava per l’accattonaggio.
Quanto a Djula Ahmetovic, la matriarca, anello di congiunzione tra le famiglie Ahmetovic e Halilovic, al Comune risulta che sia in qualche modo seguita dai servizi sociali fin dal 1977: quarant’anni di esistenza precaria ma sempre ben al centro delle complesse dinamiche interne delle due famiglie, i cui membri sono stati spesso oggetto delle cronache giudiziarie perché accusati in genere di reati contro il patrimonio. Che evidentemente hanno fruttato bene. (p.n.)
«Quei soldi li ho vinti al SuperEnalotto» provò a giustificarsi Ahmetovic, tentando di convincerci che aveva avuto fortuna al gioco e alle scommesse sulle partite. E che nel frattempo li aveva spesi tutti. Una giustificazione che non impedì al Comune di sfrattarlo, com’era già accaduto nel 2000, quando Ahmetovic fu allontanato dal campo di viale Marconi perché anziché mandare i figli a scuola li usava per l’accattonaggio.
Quanto a Djula Ahmetovic, la matriarca, anello di congiunzione tra le famiglie Ahmetovic e Halilovic, al Comune risulta che sia in qualche modo seguita dai servizi sociali fin dal 1977: quarant’anni di esistenza precaria ma sempre ben al centro delle complesse dinamiche interne delle due famiglie, i cui membri sono stati spesso oggetto delle cronache giudiziarie perché accusati in genere di reati contro il patrimonio. Che evidentemente hanno fruttato bene. (p.n.)
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