Sicurezza
Ri-acquisto Creaf, i soldi li mette la Regione
Prato, è il sindaco ad annunciare l’intenzione, l’assessore Ciuoffo: «Il vero scandalo sarebbe buttare via l’investimento già fatto». L'idea di un Centro di alta formazione
PRATO. Creaf bis, il ritorno. Il sindaco Matteo Biffoni dalle pagine del quotidiano La Nazione annuncia l’intenzione di ricomprare l’immobile di via Galcianese, uno scatolone mai entrato in funzione che ha ingurgitato negli anni 22 milioni di euro di soldi pubblici, fallito pochi mesi fa, e sul quale sono puntati gli occhi della procura della Repubblica (indagine per bancarotta fraudolenta), del tribunale civile per la procedura fallimentare e della Corte dei conti chiamata ad accertare se sperpero c’è stato di denaro dei cittadini.
Ricomprarlo perché? Spiega Biffoni: per farci un centro di ricerca e alta formazione per le industrie pratesi. E’ uno scherzo? Nemmeno per idea. Perché l’operazione annunciata dal primo cittadino è più complessa di quel che appare, non è recente (nasce già qualche settimana fa) e non a Prato ma a Firenze. Sarà la Regione, infatti, se il ri-acquisto di Creaf da incubo si trasformerà in realtà, a metterci i soldi. Quanti? «Potremmo fare un’offerta congrua sulla base dell’ammontare dei crediti privilegiato».
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Stefano Ciuoffo, assessore regionale alle attività produttive, dal 2004 al 2009 assessore all’urbanistica in Comune a Prato, sta lavorando appunto su questa idea in tandem con il sindaco. «La Regione ha almeno duecento tra laboratori e centri di ricerca - spiega l’assessore regionale - possibile che nella prima città industriale della Toscana uno strumento del genere non serva? Certo, sono stati commessi errori, tanti e accumulati: nel timing, per esempio, aver acquistato l’immobile prima di aver chiare l’idea della funzioni, ma quello più grande - prosegue - è che proprio i soci, tutti pubblici, non hanno dato gli strumenti economici perché il centro decollasse».
L’idea è chiara: evitare di mandare all’asta un immobile, ristrutturato e attrezzato al 90 per cento, per il quale la Regione (soldi Ue) ha investito dieci milioni e che potrebbe finire nella meni degli speculatori per una manciata di euro. «I creditori forti - prosegue Ciuoffo - sono tutti pubblici, ciò che la società deve a privati è nell’ordine di qualche centinaio di migliaia di euro (300.000 ndr), cifra che verrà superata dal costo del fallimento (500.000 euro).
Il vero scandalo sarebbe buttare al vento i soldi pubblici già spesi».Così la Regione, sullo scatolone di via Galcianese, è intenzionata a metterne altri, offrendo al curatore una cifra pari al valore dell’immobile - tra i 6 e gli 8 milioni - in una procedura, consentita per legge, che anticipa l’asta. E siccome la Regione è il creditore privilegiato ma è anche quello disposto ad acquisire l’immobile, nella partita di giro che si sta organizzando, i soldi che effettivamente usciranno dall’ente saranno quelli per Sori (800.000 euro di Imu) per i privati (300.000) e poco altro.
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