Il Tirreno

Prato

Teatro Metastasio: più spettatori e più incassi ma il bilancio è in rosso

di Maria Lardara
Il direttore artistico Franco D'Ippolito
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Il direttore artistico Franco D'Ippolito

Prato, il direttore artistico Franco D’Ippolito, soddisfatto dei risultati. «Conti in sofferenza perché sul 2016 pesano i costi delle stagioni precedenti»

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PRATO. Mentre snocciola i numeri della stagione, alle sue spalle campeggia il manifesto dell’Orestea che Ronconi portò in scena nel 1974 al teatro Fabbricone. Anzi, allo stabilimento tessile Il Fabbricone. Fare teatro in fabbrica, che coraggio. «Ma il rischio culturale è connaturato al nostro Dna», ammette il direttore artistico del Metastasio Franco D’Ippolito. E il rischio insito nella stagione 2016-2017 era quello di presentare un cartellone «coraggioso», per dirla con D’Ippolito, con tanti titoli di drammaturgia nuova. Scommessa vinta: nell’ultimo anno la media degli incassi è aumentata del 20% e il numero delle presenze complessive è cresciuto del 12,2%. Il merito? «Quando una squadra vince è di tutti – sottolinea D’Ippolito - e ancor prima del pubblico, il nostro padrone». Il bilancio è di 151 alzate di sipario nei quattro spazi (Metastasio, Fabbricone, Fabbrichino e Magnolfi), per un totale di 22mila spettatori.

Meno omaggi. Segno più per la media degli spettatori paganti: +0,7% al Metastasio, +16,6% al Fabbricone, +99% al Fabbrichino e un -12,6% al Magnolfi (per rilanciare questo la Fondazione sta lavorando a una programmazione speciale). Chi va a teatro, insomma, mette sempre più mano al portafoglio: gli ingressi omaggio sono diminuiti (-26,9% al Metastasio, -17% al Fabbricone, -8,7% al Fabbrichino e -44,9% al Magnolfi). «Questo significa una maggiore eticità del rapporto con il pubblico, di fronte a una scelta che ci vede unici in Toscana con una politica dei prezzi molto accessibile», fa notare il direttore artistico.

Pubblico giovane. Sono gli abbonati a fare la parte del leone, soprattutto al Metastasio dove rappresentano il 63,7% degli spettatori. Ma oltre il 90% dei non abbonati è entrato a teatro con ticket ridotti mentre il 25% è composto da spettatori U. 25.

I piu’ visti. Se per i ragazzi è andato forte “La casa del Panda” con 1772 spettatori, gli appassionati del Met Jazz hanno apprezzato il concerto “Francesco Cafiso 6tet e Camerata strumentale”, mentre al Met la palma dello spettacolo più visto va a “Natale in casa Cupiello” con 1541 spettatori. Record di incassi in assoluto per “Il sole e gli sguardi” al Fabbricone (11541 euro a fronte di 1411 spettatori) mentre il protagonista della stagione del Fabbrichino è stato Oscar de Summa con la “Trilogia della Provincia” e la “Cerimonia”.

Orario anticipato. È piaciuta al pubblico la formula dell’ingresso anticipato alle 19.30 nello spettacolo di sabato, tanto che sarà replicata anche nella prossima stagione: la maggioranza degli spettatori ha risposto positivamente alla novità esprimendosi un apposito questionario.

Ombre sul bilancio. Un buco di 226mila euro con una perdita dell’esercizio sul bilancio 2016. Il grosso di quel deficit (196mila euro), secondo la direzione del Met, è da imputare alla scelta contabile di far pesare sull’esercizio 2016 i costi di produzioni risalenti al 2014 e al 2015. «Una scelta legittima ma abbastanza “tafazziana” dal punto di vista della gestione corrente – obietta D’Ippolito - Meglio pensare a progetti che trovino una copertura finanziaria anno per anno». Ai costi delle produzioni si sono aggiunti 30mila euro per la stabilizzazione del personale. Una nota stonata è anche l’apporto dei privati, sempre più scarso. «Purtroppo - osserva D’Ippolito - il nostro tessuto produttivo non riconosce nella cultura uno strumento di sviluppo».


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