Gioco
Sparito il taxi per i disabili: "Così la sera non posso più uscire"
La storia di Consuelo Calamia che è rimasta a piedi dopo il mancato rinnovo della convenzione da parte del Comune. L'assessore: "Abbiamo riscontrato un uso scorretto dei tagliandi"
PRATO. Quel mezzo le serviva per andare a trovare le amiche da una certa ora in poi, partecipare alle riunioni serali dell’associazione di cui fa parte o, più semplicemente, per uscire da casa. Era l’ora di libertà che la faceva sentire uguale alle sue coetanee, senza barriere per spostarsi. Era un taxi “speciale”, dotato di pedana per far entrare le carrozzine. Perché Consuelo Calamia è una ragazza speciale. La sua tetraparesi spastica non le ha mai impedito di coltivare una vita sociale e, fino a poco tempo fa, di lavorare anche in uffici pubblici come So.Ri e l’assessorato alla Pubblica istruzione. Quando Consuelo è in compagnia le si illuminano gli occhi. È uno scambio e arricchimento reciproco che le viene precluso da quando il servizio taxi agevolato per le persone disabili non funziona più.
L’aveva voluto l’ex assessora alle pari opportunità Rita Pieri in collaborazione con la cooperativa dei tassisti pratesi, fino allo stop nel 2016. «Perché? Ci permetteva di uscire senza vincoli di orario con un piccolo contributo dato che il Comune copriva il resto della spesa». Ciononostante, Consuelo non è certo una che se ne sta rintanata nelle quattro mura della sua casa di Mezzana: la logica assistenziale non le appartiene. Fortuna che gli autobus della Cap siano attrezzati con le pedane di salita per le carrozzine. Ma da una certa ora in poi, si sa, le corse s’interrompono. Se Consuelo volesse andare in centro per gustare un gelato o una pizza le toccherebbe rinunciare.
«Non sono una passiva, spesso ho una persona che mi segue e mi aiuta negli spostamenti in autobus oppure a piedi. Ma questo è possibile solo di giorno». In città esiste il servizio dell’Apici, «un ottimo servizio» per Consuelo perché è l’unico che si occupa di tempo libero ma «hanno un solo pulmino attrezzato a più posti ed è difficile combinare gli orari». Invece con il servizio taxi agevolato, le persone disabili potevano avere uno sconto sulla tariffa ordinaria della corsa di 5 euro dalle 6 alle 22 e di 7 euro dalle 22 alle 6 (anche nei giorni festivi): all’utente spettava solo un piccolo contributo di 5-6 euro. Un progetto molto apprezzato dalla giovane donna, un buono strumento per sperimentare politiche di cittadinanza attiva uscendo dalla logica della pura assistenza.
Da dieci anni Consuelo fa volontariato nelle file del Movimento per la Vita ma purtroppo la sua presenza alle riunioni serali si è sempre più diradata per via della difficoltà a spostarsi in quella fascia oraria. Oltretutto, servirebbe una vettura attrezzata per far salire la ragazza direttamente con la carrozzina. Com’era appunto il taxi per disabili convenzionato col Comune, l’unico in città. Ma il mezzo specificamente adibito al trasporto dei diversamente abili è in riparazione e a maggior ragione, in mancanza della convenzione, non è detto che il taxista possa farlo risistemare. E quindi il taxi resta fuori uso, anche se un disabile volesse usufruirne al di fuori dell’accordo tra Comune e tassisti, ovvero con soldi di tasca propria. «Sono disposta a pagare quel servizio, non lo voglio certo gratis - ammette Consuelo - Ma vorrei stimolare una riflessione in chi ci amministra: dobbiamo tutti i giorni scontrarci con una realtà che ci ricorda che siamo disabili. Occorre cambiare la mentalità: le barriere architettoniche nascono quando non esiste la possibilità di spostarsi e vivere una vita normale».
La replica dell'assessore. Il taxi per i disabili? Un servizio sottoutilizzato e spesso gestito in modo improprio da chi ne faceva richiesta. «Da un nostro monitoraggio è risultato che venissero utilizzati più tagliandi per pagare interamente una corsa in taxi e non una parte – è la replica dell’assessora alle pari opportunità Mariagrazia Ciambellotti a chi le chiede perché sia stato sospeso quel servizio – In ogni caso, nel 2015 solo 12 disabili hanno utilizzato il taxi». In pratica, il Comune distribuiva un blocchetto a persona con cinque buoni sconto da 5 euro da utilizzare per ogni corsa singola. C’è anche un altro oggettivo fattore di complicazione, il più importante che ha convinto l’amministrazione a non rinnovare più la convenzione con la cooperativa tassisti pratesi nel 2016: il servizio costava alle tasche dell’ente 3mila euro all’anno. «In base alla normativa occorrerebbe richiedere la compartecipazione alla spesa da parte dell’utente secondo l’Isee. A questo proposito, insieme al tavolo per una città accessibile stiamo lavorando con l’obiettivo di stimolare la mobilità. Dal tavolo, del resto, non sono mai emerse specifiche richieste per riprendere il taxi per i disabili». Quest’ultimo era stato pensato per permettere gli spostamenti soprattutto nella fascia serale quando non funzionano più i mezzi pubblici o il trasporto sociale delle associazioni di volontariato. «È stata un’esperienza positiva e come cooperativa dei tassisti pratesi saremmo ben lieti di riprenderla – commenta il presidente Archimede Cannone – perché permetteva ai disabili di muoversi in libertà e senza limiti di orario».
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