Il Tirreno

Prato

Chiudono due aziende, in 34 restano senza lavoro 

Chiudono due aziende, in 34 restano senza lavoro 

Il lanificio del Gruppo Gf ha concluso coi sindacati l’accordo relativo  alle spettanze per gli ex dipendenti per arretrati e il Tfr

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PRATO. Altro che ripresa: l’onda lunga della crisi del tessile non s’arresta e ingrossa la black list dei lavoratori licenziati in questi anni. Cessano l’attività un lanificio e una filatura, due realtà aziendali distinte ma collegate fra loro: complessivamente, 34 posti di lavoro che vanno in fumo con l’unico salvagente previsto nell’era del Jobs Act, ovvero la Naspi. Per l’esattezza, gli esuberi dichiarati sono 24 (15 operai, 8 impiegati e un apprendista) al Gruppo GF, storico lanificio con sede al Macrolotto 2, e 10 alla filatura collegata GFactor di via Toscana specializzata nella produzione di filato cardato.
Per il lanificio la procedura di mobilità era stata aperta il 3 aprile scorso con conseguente comunicazione ai sindacati (Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil) che, nell’ultimo mese e mezzo, si sono adoperati per raggiungere un accordo con la parte datoriale, secondo la disciplina del licenziamento collettivo per le realtà sopra i 15 dipendenti. Pezzi di filiera che muoiono: il cuore pulsante dell’attività produttiva gestita dalla famiglia Giraldi e Fiaschi era dato dalla tessitura. L’addio al distretto del Gruppo GF viene motivato dall’azienda come una decisione dovuta all’aumento dei costi di produzione (in primis personale) e alla riduzione di fatturato. Queste, almeno, le motivazioni illustrate ai sindacati mentre ieri abbiamo provato inutilmente a rintracciare telefonicamente la proprietà. Intanto mercoledì scorso è stato firmato l’accordo sindacale che permette ai 24 lavoratori di recuperare tutte le spettanze loro dovute per un totale di 250mila euro tra tredicesima, stipendi di marzo, aprile, maggio, indennità di mancato preavviso e in qualche caso diversi giorni di ferie non godute, che l’azienda in liquidazione dovrà saldare ai suoi ex dipendenti. «A fronte di una procedura complessa abbiamo cercato di tutelare il più possibile i lavoratori», sottolinea Qamil Zeinati della Uiltec-Uil. L’accordo, in particolare, prevede la rateizzazione di tutti gli arretrati e il pagamento posticipato del Tfr. «Avevamo la necessità di mettere in sicurezza i lavoratori per evitare che perdessero una parte del salario», aggiunge il sindacalista Adolfo Martino che ha condotto la trattativa per la Filctem-Cgil e sta seguendo anche i dipendenti della filatura collegata cessata un mese fa. «Trattandosi di una realtà con meno di 15 dipendenti qui non si è reso necessario un accordo sindacale», spiega il rappresentante della Filctem-Cgil. Diversamente per il Gruppo GF sono intervenuti i sindacati con un accordo che ha messo nero su bianco le basilari garanzie. «Il rischio era che i lavoratori perdessero tutto: alcuni hanno dato le dimissioni per giusta causa», puntualizza Luciano Sacchetti della Femca-Cisl. Dal 1° gennaio scorso, com’è noto, sono state abolite le liste di mobilità e l’indennità è sostituita dalla Naspi, l’unico ombrello che servirà a riparate per i prossimi mesi i dipendenti del Gruppo GF e della filatura GFactor. Prosegue dunque l’emorragia di posti di lavoro nel tessile. «Stiamo assistendo a diverse cessazioni dei rapporti di lavoro sotto le cinque unità», sottolineano Filctem e Uiltec. Soglia che non fa scattare l’obbligo di comunicazione ai sindacati (solo all’ispettorato del lavoro). E le produzioni contoterzi sono quelle che soffrono di più.
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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