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lutto
Morta Georgia, badante in molte famiglie pratesi
PRATO. Ha suscitato una forte commozione in molte famiglie pratesi la morte di Georgia, una badante romena di 57 anni. Georgia, colpita da un male incurabile, avrebbe voluto morire a Prato dove ha...
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PRATO. Ha suscitato una forte commozione in molte famiglie pratesi la morte di Georgia, una badante romena di 57 anni. Georgia, colpita da un male incurabile, avrebbe voluto morire a Prato dove ha lavorato per 30 anni ma i familiari hanno preferito riportarla in patria dove è deceduta dopo tre giorni.
Georgia aveva accudito per 15 anni anziane non più autosufficienti della media borghesia pratese. Georgia era forte, nonostante le terapie non aveva mai di lottare contro il male. Era arrivata dalla Romania come tante altre donne non più giovani, alla ricerca di un lavoro per mandare a casa i soldi aiutando così a crescere i figli della sorella. Georgia era sposata con un operaio ma non aveva avuto figli. Dapprima aveva vissuto nella casa dell’anziana che accudiva, ma poi con una collega aveva decisi di cercare un bilocale, per sentirsi a casa, almeno nel fine settimana. E qui si ritrovava con le amiche per ricordare insieme il passato giovanile nella loro cittadina, ma anche per immaginare il ritorno a casa dai mariti, dai figli, dai nipoti. E intanto ogni mese inviava i soldi a casa contenta. Georgia amava il suo lavoro, amava i suoi anziani. Che non l’hanno voluta dimenticare quando ha cominciato a stare troppo male per continuare a lavorare. Ora era lei stessa dover essere assistita. Prima l’operazione a Bologna, poi il ritorno senza speranza di guarigione nel bilocale di viale Galilei. Intanto il suo destino era venuto a conoscenza dei pratesi che avevano apprezzato il suo lavoro. Telefonavano per avere notizie. Georgia avrebbe voluto morire a Prato: non accettava l’idea di tornare a casa sconfitta dalla malattia. Le spese per il viaggio di ritorno sono state sostenute da una famiglia pratese che le era molto affezionata. (r. t.)
Georgia aveva accudito per 15 anni anziane non più autosufficienti della media borghesia pratese. Georgia era forte, nonostante le terapie non aveva mai di lottare contro il male. Era arrivata dalla Romania come tante altre donne non più giovani, alla ricerca di un lavoro per mandare a casa i soldi aiutando così a crescere i figli della sorella. Georgia era sposata con un operaio ma non aveva avuto figli. Dapprima aveva vissuto nella casa dell’anziana che accudiva, ma poi con una collega aveva decisi di cercare un bilocale, per sentirsi a casa, almeno nel fine settimana. E qui si ritrovava con le amiche per ricordare insieme il passato giovanile nella loro cittadina, ma anche per immaginare il ritorno a casa dai mariti, dai figli, dai nipoti. E intanto ogni mese inviava i soldi a casa contenta. Georgia amava il suo lavoro, amava i suoi anziani. Che non l’hanno voluta dimenticare quando ha cominciato a stare troppo male per continuare a lavorare. Ora era lei stessa dover essere assistita. Prima l’operazione a Bologna, poi il ritorno senza speranza di guarigione nel bilocale di viale Galilei. Intanto il suo destino era venuto a conoscenza dei pratesi che avevano apprezzato il suo lavoro. Telefonavano per avere notizie. Georgia avrebbe voluto morire a Prato: non accettava l’idea di tornare a casa sconfitta dalla malattia. Le spese per il viaggio di ritorno sono state sostenute da una famiglia pratese che le era molto affezionata. (r. t.)
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