Il Tirreno

Prato

Le buste paga sono più basse che a Caserta 

Le buste paga sono più basse che a Caserta 

Prato al 72º posto in Italia per gli stipendi ma disoccupazione e “neet” sono sotto la media

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PRATO. Una discesa consistente del reddito medio mensile in busta paga, un gender gap (differenza fra occupati uomini e donne) a metà strada della classifica italiana, ma un gap occupazionale ridotto, con un dato fra i migliori della regione. Prato si sveglia stranamente con più lavoro nel 2016 ma anche più impoverita, come emerge dai dati dell'Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. Dati eloquenti racchiusi in un lungo documento che mettono in luce una città e una provincia che sicuramente non si trovano nei posti finali e più preoccupanti del mondo del lavoro italiano, ma neppure nei posti felici in alto. C'è molto da fare, sembra, per rialzare i valori e l'equità dei redditi nella nostra provincia.
Se la prima città italiana per reddito medio mensile netto e stabilità lavorativa è Bolzano (1.476 euro), Prato si attesta al 73* posto con un reddito mensile medio di 1.243 euro il che significa che una parte potrebbe prendere 1.800 euro al mese ed un'altra appena 600. Prima di Prato, al 72* posto viene Massa Carrara. Ma addirittura Caserta, città campana, ha un reddito medio mensile migliore della nostra provincia, sfatando quindi miti e allegorie sul sud Italia. Per dirla con parole famose, pare davvero che “la spinta propulsiva” del benessere pratese sia una chimera rispetto ai decenni scorsi.
Lavoro, quo vadis? La provincia italiana con il tasso di disoccupazione più alto è Crotone con il 28,4 %, quella con il meno rotondo ancora una volta Bolzano, con il 3,7 %, praticamente quasi inesistente se si considera la mobilità da una ad un'altra azienda o ad un altro lavoro. Prato ha un tasso di disoccupazione nel 2016 (valutato sul lavoro dipendente) del 7,9% con una diminuzione dell'1,1% rispetto al 2015. In questo caso Prato si attesta in una posizione migliore di Firenze, che ha una disoccupazione all'8% con un aumento dello 0,3%. La provincia pratese uguale ad un altro distretto tessile, quello di Biella che registra anch'esso una disoccupazione al 7,9%. Nell'analisi incrociata dei numeri, emergono anche le sorprese; prendendo a riferimento una città del sud Italia come Caserta, resta di difficile traduzione il fatto che questa abbia un 21% di disoccupazione ma una media del reddito mensile più alta di Prato e provincia. Il che significa che o a Caserta gli stipendi sono particolarmente alti o che a Prato la forbice, dei redditi anche nel lavoro dipendente, sia sempre più ampia, tanto da ribassare la quota media.
La disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) in Italia, seppur sceso, resta altissimo al 37,8%. Un dato allarmante. Prato scende di circa 8 punti dal dato medio nazionale e registra una performance non delle peggiori in Toscana; la disoccupazione giovanile si attesta al 29,9%. Solo Pisa, Grosseto e Livorno sono le città e province con dati migliori (27,5 , 28,1 e 28,7%), mentre Firenze tocca il 31,2%, Arezzo va oltre il 34%, Pistoia il 39,1% (più alto della media nazionale), idem Lucca al 39,2%. L'introduzione al mondo del lavoro per i giovani resta, quindi, difficile se non passando da contratti atipici e a basso reddito. A confronto il dato di Bolzano dove la disoccupazione giovanile è all'8,8%, ma dove anche la spinta al sovvenzionamento pubblico e all'assistenza formativa non sono assolutamente paragonabili ad altre parti d'Italia.
La mancata partecipazione al lavoro. Si tratta di un'analisi che spesso viene trascurata. La mancata partecipazione al lavoro riguarda tutte quelle persone che pur essendo inattive nella ricerca di una occupazione sarebbero disponibili ad accettare immediatamente un lavoro, Non sono quindi i cosiddetti “Neet”. Prato, in questo caso, dimostra un dato positivo, ossia che una buona fascia di persone inoccupate, pur non essendo attivissime nella ricerca di un posto, sarebbero disponibili da un momento all'altro ad accettarne uno, In questo caso, Prato registra un tasso del 13, 9% quando Bolzano, la situazione migliore, ne ha uno del 4,8%, mentre Reggio Calabria ha il 46,2%. La mancata partecipazione al lavoro si potrebbe riassumere nell'attesa dell'assistenzialismo pubblico.
Il mondo dei Neet. Nell'universo di coloro che fra i 15 e i 64 anni non cercano lavoro, né studiano, né stanno in formazione, i cosiddetti Neet (not engaged in education, employment or training) Prato non rileva dati pesanti. Anzi. Si inserisce nella fascia dei luoghi diciamo virtuosi, e Prato registra un 16,8% di persone che non hanno alcuna intenzione di cercare occupazione, né di studiare o formarsi all'occasione di nuovi lavori. Un dato positivo, se si pensa che zone ben più facoltose del distretto tessile, come Bergamo, Monza, Parma e Genova hanno dati peggiori, Ma anche qui, per capire il mondo Neet c'è da comprendere se tale inattività alla ricerca del lavoro e della formazione provenga da una base di rendita familiare alta che permette una sorta di vita in “stand by”, in attesa. Quel che più emerge nel dato di Prato, è invece, qualcosa di particolare.
Alessandro Formichella

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