Gioco
«Sono il più ambizioso della mia famiglia» Il piccolo Sampei ha preso il nome di Fo
Si racconta come una specie di Sampei, un ragazzino pescatore, il titolare della “Borse & Borse”, che del ragazzino a conservato la faccia e forse anche la sfrontatezza. «Io sono il più ambizioso in...
2 MINUTI DI LETTURA
Si racconta come una specie di Sampei, un ragazzino pescatore, il titolare della “Borse & Borse”, che del ragazzino a conservato la faccia e forse anche la sfrontatezza. «Io sono il più ambizioso in famiglia» dice di sé. Fino a 14 anni, prima di venire in Italia, Fu Fanghui (nella foto) ha vissuto a Fulin, un paesino di campagna vicino a Wenzhou. «Qui ho trovato un mio compaesano e gli ho raccontato che pescavo con la mosca, non ci credeva». Del pescatore ha certamente la pazienza e l’ostinazione. A 15 anni è andato via da casa e ha cominciato a lavorare in uno di quei posti che ora ogni tanto vengono chiusi dalla Squadra interforze. «Non sapevo una parola di italiano, ho preso un dizionario e ho trovato un fondo di 160 metri quadri, dormivo in fabbrica e per ripararmi dal freddo usavo un cartone». E se il maestro di Sampei era Gyoshin Ayukawa, quello di Fu Fanghui si chiama Orazio Loiacono, quello che gli ha insegnato a tagliare la pelle. È stato lui a dargli il nome con cui si fa chiamare ora, cioè Fo. «Mi disse che Fu in Italia porta male, è come essere morto. E siccome era un ammiratore di quel vostro attore che si chiama Dario Fo, allora fu scelto il nome Fo».
Il padre di Fanghui ha lavorato come pellettiere alla Giupel di Xu Qiulin, poi si è messo in proprio, nonostante il vecchio datore di lavoro abbia provato a riprenderlo con sé. All’inizio la famiglia di Fanghui aveva un’azienda con sei dipendenti a Poggio a Caiano, poi Fu ha fatto il grande salto a Campi ma non ha lasciato Poggio, dove vive ancora con la moglie e i tre figli in una casa «di 72 metri quadri».
«Mentre soffrivo il freddo in fabbrica - racconta Fanghui - mi dicevo “Quando avrò una fabbrica mia, la prima cosa sarà il climatizzatore”. Tornando da scuola avevo fame. È per questo che ora nella mensa della “Borse & Borse” i figli mangiano prima dei genitori...».
Insomma, Fu Fanghui (o se preferite Fo) si presenta come uno che si è fatto sa sé e che non vuole nemmeno apparire come il padrone della baracca. In fabbrica arriva in jeans e maglietta. «Prima di venire da voi ero giù a cucire - racconta - e quando sono a cucire sono uno di loro, uno dei miei operai. Poi certo quando salgo in ufficio pretendo rispetto». Che, insieme a dignità e soddisfazione è una delle sue tre parole d’ordine. Di lui certamente sentiremo ancora parlare. (p.n.)
Il padre di Fanghui ha lavorato come pellettiere alla Giupel di Xu Qiulin, poi si è messo in proprio, nonostante il vecchio datore di lavoro abbia provato a riprenderlo con sé. All’inizio la famiglia di Fanghui aveva un’azienda con sei dipendenti a Poggio a Caiano, poi Fu ha fatto il grande salto a Campi ma non ha lasciato Poggio, dove vive ancora con la moglie e i tre figli in una casa «di 72 metri quadri».
«Mentre soffrivo il freddo in fabbrica - racconta Fanghui - mi dicevo “Quando avrò una fabbrica mia, la prima cosa sarà il climatizzatore”. Tornando da scuola avevo fame. È per questo che ora nella mensa della “Borse & Borse” i figli mangiano prima dei genitori...».
Insomma, Fu Fanghui (o se preferite Fo) si presenta come uno che si è fatto sa sé e che non vuole nemmeno apparire come il padrone della baracca. In fabbrica arriva in jeans e maglietta. «Prima di venire da voi ero giù a cucire - racconta - e quando sono a cucire sono uno di loro, uno dei miei operai. Poi certo quando salgo in ufficio pretendo rispetto». Che, insieme a dignità e soddisfazione è una delle sue tre parole d’ordine. Di lui certamente sentiremo ancora parlare. (p.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
