La protesta
Bilancio, il M5S canta vittoria
«Avevamo ragione a chiedere di non approvarlo, colpa di un assessore che non è competente»
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PRATO. Noi l’avevamo detto, dicono in coro Silvia La Vita, Gabriele Capasso e Mariangela Verdolini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, sventolando la delibera della Corte dei Conti dell’11 aprile che bacchetta il bilancio approvato a fine 2014 dalla giunta Biffoni.
Nella sala della giunta che quel bilancio ha partorito, i tre consiglieri girano il coltello nella piaga e ribadiscono, nonostante l’assessore Monia Faltoni la pensi diversamente, che all’appello mancano 30 milioni di euro.
«È scritto nero su bianco nella delibera – spiega La Vita – e non so che cosa si inventeranno per trovarli. Noi già nel 2014 chiedemmo alla giunta di non approvare il bilancio dopo il parere negativo dei sindaci revisori e non ci stettero a sentire, ci dissero che non c’erano problemi. Bene, ora la Corte dei Conti ci dà ragione».
La consigliera del M5S aggiunge un particolare di non poco conto, che però non si legge a chiare lettere nella complicata delibera della Corte dei Conti. E cioè che il disavanzo che il Comune vorrebbe “spalmare” in 28 anni accantonando poco più di un milione all’anno, andrebbe invece colmato in tre anni. Nella delibera c’è in effetti un passaggio nel quale si definisce “grave irregolarità contabile” l’aver scelto di rinviare ai successivi 28 anni il finanziamento del disavanzo, ma poi si rimanda a una serie di norme per addetti ai lavori.
Silvia La Vita la butta anche sul personale: «Monia Faltoni, assessore al Bilancio, è un avvocato e di conti non se ne intende. Servono assessori tecnici, non scelti in base alle amicizie o al partito. Per il resto è il solito giochetto. Hanno messo in bilancio il provento di multe che si sapeva non si sarebbe riusciti a incassare. E un’altra cosa grave è che non hanno informato correttamente il consiglio comunale (anche se i grillini ammettono che una mail è stata inviata intorno al 20 aprile, ndr)».
Il consigliere Capasso annuncia che a fine mese si riuniranno le commissioni Controllo e garanzia e Bilancio per fare il punto della situazione.
«Ci chiediamo come faranno a mettere una pezza visto che le tasse sono già al massimo – dice Capasso – Noi da tempo chiediamo correttivi per recuperare l’evasione. Di fatto Prato è l’unico tra i Comuni “sperimentatori” (un nuovo metodo di redigere il bilancio introdotto nel 2012, ndr) che ha fatto questa porcata. Gli altri hanno interpretato bene le norme».
«Hanno bocciato la nostra mozione in cui chiedevamo di tagliare i premi ai dirigenti – aggiunge Mariangela Verdolini – e hanno fatto male perché se uno non fa bene il proprio lavoro non deve essere premiato».
I consiglieri Movimento 5 Stelle sparano a zero sul Partito democratico, ma alla fine ammettono che il disavanzo di bilancio, da quanto si capisce dalla delibera della Corte dei Conti, è frutto di irregolarità che sono state contestate anche nel 2012 e nel 2013, quando a governare era la giunta Cenni.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nella sala della giunta che quel bilancio ha partorito, i tre consiglieri girano il coltello nella piaga e ribadiscono, nonostante l’assessore Monia Faltoni la pensi diversamente, che all’appello mancano 30 milioni di euro.
«È scritto nero su bianco nella delibera – spiega La Vita – e non so che cosa si inventeranno per trovarli. Noi già nel 2014 chiedemmo alla giunta di non approvare il bilancio dopo il parere negativo dei sindaci revisori e non ci stettero a sentire, ci dissero che non c’erano problemi. Bene, ora la Corte dei Conti ci dà ragione».
La consigliera del M5S aggiunge un particolare di non poco conto, che però non si legge a chiare lettere nella complicata delibera della Corte dei Conti. E cioè che il disavanzo che il Comune vorrebbe “spalmare” in 28 anni accantonando poco più di un milione all’anno, andrebbe invece colmato in tre anni. Nella delibera c’è in effetti un passaggio nel quale si definisce “grave irregolarità contabile” l’aver scelto di rinviare ai successivi 28 anni il finanziamento del disavanzo, ma poi si rimanda a una serie di norme per addetti ai lavori.
Silvia La Vita la butta anche sul personale: «Monia Faltoni, assessore al Bilancio, è un avvocato e di conti non se ne intende. Servono assessori tecnici, non scelti in base alle amicizie o al partito. Per il resto è il solito giochetto. Hanno messo in bilancio il provento di multe che si sapeva non si sarebbe riusciti a incassare. E un’altra cosa grave è che non hanno informato correttamente il consiglio comunale (anche se i grillini ammettono che una mail è stata inviata intorno al 20 aprile, ndr)».
Il consigliere Capasso annuncia che a fine mese si riuniranno le commissioni Controllo e garanzia e Bilancio per fare il punto della situazione.
«Ci chiediamo come faranno a mettere una pezza visto che le tasse sono già al massimo – dice Capasso – Noi da tempo chiediamo correttivi per recuperare l’evasione. Di fatto Prato è l’unico tra i Comuni “sperimentatori” (un nuovo metodo di redigere il bilancio introdotto nel 2012, ndr) che ha fatto questa porcata. Gli altri hanno interpretato bene le norme».
«Hanno bocciato la nostra mozione in cui chiedevamo di tagliare i premi ai dirigenti – aggiunge Mariangela Verdolini – e hanno fatto male perché se uno non fa bene il proprio lavoro non deve essere premiato».
I consiglieri Movimento 5 Stelle sparano a zero sul Partito democratico, ma alla fine ammettono che il disavanzo di bilancio, da quanto si capisce dalla delibera della Corte dei Conti, è frutto di irregolarità che sono state contestate anche nel 2012 e nel 2013, quando a governare era la giunta Cenni.
Paolo Nencioni
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