La protesta
«Cinture o cancelletti salvano la vita»
La tragedia del muletto ribaltato a Vaiano: parla la responsabile della Prevenzione e sicurezza di Lucca
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PRATO. Ormai li vendono tutti con le cinture in sicurezza in dotazione. E in effetti, il muletto che ha schiacciato l’operaio Fabrizio Boccini alla filatura “Interfil” di Vaiano, la cintura di sicurezza ce l’aveva. Se l’avesse indossata, probabilmente si sarebbe fermato nell’abitacolo del carrello senza ribaltarsi e finire schiacciato. Erano decenni che il distretto pratese non assisteva a una “morte bianca” in fabbrica provocata da un muletto, uno di quei mezzi solo apparentemente innocui che girano tra i capannoni e i magazzini per movimentare merci. Gli esperti in materia di sicurezza le chiamano “trappole del topo”, macchine infernali che conducono alla morte. Questione di pochi attimi: il carrellista perde l’equilibrio. sta per ribaltarsi. Nella sua testa s’accende una lampadina che lo porta a uscire subito uscire dal mezzo. Ma rimane intrappolato, schiacciato contro il pavimento: difficile mantenere i nervi saldi in queste circostanze. È la fine che ha fatto Boccini, impegnato nella pericolosa manovra di sollevare un altro muletto che si era rovesciato. Dovrebbe essere una buona regola aziendale l’utilizzo delle cinture della sicurezza per tutti gli operatori. Bloccano il carrellista, lo fanno desistere dall’impulso di saltare in caso di ribaltamento. E lo salvano. «Quello delle cinture di sicurezza è un dispositivo che viene spesso eluso, per questo la soluzione migliore è dotare il carrello di sportelli e cancelletti», spiega Maria Grazia Roselli, responsabile dell’unità funzionale di prevenzione e sicurezza dell’Asl lucchese. Lucca, non a caso. Nel distretto cartario, a cavallo del nuovo millennio. gli infortuni mortali per ribaltamento dei carrelli elevatori divennero una piaga da combattere. Tra il 1998 e il 2002 si verificarono quattro infortuni mortali, di cui ben tre per schiacciamento del conducente che si era ribaltato. Come accaduto a Vaiano, sabato scorso. Nella filiera cartaria, del resto, l’utilizzo del muletto rappresenta una costante. Scesero in campo Usl, vigili del fuoco, direzione provinciale del lavoro con il coinvolgimento successivo della Confindustria locale per stilare un piano specifico sulla movimentazione meccanica. Il risultato? «Nella zona di Lucca oggi è sempre più raro vedere carrelli privi di cabine o cancelletti laterali atti a proteggere l’operatore in movimento, impedendo che questi venga sbalzato fuori per trattenerlo nell’abitacolo. Gli incidenti capitano sì – sottolinea la dirigente dell’Asl – ma semmai causano infortuni di minore entità come contusioni o escoriazioni». Segno che si è diffusa un’adeguata cultura della prevenzione grazie all’azione congiunta di tutti gli enti preposti. Se l’esperienza lucchese potrebbe essere replicata altrove, da Prato non mancano esempi virtuosi di investimenti sulla sicurezza. I tecnici della “Pieragnoli”, un’azienda che commercializza da anni carrelli elevatori, hanno progettato a fine 2016 il “Salvavita”, un sistema di trattenuta per il mulettista in movimento. Una coppia di questi cancelletti “made in Prato” è in funzione all’aeroporto di Fiumicino per i mezzi di Alitalia, i primi a dotarsene. Il problema è che in Italia non esiste una normativa che impone l’obbligo di questi sistemi di sicurezza, solo una generica direttiva europea del 2002. A fare la differenza sono la sensibilità e l’attenzione del datore di lavoro.
Maria Lardara
Maria Lardara
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