Toscana
Ventotto pachistani denunciati per falsità ideologica
Avrebbero tutti dichiarato falsamente in questura di risiedere in alcuni appartamenti nella zona sud di Prato per ottenere il permesso di soggiorno. Ora rischiano di essere espulsi
PRATO. Il personale dell’Ufficio immigrazione della questura di Prato, diretto dal vice questore aggiunto Stefania Pierazzi, al termine di un'attività di controllo amministrativo e investigativo, ha denunciato all’Autorità giudiziaria ventotto cittadini stranieri provenienti per lo più dal Pakistan, colpevoli di aver prodotto false attestazioni e documentazione contraffatta allo scopo di ottenere il rilascio dei titoli di soggiorno. In particolare, la Squadra investigativa del locale Ufficio Immigrazione, che esamina e verifica la documentazione allegata alle istanze di permesso di soggiorno, ha accertato che alle domande di rilascio dei permessi per protezione internazionale venivano allegate dichiarazione di ospitalità dalle quali risultavano indicati sempre quattro appartamenti, che si trovano nella zona sud di Prato, che di fatto avrebbero quindi alloggiato quasi tutti i richiedenti asilo dell’intera provincia.
Svolti gli opportuni accertamenti, effettuati mediante sopralluoghi, ascoltando testimoni e facendo verifiche documentali, gli investigatori della Questura hanno accertato quindi la falsità ideologica delle citate dichiarazioni di ospitalità e, in diversi casi, anche le false dichiarazioni a pubblici ufficiali rese da alcuni stranieri circa la loro identità personale. Gli indagati dovranno rispondere di falsità ideologica commessa dal privato, nonché di aver dichiarato al Pubblico Ufficiale una diversa identità, rispetto a quella già rilevata all’atto dell’ingresso in Italia, nonché per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
Questi reati saranno oggetto di valutazione da parte della Commissione territoriale per i richiedenti asilo politico, che dovrà decidere se riconoscere o meno l’asilo in Italia agli stranieri cosi denunciati. Sono in corso ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria finalizzati a meglio identificare gli organizzatori della rete che sottenderebbe il sistema su descritto e che cerca di speculare sul fenomeno dei “richiedenti asilo politico”.
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