Sicurezza
Plastica da Prato a Hong Kong Il doppio interesse dei trafficanti
I cinesi cercano materie prime a basso costo, gli italiani vogliono evitare i costi di smaltimento Ecco perché negli anni centinaia di container pieni di rifiuti sono stati spediti in Estremo Oriente
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PRATO. Ci sarebbe un doppio interesse all’origine dell’enorme traffico di rifiuti plastici da Prato alla Cina, rifiuti che poi non è escluso che tornino sotto forma di giocattoli: l’interesse dei cinesi ad acquistare materie prime a basso costo e l’interesse degli italiani a smaltire i rifiuti senza sostenere i costi di smaltimento. Questa l’ipotesi dei carabinieri forestali che hanno condotto per conto del sostituto procuratore Angela Pietroiusti della Direzione distrettuale antimafia l’inchiesta che, come anticipato alla fine di marzo, vede indagate 98 persone e 61 società (con sede a Prato, Montemurlo, in Veneto e in Campania).
Una tesi radicalmente contestata dagli avvocati difensori, secondo i quali agli indagati vengono contestate solo irregolarità formali, cioè la mancanza di alcune licenze per l’esportazione di plastica verso la Cina e indumenti usati verso la Tunisia. In questo caso, a differenza di precedenti inchieste, non viene contestata la mancata igienizzazione degli indumenti o di altri rifiuti. E molte delle società coinvolte sono attive nel settore da tempo.
L’affare invece, secondo i carabinieri, consisterebbe nel prendere le materie plastiche che in Italia vanno smaltite e venderle in Cina con la classificazione di “Mps” (materia prima seconda, ovvero “non rifiuto”), così per l’italiano c’è il guadagno della vendita (e non l’onere dello smaltimento), per il cinese c’è l’acquisto della materia plastica che viene riutilizzata come nuova, ma pagata ovviamente molto meno di una materia prima.
Le accuse ipotizzate sono associazione per delinquere di tipo “transnazionale” dedita alla commissione di più delitti di attività organizzate per il traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti plastici.
Le responsabilità del “traffico” sembrano chiare, tutti da osservare sono i contorni della vicenda. Bao Zhengwu (alias Massimo), indagato come promotore dell’associazione a delinquere, è il cinese che, secondo gli inquirenti, operando a Prato, intratteneva i rapporti con Benson Chang, collegato alla società “Shanghai Juzu Corporation development co. ltd” che riceveva le spedizioni a Hong Kong. Si parla di centinaia di spedizioni, con una media di un paio a settimana. Lo spedizioniere era la “Arcobaleno srl” di proprietà di un altro indagato, Alberto Gherardini (proprietà fittizia, per gli inquirenti che hanno condotto una recente operazione), con sede legale a Bibbiena (Arezzo), sede operativa a Pratovecchio (Arezzo) e magazzino a Prato. Quest’ultimo era di proprietà della società “New Trade” , appartenente ai fratelli Franco e Nicola Cozzolino, anche loro indagati nell’indagine della Dda di Firenze.
Il loro cognome rimanda a Ciro Cozzolino, ucciso nel 1999 in quello che viene ricordato come il primo omicidio di camorra in Toscana. Anche Ciro Cozzolino era attivo proprio nel settore degli stracci. Centinaia di container pieni di rifiuti plastici sono partiti dal 2009 al 2013 da diversi porti italiani con le navi e dentro alcuni container. I porti principali erano Livorno, Genova e Venezia, ma anche La Spezia. Per ogni porto, la “Arcobaleno Srl” stipulava contratti con società locali che, solo successivamente, si occupavano della mera spedizione verso il porto di Hong Kong. Di fatto per anni le dogane italiane hanno fatto partire i container, salvo poi contestare a posteriori la mancanza delle licenze.
Bao Zhengwu si è sempre avvalso della stretta collaborazione del campano Luigi Giugliano (anche lui indagato) per reperire il materiale da spedire in Cina. Le recenti indagini hanno permesso di collegare l’attività di esportazione in Cina a società che vedono la collaborazione di cittadini cinesi, gravitanti su Prato, e soggetti campani. Anche grazie alla collaborazione di Alessandro Maltinti, commercialista pratese con studio in via Rimini, pure lui indagato dalla Dda di Firenze, Luigi Giugliano e Sabato Manzo avrebbero costituito decine di società con sedi in diverse città e prestanome, utilizzate di volta in volta per le diverse spedizioni verso la Cina. Coinvolti nel traffico transnazionale sono anche gli Ascione, famiglia oggetto di diverse indagini della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Vincenzo e Ciro Ascione sono padre e figlio, originari di Ercolano operano da tanto tempo a Prato e ora sono indagati per traffico transnazionale. Vincenzo Ascione è stato inoltre condannato in primo grado per l’omicidio di Ciro Cozzolino e poi assolto in appello ma di fatto è latitante a Tunisi dopo una recente condanna per usura ed estorsione.
Una tesi radicalmente contestata dagli avvocati difensori, secondo i quali agli indagati vengono contestate solo irregolarità formali, cioè la mancanza di alcune licenze per l’esportazione di plastica verso la Cina e indumenti usati verso la Tunisia. In questo caso, a differenza di precedenti inchieste, non viene contestata la mancata igienizzazione degli indumenti o di altri rifiuti. E molte delle società coinvolte sono attive nel settore da tempo.
L’affare invece, secondo i carabinieri, consisterebbe nel prendere le materie plastiche che in Italia vanno smaltite e venderle in Cina con la classificazione di “Mps” (materia prima seconda, ovvero “non rifiuto”), così per l’italiano c’è il guadagno della vendita (e non l’onere dello smaltimento), per il cinese c’è l’acquisto della materia plastica che viene riutilizzata come nuova, ma pagata ovviamente molto meno di una materia prima.
Le accuse ipotizzate sono associazione per delinquere di tipo “transnazionale” dedita alla commissione di più delitti di attività organizzate per il traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti plastici.
Le responsabilità del “traffico” sembrano chiare, tutti da osservare sono i contorni della vicenda. Bao Zhengwu (alias Massimo), indagato come promotore dell’associazione a delinquere, è il cinese che, secondo gli inquirenti, operando a Prato, intratteneva i rapporti con Benson Chang, collegato alla società “Shanghai Juzu Corporation development co. ltd” che riceveva le spedizioni a Hong Kong. Si parla di centinaia di spedizioni, con una media di un paio a settimana. Lo spedizioniere era la “Arcobaleno srl” di proprietà di un altro indagato, Alberto Gherardini (proprietà fittizia, per gli inquirenti che hanno condotto una recente operazione), con sede legale a Bibbiena (Arezzo), sede operativa a Pratovecchio (Arezzo) e magazzino a Prato. Quest’ultimo era di proprietà della società “New Trade” , appartenente ai fratelli Franco e Nicola Cozzolino, anche loro indagati nell’indagine della Dda di Firenze.
Il loro cognome rimanda a Ciro Cozzolino, ucciso nel 1999 in quello che viene ricordato come il primo omicidio di camorra in Toscana. Anche Ciro Cozzolino era attivo proprio nel settore degli stracci. Centinaia di container pieni di rifiuti plastici sono partiti dal 2009 al 2013 da diversi porti italiani con le navi e dentro alcuni container. I porti principali erano Livorno, Genova e Venezia, ma anche La Spezia. Per ogni porto, la “Arcobaleno Srl” stipulava contratti con società locali che, solo successivamente, si occupavano della mera spedizione verso il porto di Hong Kong. Di fatto per anni le dogane italiane hanno fatto partire i container, salvo poi contestare a posteriori la mancanza delle licenze.
Bao Zhengwu si è sempre avvalso della stretta collaborazione del campano Luigi Giugliano (anche lui indagato) per reperire il materiale da spedire in Cina. Le recenti indagini hanno permesso di collegare l’attività di esportazione in Cina a società che vedono la collaborazione di cittadini cinesi, gravitanti su Prato, e soggetti campani. Anche grazie alla collaborazione di Alessandro Maltinti, commercialista pratese con studio in via Rimini, pure lui indagato dalla Dda di Firenze, Luigi Giugliano e Sabato Manzo avrebbero costituito decine di società con sedi in diverse città e prestanome, utilizzate di volta in volta per le diverse spedizioni verso la Cina. Coinvolti nel traffico transnazionale sono anche gli Ascione, famiglia oggetto di diverse indagini della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Vincenzo e Ciro Ascione sono padre e figlio, originari di Ercolano operano da tanto tempo a Prato e ora sono indagati per traffico transnazionale. Vincenzo Ascione è stato inoltre condannato in primo grado per l’omicidio di Ciro Cozzolino e poi assolto in appello ma di fatto è latitante a Tunisi dopo una recente condanna per usura ed estorsione.
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